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16 dicembre 2004
"Necessaria una riforma radicale del sistema ricerca in Italia"

Le parole del farmacologo Silvio Garattini

Dieci proposte e alcune parole-chiave per una riforma radicale del sistema ricerca in Italia. È il Manifesto degli scienziati italiani raccolti nel Gruppo 2003. Insieme hanno oggi lanciato l'allarme sullo stato di salute della ricerca scientifica nel nostro Paese. Ma oltre ai dati che descrivono una situazione ormai vicina "alla canna del gas", i ricercatori hanno anche avanzato delle proposte concrete. Una ricetta 'salva-Paese' per una rinascita della ricerca scientifica che allinei l'Italia con il resto d'Europa.

Si parte da un dato ormai noto, ha affermato il direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri Silvio Garattini, ovvero la "bassissima spesa pubblica per la ricerca in Italia, pari allo 0,6% del Pil". Una percentuale, peraltro, fuorviante: "Qui si inserisce infatti - ha sottolineato il ricercatore - anche, ingiustificatamente, il 50% della spesa universitaria. Senza contare i tempi biblici che intercorrono tra lo stanziamento e l'erogazione dei fondi, come nel caso del Fondo per la ricerca di base Firb". Ma ai fondi insufficienti bisogna anche sommare "ciò che lo Stato si riprende sotto forma di tasse".

Un esempio viene appunto dal Mario Negri: "Nel 2003, a fronte di 2,8 mln di euro erogati per la ricerca, sono stati pagati in tasse 3,2 mln di euro. Ciò significa - ha commentato Garattini - che alla fine lo Stato ci guadagna e la spesa in ricerca non è veramente tale, perché ci sono dei forti ritorni". Un grido di dolore, che gli scienziati del Gruppo 2003 hanno oggi voluto paragonare all'urlo del celebre pittore norvegese Edvard Munch, accompagnato, però, da una serie di indicazioni. Innanzitutto le parole-chiave del cambiamento, chiaramente indicate nel Manifest meritocrazia e valutazione sono in testa. Basta dunque, esortano gli scienziati, a "criteri slegati dal merito, come anzianità o appartenenza a gruppi di potere, per fare carriera, e basta con le promozioni ope legis negli organismi pubblici". Ma per una rinascita della ricerca, affermano, sono anche altri gli imperativi da seguire: maggiore autonomia e responsabilità dei singoli e delle istituzioni; più flessibilità e  mobilità tra istituzioni pubbliche e private; un sistema aperto per il reclutamento dei cervelli e per facilitare il rientro di quelli in fuga, in cui salari, carriere e finanziamenti "siano confrontabili con quelli europei o statunitensi e stimolino anche la venuta di scienziati dall'estero"; più finanziamenti, perché la ricerca "non è un lusso ma una necessità" e un rafforzamento dei rapporti con il sistema industriale.

In sintesi, parole-chiave che consentirebbero al nostro sistema di ricerca delle condizioni di normalità rispetto agli altri Paesi Ue e che si concretizzano in 10 proposte. Otto per mille alla ricerca, facilitazioni fiscali per le donazioni a università, istituti o enti di ricerca, incentivi fiscali all'industria per investimenti in ricerca, piano di attrazione ricercatori da Paesi in via di sviluppo, scelte politiche strategiche sulla priorità della ricerca, mercato del lavoro affidabile che consenta mobilità, retribuzioni adeguate e percorsi di carriera. E ancora, accesso anche per i giovani ricercatori a finanziamenti, su progetti valutati, da gestire in autonomia; valutazione dei laboratori e centri di ricerca e su questa base dosare il finanziamento pubblico; valutazione da parte di esperti indipendenti, anonimi e internazionali per progetti, finanziamenti e carriera, non più promozioni per legge o comunque mascherate come concorsi dedicati.

 
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