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19 maggio 2005
Comunicato Stampa della FOFI sul decreto del Ministero della Salute sui prezzi dei farmaci di fascia C


Comunicato stampa - Critiche della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani al decreto del Ministero della Salute sui prezzi dei farmaci di fascia C - “Porte aperte al consumismo farmaceutico”. Giacomo Leopardi, presidente Fofi, esprime forti dubbi sul provvedimento: “Si destabilizza il servizio, si discriminano i cittadini, soprattutto i più deboli, ma soprattutto, con l'introduzione della facoltà di sconto in farmacia, si genera la convinzione che il farmaco sia un prodotto come tutti gli altri, autorizzando approcci consumistici. E tutto questo mentre si potrebbe ottenere lo stesso risultato, con maggiore efficacia, con un semplice abbassamento dei prezzi.” “Dubito davvero che un provvedimento di legge che finisca per ingenerare nell'opinione pubblica il convincimento che le medicine siano prodotti di consumo come tutti gli altri possa essere un buon affare per il Paese e per gli italiani. Gli sconti in farmacia aprono proprio questa deriva, in fondo alla quale c'è, inevitabilmente, quello che nessuno dice di volere: il consumismo farmaceutico”. Così Giacomo Leopardi, presidente della Fofi, commenta l'annunciato decreto del Ministro della Salute sui prezzi dei farmaci di fascia C, che tra le altre misure introduce la facoltà, per le farmacie, di applicare uno sconto fino al 20 per cento sul prezzo al pubblico dei medicinali che i cittadini devono pagare per intero. Il provvedimento, com'è noto, intenderebbe concorrere a ridurre il carico di spesa farmaceutica delle famiglie italiane. “Raffreddare la spesa per farmaci sostenuta in via diretta dai cittadini non è solo lodevole ma opportuno” precisa Leopardi. “Il fatto è che lo sconto facoltativo sui farmaci di fascia C, oltre a minare una delle poche certezze di natura equitativa che ancora restano ai cittadini, quella relativa all'unicità e fissità del prezzo dei farmaci su tutto il territorio nazionale, non offre certezze né garanzie sul versante della sua effettiva applicazione.” Ma il punto ancora più critico, secondo il presidente della Fofi, è che l'assoggettamento del farmaco a dinamiche di sconto ridurrebbe in modo definitivo e pericoloso le distanze che fortunatamente - grazie anche al prezzo fisso e uguale su tutto il territorio nazionale - ancora separano il farmaco dagli altri prodotti. “Un'eventuale “scontabilità” del prezzo delle medicine” sostiene Leopardi “equivarrebbe a una sostanziale omologazione dei farmaci a qualsiasi altro genere di largo consumo, con le intuitive conseguenze di natura sanitaria ed economica che potrebbero derivarne. È infatti inevitabile che una diversa considerazione delle specialità medicinali da parte dei cittadini li possa indurre a un approccio di tipo consumistico. Resto convinto che la specificità del farmaco, il suo migliore e più appropriato impiego e, alla fine, la stessa economia delle famiglie si difendano anche con il prezzo fisso.” Leopardi esprime anche preoccupazioni sugli effetti che la misura potrebbe produrre, alterando le relazioni di fiducia tra farmacisti e assistiti, attesa la compresenza di differenti tipologie di esercizi (dalle farmacie dei grandi centri urbani alle farmacie rurali uniche dei paesi più piccoli e sperduti). “È facile prevedere che le farmacie che operano nelle comunità più disagiate, con fatturati per conseguenza ridotti e margini operativi economici fondati su equilibri spesso difficili” osserva al riguardo il massimo rappresentante dei farmacisti italiani “si vengano a trovare nelle condizioni di non poter applicare gli sconti, dando così la stura a ingestibili contenziosi con gli assistiti e minando quel sentimento di fiducia che è invece fondamentale per una relazione di cura finalizzata all'appropriatezza della terapia.” A giudizio di Leopardi, peraltro, sono anche evidenti le discriminazioni che simili e prevedibili eventualità finirebbero per produrre tra gli stessi cittadini sul territorio nazionale, tra quanti sono in condizione di recarsi senza troppa fatica in una farmacia in grado di applicare lo sconto e quanti, al contrario, non possono farlo se non a prezzo di peregrinazioni più o meno lunghe e disagevoli verso le farmacie di altre località. “A subire le maggiori penalizzazioni sarebbero proprio le categorie più deboli, a partire dagli anziani e, più in generale, dalle persone a ridotta mobilità.” Ma il presidente della federazione ordinistica ha anche altre preoccupazioni, di natura deontologica. “Lo scontismo potrebbe indurre qualche farmacista a concentrarsi più sul versante commerciale dell'attività che non sulle sue valenze professionali” osserva Leopardi. “E onestamente, non credo che l'esasperazione delle pratiche concorrenziali sia una buona consigliera, quando si opera a tutela e garanzia della salute pubblica”. L'obiettivo di ridurre la pressione della spesa sui cittadini, a giudizio della Fofi, può essere raggiunto per altre vie e con maggiori certezze di risultato. “Un abbattimento generalizzato del prezzo dei farmaci di fascia C: si tratterebbe di una soluzione che avrebbe il merito di non generare inaccettabili sperequazioni tra i cittadini e che vedrebbe fin d'ora la professione farmaceutica pienamente disponibile a fare la sua parte, con lo spirito di leale e fattiva collaborazione con il Ministero e il Ssn che da sempre contraddistingue il suo operato”. La Federazione degli Ordini dei Farmacisti ha richiesto un incontro urgente al ministro della Salute per rappresentare le proprie riserve sul provvedimento, nella speranza (secondo quanto si legge nella nota indirizzata a Storace) “di poter concorrere, con animo e atteggiamento improntati alla massima collaborazione, a un utile supplemento di riflessione prima del varo di misure che ricadano sul servizio farmaceutico.” - Roma, 18 maggio 2005
 
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