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Le pillole del farmacista

Febbraio 2018
AIDS. LA FASE DI INFEZIONE PRIMARIA ACUTA

Articolo tratto da FarmacistaOnLine.it

La prima fase della patologia in esame è in genere definita "infezione primaria acuta " (in inglese “Primary HIV Infection”) e ha inizio a tre-sei settimane dal compimento del comportamento a rischio che ha determinato il contagio. Mentre in molti casi tale periodo è vissuto dal paziente in modo del tutto silente, tanto che costui è spesso ignaro di aver contratto il virus, in altri soggetti (circa la metà) si manifestano una serie di sintomi, dall’intensità assai variabile. Questi, però, fanno pensare normalmente più a una sindrome influenzale, al morbillo (anche perché a volte si formano delle eruzioni cutanee che lo ricordano) o, tutt’al più, a una mononucleosi (la quale pure attacca il sistema immunitario), piuttosto che a un problema di natura ben più preoccupante. I sintomi tipici di questa fase, infatti, sono un rialzo febbrile, mal di testa, diarrea, dimagrimento, herpes zoster, lesioni e piaghe alla bocca, spossatezza, nonché infiammazioni alle prime vie aeree e ai linfonodi, i quali, di regola, appaiono tumefatti. A questi disturbi, in alcuni pazienti, si aggiungono delle patologie virali (per invasione da parte dei c.d. “micro-organismi opportunisti”), dovute principalmente all’abbassamento delle difese immunitarie, determinato, a sua volta, dalla distruzione dei leucociti CD4 positivi. Nel periodo di infezione primaria acuta, nonostante la viremia sia elevata e il numero di proteine “p24” risulti quasi sempre molto superiore alla norma, è raro che sia già possibile riscontrare nel sangue gli specifici anticorpi anti-HIV.

IL C.D. “PERIODO FINESTRA”

Dopo circa un paio di mesi l’organismo inizia a sviluppare gli anticorpi, anche se, in oltre la metà dei casi, è possibile rilevare la presenza di anticorpi (mediante analisi del sangue mirate) a distanza di ben sei mesi dal contagio. Si sente comunemente parlare, in proposito, di “periodo finestra”: ci si riferisce a qui mesi in cui, pur senza sapere con certezza il proprio stato di sieropositività, si è in grado di trasmettere il virus, tramite uno dei comportamenti a rischio che vedremo a breve. Essere sieropositivi, del resto, significa avere nel sangue gli anticorpi anti-HIV, a prescindere dalla presenza o meno di specifici segnali esterni. 
 
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