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19 aprile 2005
Farmaci: in ospedale spesa a 3,5 miliardi nel 2004 con il +10,1% rispetto al 2003

A svelare per la prima volta consistenza e caratteristiche del mercato dei farmaci acquistati direttamente dalle strutture sanitarie pubbliche, è uno studio realizzato dalla filiale italiana di Ims Health, che con la collaborazione della Sifo, ha ana

Per le industrie è apparentemente un affare solo a metà. Costrette, come sono, a vendere per legge i loro farmaci a prezzo almeno dimezzato, ma spesso anche assai meno. E tuttavia, riescono a movimentare un largo giro d'affari, aprendosi poi le porte a successive vendite "regolari" (e più remunerative) attraverso le farmacie. Il mercato di pillole e sciroppi a carico dello Stato ha infatti anche un rovescio della medaglia: l'acquisto (con tanto di distribuzione più o meno in proprio) di farmaci da parte di Asl e ospedali. Un mercato che ha un valore complessivo di tutto rispett 3,55 miliardi nel 2004. Con una crescita (in valori) che è stata del 10,1% rispetto all'anno precedente. Un "mini-boom". Che ha caratteristiche spesso tutte particolari, con le solite differenze tra Nord e Sud d'Italia. A svelare per la prima volta consistenza e caratteristiche del mercato dei farmaci acquistati direttamente dalle strutture sanitarie pubbliche, è uno studio realizzato dalla filiale italiana di Ims Health, il più importante istituto di rilevazione dei consumi farmaceutici mondiali, che con la collaborazione delle farmacie ospedaliere (Sifo), ha analizzato i flussi di spesa registrati dalle singole strutture pubbliche su un panel che a fine anno raggiungerà l'80% dell'intero universo delle aziende sanitarie pubbliche. Un campione di tutto rispetto, insomma.
I dati dello studio - anticipato in esclusiva dal settimanale «Il Sole-24 Ore-Sanità» - non mancano di indicare tutte le peculiarità di questo capitolo troppo a lungo trascurato del mercato dei farmaci a carico dello Stato. Una volta acquistati dagli ospedali, i farmaci si dividono in due "tronconi": una parte (cosiddetta in patient) viene consumata direttamente nelle strutture, perché somministrata ai pazienti ricoverati; la seconda fetta viene invece consumata sul territorio, o perché concessa ai pazienti dimessi dall'ospedale che continuano a ricevere quel dato farmaco direttamente dalla struttura pubblica (out patient), oppure perché distribuita dalle farmacie per conto dell'ospedale (cosiddetta distribuzione diretta). E proprio da questa analisi della spesa prendo lo spunto lo studio di Ims Health. Dei 3,55 miliardi di spesa totale nel 2004, la parte del leone la fanno i consumi in corsia: valgono 2,29 miliardi. La parte restante (1,26 miliardi) approda invece sul territorio. Ed è stata proprio questa seconda fetta a far registrare nel 2004 la crescita più rilevante degli aumenti: +10,1% per unità di dosi e +16,8% di spesa. Più stabili sono stati invece i consumi di farmaci negli ospedali: +6,7% di spesa. Insomma, con la distribuzione diretta out patient e attraverso le farmacie, che in questi ultimi anni in alcune Regioni è cresciuta esponenzialmente, s'è aperto un mercato nuovo di zecca del farmaco pagato dallo Stato a prezzi notevolmente più bassi di quelli garantiti dalla vendita attraverso le farmacie. Un mercato che potrebbe crescere ancora di più nel prossimo futuro, soprattutto dopo il cambio della guardia tra centro-destra e centro-sinistra in seguito alle elezioni del 3-4 aprile. La spesa farmaceutica ospedaliera, d'altra parte, ha fatto segnare aumenti più significativi nelle Regioni già governate dal centro-sinistra, dove l'abolizione del ticket ha reso necessario trovare forme alternative di risparmio. Che per il Sistema sanitario nazionale l'acquisto di farmaci da parte degli ospedali rappresenti un risparmio, lo dimostrano analisi specifiche dello studio. Con la sola eccezione di Liguria, Sardegna e Lazio si dimostra che esiste una marcata relazione inversa tra maggiore spesa diretta attraverso le farmacie e minore spesa attraverso la via ospedaliera. Tra Nord e Sud d'Italia, d'altra parte, esiste più d'una differenza. Nord e Centro Italia sono spesso ben al di sopra della media nazionale. Nel Mezzogiorno (che ha meno posti letto pubblici) gli ospedali spendono complessivamente meno per l'acquisto di farmaci: Campania, Calabria, Basilicata e Sicilia si collocano 30-40 punti al di sotto della media nazionale per quanto riguarda il consumo medio pro capite della spesa farmaceutica ospedaliera. In compenso, però, nel Sud gli ospedali acquistano medicinali più costosi.
 
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