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17 maggio 2005
I nuovi "farmaci biotech"

Come garantirne la disponibilità ai malati visti gli altissimi costi?

Come garantire la disponibilita' ai malati dei numerosi nuovi e costosissimi farmaci biotech, quelli definiti intelligenti perche' in grado di bloccare i primi segnali tumorali delle cellule senza sparare nel mucchio? Se lo chiedono ormai tutti gli oncologi del mondo al congresso che si sta per chiudere ad Orlando, e soprattutto i rappresentanti delle istituzioni sanitarie, dopo le evidenze sempre piu' solide dei dati di efficacia. ''In Italia - afferma Maurizio Tonato, responsabile del centro oncologico regionale dell'Umbria - possiamo fortunatamente contare su un'agenzia nazionale per il farmaco che ci aiuti nelle scelte, ed e' urgente che si affrontino criteri oggettivi per l'appropriatezza''. Gli ultimi farmaci a far scatenare gli interrogativi degli esperti sono due molecole (herceptin e avastin, ma ce ne sono altre decine) che negli studi hanno mostrato vantaggi clinici per i malati. Molti hanno nomi improponibili: Imatinib, gefitinib rituximab, bevacizumab, trastuzumab, erlotinib. ''Fino ad ora erano molecole promettenti per i loro principi biologici, ora ci sono progressi piu' solidi nelle ricerche'', dice Piefranco Conte dell'universita' di Modena. Prendiamo il caso dell'herceptin: dai dati presentati al congresso diminuisce del 50% il rischio di ricadute nel tumore al seno se aggiunto alla chemioterapia dopo l'intervento chirurgico. Ma ne potranno beneficiare tutte le malate? ''No perche' non e' efficace in tutte le donne - spiega Conte - ma solo in un gruppo che presenta particolari caratteristiche genetiche; circa il 25% ha nelle cellule un recettore chiamato Her2 (human epidermal growth factor receptor)''. Si tratta di una proteina che sta sulla superficie delle cellule neoplastiche e che da' il segnale di dividersi e moltiplicarsi; il farmaco blocca la molecola e dunque la sua capacita' di promuovere la crescita del tumore. ''E poi non vanno tralasciati i costi - aggiunge l'oncolog una terapia di un anno puo' costare circa 24.000 euro a persona. Il rischio e' che questi nuovi farmaci vengano utilizzati male, senza individuare le persone che possono sicuramente avere un giovamento''. ''Se queste scelte non saranno fatte con criteri oggettivi e indipendenti - l'aumento dei costi andra' a scapito di altre malattie - dice Maurizio Tonato. Si dovrebbero mettere a punto criteri di selezione secondo parametri di efficacia, altrimenti il sistema sanitario non potra' sopportare l'impatto''. Inoltre se per questo farmaco biologico esiste un test molecolare che puo' dire quali donne hanno il recettore Her2 espresso, per altri farmaci 'intelligenti' manca. ''Per questo e' necessario promuovere ricerche di diagnostica molecolare che dimostrino la relazione tra uso dei nuovi farmaci ed efficacia del meccanismo di azione, altrimenti c'e' il forte rischio che vengano utilizzati senza senso. Ma per ora l'interesse verso queste ricerche sembra assolutamente scarso''. E presto le agenzie di registrazione americane ed europee potranno autorizzare in commercio questi nuovi farmaci.
 
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