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18 aprile 2005
Firenze. Il Congresso Mondiale sulla Celiachia

E' in arrivo la pillola per sconfiggere la malattia. Il punto della situazione su tanti argomenti di discussione

Pane e pasta, molto presto, non saranno piu' off-limits per i milioni di malati di celiachia in tutto il mondo. E' ormai vicino, infatti, il traguardo di una pillola da assumere prima dei pasti e che permette di bloccare l'effetto tossico del glutine, consentendo cosi' a questi pazienti di alimentarsi in modo normale. L'annuncio, frutto di una ricerca italiana, e' stato dato in occasione del Congresso mondiale sulla celiachia in corso a Firenze. Una svolta fondamentale per il miglioramento della qualita' di vita di questi pazienti, quella della pillola anti-celiachia, che deriva da uno studio condotto negli Usa dall'equipe di Alessio Fasano, Direttore del Mucosal Biology Research Centre all'Universita' del Maryland, e recentemente pubblicato sulla rivista internazionale 'Proceedings of National Academy of Science'. Brevi anche i tempi previsti: i test sull'uomo inizieranno infatti nel 2006 e la pillola, annunciano gli esperti, potrebbe dunque vedere la luce entro un anno. Ma come funzionera' la 'pasticca anti-celiachia'? La chiave e' nella scoperta di una proteina in grado di bloccare la tossicita' del glutine impedendo il suo ingresso nella parete intestinale. I ricercatori italiani hanno infatti dimostrato l'effettiva capacita' di alcune molecole di bloccare l'aumento di permeabilita' intestinale, indotta dal glutine, in animali da laboratorio, aprendo cosi' le porte alla sperimentazione sull'uomo gia' a partire dal prossimo anno. La celiachia colpisce in Italia circa 55 mila persone ma, in realta', sono oltre mezzo milione gli italiani che non sanno di essere malati. I celiaci sono costretti a una dieta rigorosa, che mette al bando numerosi alimenti: dalla pasta al pane ai biscotti, ma anche le salse e tutto cio' che puo' essere 'contaminato' con la farina, come ad esempio la frittura. I sintomi della malattia (vomito, diarrea, perdita di peso) nascondono difetti di malassorbimento intestinale degli alimenti e provocano di conseguenza gravi complicanze: dall'osteoporosi agli aborti spontanei al temuto linfoma intestinale. I futuri trial clinici sull'uomo si basano su studi relativi alla zonulina, la proteina che regola l'apertura dei 'cancelli' dell'intestino. La zonulina, ha spiegato Fasano, ''e' una specie di chiave che apre le porte tra una cellula e l'altra della parete intestinale. L'intestino e' infatti coperto da un singolo strato di cellule, che formano una barriera formidabile contro gli attacchi esterni, ma i celiaci perdono questa caratteristica proprio perche' producono troppa zonulina. Ed e' per questo - prosegue l'esperto - che 'invasori' come il glutine entrano nell'organismo''. Poiche' non esistono modelli animali di celiachia, ha aggiunto il ricercatore, ''l'azione della zonulina e la perdita della barriera intestinale sono state studiate su ratti diabetici, dato che ci sono caratteristiche simili di reazione immunitaria in entrambe la malattie''. L'ipotesi confermata dallo studio, ha spiegato Fasano, ''e' che l'aumentata permeabilita' intestinale, causata dalla zonulina, permette il passaggio di sostanze dall'ambiente, che inducono il processo autoimmunitario. Abbiamo cosi' trattato ratti diabetici con l'inibitore della zonulina, una proteina sintetizzata in laboratorio, prima della perdita della funzione di barriera. Gli animali trattati - ha proseguito - non solo hanno mantenuta inalterata la barriera intestinale, ma non hanno prodotto neppure gli autoanticorpi che scatenano la reazione immunitaria''. Da qui l'idea di una pillola per i celiaci, contenente un inibitore della zonulina da assumere prima di pasti a base di farine pericolose, in modo da evitare il contatto tra la zonulina stessa e le cellule intestinali. In questo modo, ha sottolineato il ricercatore, si impedisce il passaggio di glutine nel corpo, la successiva reazione immunitaria e quindi il danno alla mucosa intestinale: ''E' come mettere della ceralacca sulla toppa di una serratura: la molecola non puo' attivare le cellule''. Ma il grande vantaggio, ha concluso Fasano, ''e' che l'azione dell'inibitore e' momentanea, per cui tutto torna nelle condizioni di partenza una volta passato l'effetto''.
Il latte materno fa bene, anche contro la celiachia. Proseguire infatti l'allattamento pure dopo lo svezzamento e l'introduzione del glutine nell'alimentazione del neonato, diminuisce del 40% il rischio di celiachia. A dimostrarlo uno studio svedese condotto su 600 bambini ed i cui risultati sono stati presentati in occasione del Congresso mondiale sulla celiachia in corso a Firenze. I risultati dello studio, pubblicato sulla rivista 'American journal of clinical nutrition', confermano dunque, ancora una volta, il valore dell'allattamento al seno anche nella prevenzione di patologie specifiche. Nel caso della celiachia, infatti, il latte materno, utilizzato dopo l'introduzione del glutine, diminuisce il rischio di sviluppare tale patologia nei neonati proteggendo i bambini pure nelle fasi successive dell'infanzia. Il consiglio alle mamme, quindi, e' quello di prolungare l'allattamento il piu' a lungo possibile per gli effetti benefici che questo determina nei piccoli. Ed anche in Italia, sulla scorta dello studio svedese, e' stata avviata una ricerca - promossa dall'Universita' di Ancona e da un network di 30 centri, in collaborazione con l'Associazione Italiana Celiachia (AIC) - con l'obiettivo di valutare se la dieta dei bambini influisca sul 'rischio celiachia'. Obiettivo delo studio, piu' precisamente, e' quello di valutare gli effetti del prolungamento dell'allattamento nei neonati familiari di celiaci. A distanza di qualche anno sara' cosi' possibile verificare chi ha sviluppato o meno la celiachia, al fine di scegliere il miglior comportamento alimentare per i piu' piccini. ''L'obiettivo del nostro studio, avviato a settembre su un campione di 130 bambini anche se altri se ne stanno aggiungendo - ha precisato Carlo Catassi, co-presidente del Congresso mondiale di celiachia e docente di Pediatria all'Universita' di Ancona - e' vedere se il modello alimentare infantile puo' influenzare il rischio di contrarre la patologia: l'ipotesi di base e' che prolungando l'allattamento al seno e posticipando a 12 mesi l'introduzione del glutine si possa dimostrare una diminuzione dell'incidenza della celiachia''. Catassi ha quindi sottolineato come le ''piccole quantita' di glutine possibilmente presenti nel latte materno sembrano essere un valido aiut lo svezzamento contemporaneo all'allattamento risente infatti positivamente dei benefici del latte materno e delle sostanze in esso contenute, che danno tolleranza immunologica. Cio' significa - ha proseguito - che il neonato e' protetto dalla mamma e il suo organismo non scatena una risposta autoimmunitaria''. Dunque, ''posticipare lo svezzamento e accompagnarlo all'allattamento - ha concluso l'esperto - potrebbe rappresentare una soluzione alla comparsa della celiachia nei bambini con familiarita' alla malattia''. Sono 500.000 gli italiani colpiti dalla celiachia, ma solo 55.000 sono i casi diagnosticati. Questo significa che nove malati su dieci non sanno di esserlo. Per questo, l'Associazione Italiana Celiachia (AIC) e i massimi esperti internazionali, riuniti a Firenze per il Congresso mondiale sulla celiachia, chiedono una maggiore attenzione verso questa patologia sottolineando come siano ancora troppo poche e tardive le diagnosi in Italia. Benche' il numero dei celiaci diagnosticati cresca ogni anno del 10%, denunciano infatti l'Aic, le diagnosi nel nostro Paese continuano ad avere un'incidenza bassa, pari soltanto ad 1 caso su 10. Ma le stime di screening effettuati, sottolineano gli esperti, confermano un aumento della patologia: un caso ogni 100-150 abitanti. ''La celiachia - ha rilevato il presidente Aic Adriano Pucci - e' come in iceberg: appena 55.000 diagnosi certe a fronte di oltre mezzo milione di italiani che non sanno di essere malati. Questa patologia colpisce quindi un italiano su cento, ma il rapporto tra casi noti e non identificati e' di 1 a 10. Moltissimi sono pertanto - ha aggiunto l'esperto - i celiaci che continuano ad assumere glutine esponendosi a gravissimi rischi e complicanze''. Secondo Pucci, due sono le principali cause della mancata diagnosi: la scarsa conoscenza della malattia e la difficolta' a riconoscere i soggetti a rischio dovuta alla possibile assenza di sintomi. Ma come si caratterizza la vita di un celiaco? La celiachia, ha spiegato il gastroenterologo dell'Universita' di Firenze Antonio Calabro', ''e' una intolleranza permanente al glutine, proteina contenuta nel frumento, nell'orzo, nella segale e in altri cereali. In soggetti geneticamente predisposti, l'ingestione di tali sostanze determina la comparsa di alterazioni della mucosa intestinale, con conseguente deficit di assorbimento dei nutrienti''. I sintomi associati possono essere vari, oppure mancare totalmente. Si distinguono cosi' forme 'classiche', tipiche nei bambini e caratterizzate da perdita di peso, vomito, diarrea e arresto dell'accrescimento, e forme 'atipiche', piu' frequenti negli adulti, il cui sintomo piu' comune, soprattutto nelle donne, e' rappresentato da stanchezza cronica, anemia e osteoporosi. L'esordio della malattia puo' avvenire in ogni eta', anche oltre i 60 anni. In attesa che la pillola anti-celiachia, ed eventualmente il vaccino, aprano nuove prospettive per un trattamento alternativo della malattia, ''l'unico rimedio - ha concluso Calabro' - e' una dieta rigorosa che metta al bando i cereali 'vietati', come frumento, segale, orzo, farro, spelta e kamut, e gli alimenti preparati con essi: dagli insaccati ai formaggi, dalle salse ai dolci''. E' un menu con tante limitazioni quello che i celiaci sono costretti a rispettare, con una lunga lista di 'cibi no'. Ma e' anche un menu che, richiedendo cibi particolari, risulta molto piu' costos secondo alcune stime emerse al Congresso mondiale di celiachia in corso a Firenze, i celiaci spendono, infatti, circa 2.000 euro in piu' l'anno rispetto ai non celiaci. Oggi, grazie alle inziative dell'Associazione italiana celiaci (Aic), esistono ristoranti e gelaterie 'su misura' dove e' possibile consumare cibi senza glutine. Questa la lista dei cibi 'si' e no' sulla tavola dei celiaci: - I CIBI SI': tutti i tipi di carne, pesce, uova, miele e zucchero, burro, maionese, prosciutto crudo, latte, yogurt, formaggi freschi e stagionati, verdure, legumi, patate, frutta anche secca. - I CIBI OFF-LIMITS: tutti gli insaccati eccetto prosciutto crudo, fritture e alimenti impanati, pasticcini, torte, cioccolato, biscotti, formaggi, salse, cereali (come frumento, segale, orzo, farro, spelta e kamut). - OCCHIO ANCHE ALLE BEVANDE: rigorosamente vietati birra, whisky, vodka, gin, e tutte le bevande contenenti malto, orzo, segale. E' invece possibile consumare succhi di frutta, bevande gassate, te, vino, caffe', bevande alcoliche in genere (tranne le eccezioni vietate). - RISTORANTI E GELATERIE AD HOC: l'Associazione Italiana Celiachia ha lanciato il 'Progetto Ristorazione', ovvero una catena di esercizi informati sulla celiachia e sulle modalita' di preparazione delle pietanze, per evitare rischi di contaminazione e che offrano, quindi, menu idonei al consumo da parte dei celiaci. L'Aic ha anche promosso il progetto 'Gelaterie Informate'. Obiettiv creare una catena di gelaterie che conoscano le problematiche della malattia e nelle quali sia possibile preparare gelati idonei. Al momento i ristoranti italiani che aderiscono al progetto sono oltre 400, mentre le gelaterie circa 150. La lista dei ristoranti e delle gelaterie e' consultabile sul sito www.celiachia.it. - ANCHE PANE E PASTA 'A PROVA DI GLUTINE': Grazie all'utilizzo di fermenti lattici selezionati capaci di 'digerire' il glutine nel processo di preparazione, e' possibile ottenere pane e pasta ben tollerati dai pazienti celiaci. Lo ha dimostrato uno studio pilota condotto lo scorso anno da un gruppo di ricercatori italiani dell'Universita' di Agraria di Bari e di Napoli in collaborazione con l'Istituto Superiore di Sanita'. Utilizzando lattobacilli nella preparazione del pane, dopo 24 ore di fermentazione si determina infatti la degradazione dei vari componenti della farina, tra cui le frazioni che risultano tossiche per i celiaci. Risultati simili sono stati ottenuti dai ricercatori italiani anche per la pasta. Entrambi gli studi sono in via di pubblicazione su riviste specializzate.
 
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