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9 maggio 2005
Differenze tra rimborsi causa di spreco per Ssn

Cinque miliardi di euro all'anno: è questo il costo dell'applicazione di tariffe diverse fra Regione e Regione

Cinque miliardi di euro all'anno: è questo il costo dell'applicazione di tariffe diverse nei Drg (cioè i rimborsi predeterminati agli ospedali per le cure fornite) fra Regione e Regione. Partorire naturalmente in Emilia Romagna costa 697 euro, nella provincia autonoma di Trento il Ssn spende quasi il triplo, 1.727 euro, mentre in Calabria bastano 1.310 euro.
La dispendiosa prassi, evidenziata da uno studio del dipartimento economico dell'Osservatorio della Terza Età  diretto da Andrea Monorchio, potrebbe continuare all'infinito mettendo in risalto l'ennesima anomalia tutta italiana che
provoca uno sperpero di risorse. In alcuni casi i diversi Drg vengono applicati dalle Regioni per coprire gap orografici e sociali, come le Asl con più anziani, con funzioni di polo universitario, situate in montagna, ma non si può neanche sottacere che un impiego più oculato delle risorse consentirebbe di risparmiare importi pari ad una "manovrina". Adottato negli Stati Uniti nel 1983 per il finanziamento delle cure ospedaliere prestate agli iscritti al programma Medicare, il Drg (diagnosis related groups) trasforma un atto clinico complesso come il ricovero in un valore economico e che perciò non tiene conto delle finalità  curative dell'assistenza, ma solo delle risorse umane e materiali impiegate in un dato intervento. Nella sua rilevazione l'Ote ha preso in esame, rispetto alle centinaia di Drg, i primi 60 che rappresentano il 51%, dei ricoveri ospedalieri in regime ordinario (9,1 mln i ricoveri complessivi), nelle quattro grandi circoscrizioni territoriali del Paese. Dall'analisi dei dati risalta che i rimborsi per i Drg ordinari ammontano complessivamente a poco più di 22,5 miliardi di euro, pari a circa 1/3 delle spese a carico del Ssn per le prestazioni ospedaliere; di cui quasi l'85% (19,1 mld) di essi spetta agli ospedali pubblici. Incidenza che nel Mezzogiorno si riduce di circa cinque punti percentuali, dato il più accentuato ricorso alle
strutture accreditate, solo in parte giustificato dalla minore diffusione delle strutture pubbliche in quest'area. In proporzione al numero dei dimessi, poi, sarebbero gli ospedali delle Regioni centrali ad assorbire il maggior volume delle somme. Ciò dipende, oltre che dalla tipologia dei ricoveri, dal fatto che la tariffa media di un ricovero ordinario nelle Regioni centrali risulta pari a 2.557 euro, contro i 2.380 della media nazionale (+7,4%).  L'indagine diretta da Monorchio punta l'indice sulle differenze non trascurabili ell'articolazione territoriale delle tariffe ospedaliere. In alcuni casi c'è molto probabilmente un uso "improprio" dei Drg. Basti pensare, ad esempio, al massiccio ricorso ai parti cesarei nelle Regioni meridionali, per i quali è previsto un rimborso di quasi 1.000 euro superiore ai parti vaginali, mentre le più ampie differenze tariffarie a livello territoriale si riscontrano per le psicosi (nelle regioni del Nord-Est è contemplato un rimborso di quasi 600 euro superiore alla media nazionale), per i parti vaginali (nelle Regioni del Nord-Est è previsto un rimborso di appena 977 euro, contro i 1.386 della media nazionale), per interventi su arti maggiori (nel Centro Italia la tariffa eccede di 300 euro la media nazionale). L'innato ingegno italico, infatti, a Drg bassi risponde con opportuni "aggiustamenti" (leggasi: complicazioni in corsia), con Drg alti si coprono deficit per prestazioni erogate, ma senza adeguati rimborsi. Insomma, si è in presenza di una sorte di frode che lo Stato mette in atto a suo danno, che potrebbe essere eliminata disboscando la giungla dei Drg e applicando in tutta Italia o i rimborsi più bassi o le tariffe medie ponderate per ogni tipologia di ricovero. Si potrebbero infatti risparmiare 1.250 milioni di euro circa, che salgonoa 2,5 euro se si considerano tutti i ricoveri di tipo ordinario.

 
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