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26 aprile 2005
Sindorome Metabolica e Obesità

Il punto della situazione

Se il nostro orologio interno va male aumenta il rischio obesita' e diabete. E' quanto dimostrato sui topolini da ricercatori della Northwestern University e del Evanston Northwestern Healthcare in un articolo pubblicato sulla rivista Science. Dormire poco, saltare i pasti e poi abbuffarsi di spuntini poco salutari fa spostare l'ago della bilancia a sfavore della nostra silhouette. Le scoperte fatte sui topolini, ha riferito il leader di ricerca Fred Turek, suggeriscono che in questi comportamenti disordinati possa esserci lo zampino di alterazioni degli ingranaggi del nostro orologio biologico. Animali e piante sono dotati di lancette interne che scandiscono i ritmi biologici nel corso della loro vita. Nell'uomo e negli altri mammiferi queste lancette si trovano nell'ipotalamo in una regione chiamata nucleo suprachiasmatico. Al suo interno cellule nervose attivano e spengono con una periodicita' che mantiene precisione assoluta gruppi di geni che nei topolini sono chiamati, appunto, geni orologio. Inoltre questo ingranaggio centrale comunica con altri orologi periferici posizionati in ciascun organo e coordinati tra loro e tutti col nucleo, come i musicisti di un'orchestra si coordinano tra loro e col direttore d'orchestra per ottenere un suono non cacofonico. L'equipe di Turek, che e' un superesperto mondiale di cronobiologia, ha cominciato a nutrire sospetti sull'esistenza di un nesso tra disfunzioni dell'orologio biologico interno e alterazioni metaboliche quando si e' accorta che roditori mutanti in uno o piu' geni orologio usati per i loro esperimenti di cronobiologia erano sempre piu' grassi dei roditori non mutanti. Cosi' i ricercatori hanno osservato i topolini mutanti, 'sfasati' nei loro ritmi sonno veglia e privi dei campanelli che li richiamano ai pasti ad orari regolari, notando che questi tendono a mangiare di piu' dei roditori normali e che sono anche piu' pigri. Attenti esami metabolici inoltre hanno dimostrato che i mutanti soffrono di ipercolesterolemia, iperglicemia, trigliceridi alti ed altre alterazioni che di solito preludono al diabete adulto. La loro sfasatura dovuta agli 'orologi' difettosi, ovvero i geni mutanti, li fa ingrassare al pari di topini geneticamente normali messi all'ingrasso con una dieta ipercalorica. Questa e' la dimostrazione che il nostro orologio interno va ben al di la' del controllo dei ritmi sonno-veglia ma ha un peso enorme nel modulare il metabolismo e quindi prevenire obesita' e altre disfunzioni metaboliche.
Obesita' e la sindrome metabolica, e' un' epidemia da 23 miliardi l'anno. Dall Universita' Cattolica di Roma arriva l appello degli esperti: per ridurre le spese socio-sanitarie occorre prevenire e curare l eccesso di peso L indicazione arriva dal convegno che ha riunito all Universita' Cattolica del Sacro Cuore di Roma i maggiori esperti italiani della sindrome metabolica. Secondo i dati riferiti oggi dal professor Americo Cicchetti, responsabile del Laboratorio di economia sanitaria presso l'istituto di Igiene dell'Universita' Cattolica, in Italia gli obesi sono 4 milioni e si stima che tra il 2 e il 7 per cento della spesa sanitaria totale sia attribuibile direttamente o indirettamente all'obesita', che e' una delle componenti principali della sindrome metabolica. Per quanto riguarda i costi diretti, oggi si spendono per l'assistenza 22,8 miliardi di euro l anno (di cui 11 miliardi a carico del servizio pubblico). Nei soggetti gravemente obesi il consumo di farmaci aumenta fino al 78% rispetto ai soggetti con indice di massa corporea (BMI) nella norma. Negli individui con BMI compreso tra 30 e 35, inoltre, i costi diretti sono superiori del 25% rispetto a una identica popolazione in normopeso. Ma l'eccesso di peso ha conseguenze anche sociali (costi indiretti): un'indagine su 400 soggetti obesi, seguiti nell'arco di sei mesi, ha dimostrato che il 7,2% ha ridotto l'attivita' lavorativa a causa dell'obesita', mentre il 5,5% l'ha addirittura abbandonata. ''E' noto peraltro che esiste una stretta correlazione fra sovrappeso e numero di anni di vita persi ha affermato Cicchetti . Per esempio un maschio obeso di 20 anni (con un BMI >45) rischia di vivere fino a 13 anni in meno, con una riduzione dell aspettativa residua di vita pari al 22% (ipotesi di vita media di 78 anni). Un'importante novita' metodologica per la valutazione delle conseguenze dell obesita' emerge da uno studio prospettico finlandese il Finnish Diabetes Prevention Study del 2001 riguardante una coorte composta da circa 20.000 individui dai 20 ai 92 anni. Prevenire l obesita' e ridurre il numero di pazienti in sovrappeso significherebbe quindi diminuire i casi di sindrome metabolica e lo sviluppo delle patologie ad essa correlate, come la malattia coronarica. Se si pensa che in Italia ogni anno si verificano 500mila casi di infarto o ictus cerebrale e tenuto conto che un infarto costa al SSN 10-15mila euro e un ictus con la successiva riabilitazione 20-25mila euro, si comprende quanto denaro pubblico potrebbe essere risparmiato grazie all'adozione di azioni mirate di prevenzione della sindrome metabolica.
Diete inutili se non passeggi. La minaccia piu' subdola alla linea e alla salute non proviene tanto da quello che mangiamo, quanto dalla nostra sedentarieta'. E' quanto emerge dal volume ''La dieta si fa contando i passi'' del professor Eugenio Del Toma, Primario medico, specialista in Gastroenterologia e Scienza dell'alimentazione , che sara' presentato oggi a Roma. ''Tra le cause dell'obesita', in primo piano, c'e' l'adozione di uno stile di vita sbagliato - spiega il professor Del Toma - l'attivita' muscolare e' diventata un optional e l'educazione alimentare proviene quasi esclusivamente dagli spot pubblicitari. I nostri ragazzi si stanno ammalando di sedentarieta', sei italiani su dieci ne soffrono ''. Secondo una recente indagine UE, il 60 per cento degli italiani esplica un'attivita' fisica insufficiente per la propria salute, mentre e' il 41,6 per cento della popolazione (dati Istat 2003) a non praticare alcuna attivita' fisica. Tali percentuali diventano ancora piu' preoccupanti, se si considera la qualita' della dieta osservata dalla maggior parte della popolazione, a base di grassi saturi, elevate fonti proteiche e dolciumi. Per evitare di praticare uno scorretto regime alimentare e mantenere una buona forma fisica, ecco le cinque regole d'oro del professor Del Toma : NO ALLA VITA SEDENTARIA: piuttosto che affidarsi alle diete fai da te, e' preferibile accompagnare una sana alimentazione con un'equilibrata attivita' fisica. Camminare per 30 minuti al giorno, di buon passo, dovrebbe diventare una buona abitudine per tutti. SI ALLA DIETA MEDITERRANEA: ma riadattandola agli attuali ritmi di vita. Via libera, dunque, a carboidrati, frutta e verdura, purche' se ne rivedano le porzioni. MENO GRASSI E ZUCCHERI: al posto dei grassi saturi, tanto dannosi per la salute, si dovrebbe cercare di privilegiare gli oli crudi. Mentre, per soddisfare la voglia di dolce, sarebbe preferibile utilizzare dolcificanti naturali, come il fruttosio, immagazzinando energia di immediato utilizzo. ALIMENTAZIONE VARIA: andando incontro anche alle esigenze del gusto. MANGIARE LENTAMENTE. Non bisogna semplicemente soddisfare le esigenze nutrizionali, ma trasformare i pasti in piacevoli riti che aiutino a soddisfare anche la psiche.
Ai bambini servono 120 minuti di attivita' fisica al giorno, di cui 30 minuti di attivita' strutturata e 90 minuti di gioco libero per combattere l'obesita' e il rischio di sindrome metabolica (sovrappeso, ipertensione, alti livelli di glicemia o di trigliceridi e una bassa percentuale di colesterolo 'buono'). I bambini italiani infatti sono sempre piu' obesi e sempre piu' colpiti da questa sindrome che rappresenta una delle principali fra le malattie del benessere che non riguarda soltanto gli adulti. Secondo quanto riferito dal dottor Marco Cappa, dell'unita' di endocrinologia dell'ospedale pediatrico Bambino Gesu' di Roma, negli Stati Uniti la percentuale di sovrappeso tra i bambini in eta' prescolare (3-5 anni) e' passata dal 5,8% del 1971-74 al 10% del 1988-94. Anche in un Paese come la Cina, un tempo a basso rischio, l'obesita' era dell'1,5% nel 1989 mentre nel 1997 era salita al 10%. In Italia il problema riguarda il 10-12% di bambini in eta' prescolare e il 20-25% di quelli in eta' scolare. Il bambino obeso si muove meno dei suoi coetanei e ha una minore resistenza all'esercizio fisic dall'obesita' si arriva quindi in breve tempo all'insulino-resistenza. Secondo uno studio recente condotto all'ospedale Bambino Gesu' di Roma su 100 bambini fortemente obesi dai 10 ai 15 anni il 12% ha riportato intolleranza al carico di glucosio (IGT) e il 3% era gia' diabetico. L'obesita' diventa quindi l'anticamera della malattia metabolica. ''Il paradosso del nostro tempo - ha spiegato Cappa - e' che sebbene ci sia un incremento esponenziale dell'obesita', la quantita' totale di cibo consumata oggi non e' superiore a quella consumata in passato. Dunque il problema centrale e' la scarsa attivita' fisica praticata, che rappresenta l'unico vero intervento di prevenzione''. Secondo gli esperti americani della ''National Association for Sport and Physical Education'', per evitare l'eccesso di peso un bambino in eta' prescolare deve fare almeno 120 minuti di attivita' fisica al giorno, di cui 30 minuti di attivita' strutturata e 90 minuti di gioco libero. ''E' ormai noto - ha concluso il dottor Cappa - che l'attivita' fisica riduce il rischio di diabete di tipo 2 e le alterazioni tipiche della sindrome metabolica, anche indipendentemente dalle variazioni di peso. Al tempo stesso occorre ridurre a 2 ore il tempo giornaliero di attivita' sedentaria dei bambini, come per esempio la permanenza davanti al televisore e i videogiochi''.
 
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