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Le pillole del farmacista

Giugno 2018
Epatite

Articolo tratto da La Salute in Pillole

L’epatite è una patologia infiammatoria del fegato, quindi di competenza del gastroenterologo, che può essere determinata da una molteplicità di virus, i quali, seppur accomunati da alcune sintomatologie caratteristiche, si distinguono per le modalità di trasmissione, di manifestazione e di gravità. La prima distinzione che va compiuta è quella tra le infezioni “acute” e le infezioni “croniche”. Le prime colpiscono generalmente in modo sintomatico in un dato periodo della vita e tendono a sparire; le seconde possono anche essere silenti, ossia prive di forme esteriori, ma permangono comunque per lunghi periodi, anche per tutta la vita, con il rischio continuo di sviluppare all’improvviso forme acute della malattia. Un’altra distinzione fondamentale da effettuare è quella che contrappone i virus epatici “in senso proprio” a quelli c.d. “minori” o “secondari”. Come esamineremo a breve in modo più analitico, i primi sono quelli in grado di causare in modo immediato l’epatite e sono classificati, a loro volta, in cinque categorie principali: l’epatite A (anche detta HAV), l’epatite B (anche detta HBV), l’epatite C (anche detta HCV), l’epatite D o Delta (anche detta HDV) e l’epatite (anche detta HEV). A questi tipi di virus epatici, una parte della medicina ne aggiunge altri, la cui effettiva efficacia determinante rispetto alla malattia di cui trattasi, tuttavia, non è stata ancora dimostrata a pieno: si tratta del virus G (patologia identificata nel 1995 che assomiglia sotto qualche aspetto all’epatite C), del virus TT e, di scoperta ancora più recente, del c.d. “SEN virus”. E’ da precisare, inoltre, che in una percentuale compresa fra il 10% e il 20% non è possibile rintracciare quale sia l’agente patogeno che ha cagionato la patologia. Per quanto riguarda, invece, i virus epatici c.d. “minori”, essi sono così definiti perché l’infezione che colpisce il fegato è solo una delle tipiche manifestazioni o complicazioni che possono verificarsi come conseguenza di un’altra malattia di base. In proposito, basti pensare alla mononucleosi (anche nota come “piccola leucemia”, per il brusco abbassamento delle difese immunitarie e l’infezione alle ghiandole linfatiche), all’infezione da herpes simplex, alla cytomegalovirosi, nonché, anche se con una frequenza minore, al virus di Epsteun-Barr e a quello denominato “Coxsackie”. Nonostante i sintomi e le modalità di trasmissione siano differenti a seconda dell’agente patogeno interessato, è da rilevare una serie di fattori che accomunano tutti i tipi di epatite, i quali, appunto, giustificano l’utilizzo dell’espressione “epatite” per ognuno di essi. Innanzitutto, nel paziente affetto dalla malattia in esame, la pelle e le sclere (zona bianca dell’occhio) tendono ad assumere una colorazione giallastra: trattasi dell’ittero, manifestazione che è determinata da un consistente accrescimento dei livelli ematici di una sostanza prodotta a livello epatico: la bilirubina. Altro elemento presente nel sangue che aumenta notevolmente (fino a dieci volte rispetto al livello fisiologico) sono le transaminasi, degli enzimi elaborati, tra gli altri organi, anche dal fegato. Il colore delle urine, poi, si intensifica rispetto al normale color paglierino (giallo chiaro). Salvo quanto si dirà in merito a ciascuna delle varie forme di epatite in senso proprio, solitamente sono sintomi che vengono avvertiti un senso di malessere generale, fiacca, facile affaticamento, frequenti emicranie, nausea e leggeri dolori addominali diffusi. Non di rado, poi, il paziente accusa mal di gola, raffreddore e un rialzo febbrile non troppo elevato: tutti sintomi facilmente confondibili con quelli di una classica influenza stagionale. E’ proprio per questo che spesso non è facile diagnosticare tempestivamente l’epatite. E’ bene, tuttavia, effettuare degli esami specifici al fegato (specie la gastroscopia) ogni qual volta una o più delle manifestazioni appena viste dovessero conseguire a un comportamento a rischio, come, ad esempio, il contatto con soggetti potenzialmente infetti (ad esempio nelle zone povere del mondo), i rapporti sessuali non protetti, la stretta vicinanza con feci (specie di neonati o bambini in tenera età), le trasfusioni o l’assunzione di frutti di mare crudi, soprattutto in aree dove sono scadenti le condizioni igienico-sanitarie. Salvo quanto si dirà per i singoli tipi di epatite, specialmente in merito alle vaccinazioni (ove esistenti), per le persone colpite da epatite è opportuno il riposo, una dieta equilibrata e povera di grassi e proteine, nonché l’assunzione, al bisogno, di antipiretici o analgesici che allevino i sintomi.
 
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