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17 dicembre 2004
La nuova Nota 13 dell'AIFA

I farmaci anti-colesterolo a pagamento: protesta dei medici prescrittori

Si consuma una minirivoluzione, in questi giorni, nel mondo della Sanita' pubblica italiana: le decine di migliaia di pazienti con dislipidemia che fino ad oggi hanno sempre ricevuto dal medico di famiglia la ricetta per acquistare in farmacia, pagando il solo ticket, farmaci anti colesterolo o anti trigliceridi, si sono trovati di fronte a un diniego. Di fronte alle domande dei pazienti, i medici hanno dovuto spiegare loro che, secondo la nuova Nota 13 dell'AIFA (l'Agenzia italiana del farmaco) essi avrebbero potuto prescrivere quei farmaci ''solo su diagnosi e piano terapeutico di strutture specialistiche delle Aziende Sanitarie - cosi' come recita testualmente la Nota 13 -, allo scopo di una piu' adeguata valutazione della tollerabilita' e del profilo di beneficio- rischio''. Molti pazienti si sono preoccupati - riferiscono i medici - perche' improvvisamente si sono trovati senza un farmaco che dava loro un certo grado di sicurezza, e hanno accolto la decisione come una ulteriore barriera burocratica che li costringera' a fare prenotazioni e a mettersi in lista d'attesa per l'ennesima visita in Ospedale. ''Andiamo sempre peggio - ha affermato il presidente dello Snami (Sindacato nazionale autonomo medici italiani) Roberto Anzalone - Non si ha il coraggio di dire chiaramente alla gente 'questa spesa non possiamo sostenerla, questi farmaci non ve li possiamo piu' dare' e si scarica tutto sul medico, costretto a fare il burocrate o l'impiegato a costo zero della Asl''. ''A parte il fatto che molti pazienti hanno livelli tali di colesterolo per cui togliere loro il farmaco, anche per poco tempo, e' comunque un rischio. Ma sa poi che cosa ci rispondono? 'Dottore, se mi capita qualcosa riterro' lei responsabile'. E hanno ragione perche', come ha stabilito una sentenza della Corte dei Conti, il medico che trascrive la ricetta dello specialista e' comunque l'unico responsabile''. Ma la vicenda non si esaurisce con queste obiezioni. Ci sono anche quelle dei cardiologi ospedalieri, coloro cioe' cui spettera' fare la diagnosi e il piano terapeutico, paziente per paziente. Per il professor Cesare Sirtori, direttore del Centro Dislipidemie dell'Ospedale di Niguarda, ''il cittadino (sono 500 mila in Italia le persone a rischio interessate dal provvedimento) ne soffrira' parecchio. Tutti adesso si rivolgeranno a noi, e se va bene li potremo vedere per il Natale dell'anno prossimo''. Anche per il professor Carlo Vergani, Direttore della Cattedra di Gerontologia e Geriatria dell'Universita' di Milano, ''si tratta di una normativa che richiede impegno per la caratterizzazione dei pazienti e puo' comportare pertanto in fase iniziale un disagio per i pazienti ed una particolare attenzione da parte del medico curante''. ''Perche' - si chiede pero' Sirtori - gli Omega-3 (farmaci contro i trigliceridi a base di olio di pesce, ndr.) sono stati dati liberamente per due anni, senza alcuna restrizione, facendo cosi' un grosso e costoso piacere al 'Mario Negri' e alla Sigma- Tau?''. Ma, indipendentemente da questo, per Sirtori ''questa Nota 13 e' una pura idiozia e insieme un fatto gravissimo''. Ci sono infatti restrizioni che riguardano proprio la diagnosi e il piano terapeutico che i cardiologi ospedalieri dovranno fare. In particolare, all'ultimo congresso della Societa' Italiana di Cardiologia, il professor Salvatore Novo di Palermo ha affermato che la Nota 13 fissa parametri tali da escludere dalla prevenzione primaria una larga fetta di pazienti che finora sono stati inclusi perche' considerati a rischio. Considerando non piu' il singolo fattore di rischio, ma il rischio cardiovascolare totale, l'Aifa doveva decidere a quale livello assicurare il trattamento con dislipidemici a carico del Sistema Sanitario Nazionale: ''Se cioe' - ha spiegato Novo - quando il rischio cardiovascolare a 10 anni e' del 10%, 15% o 20%. La maggior parte degli studiosi riteneva che il cut-off giusto fosse il 15%, anche sulla scorta d'importanti studi d' intervento. Purtroppo, la scelta e' stata per il cut-off piu' alt del 20% a 10 anni. Cosi' facendo - ha aggiunto lo specialista - e' rimasta esclusa una fetta importante di pazienti giovani che hanno livelli di colesterolo e di pressione arteriosa elevati''. In pratica, secondo Sirtori, ''sono rimaste escluse tutte le donne sotto i 70 anni. Perche' nessuna in Italia a queste condizioni rientra nella fascia dei pazienti trattabili, salvo che sia anche diabetica''. Ai cardiologi questo non sembra corretto. Tanto e' vero che gia' il presidente della SIC, Massimo Chiariello, ne ha parlato anche col ministro della Salute Girolamo Sirchia, il quale gli ha opposto ''ragioni di contenimento della spesa farmaceutica''. La SIC e altre Societa' scientifiche, tra cui la SIIA, (Societa' Italiana per la cura dell'Ipertensione Arteriosa), la SISA (Societa' Italiana Studio Arteriosclerosi) e i Gruppi per lo Studio dell'Arteriosclerosi, hanno anche preparato un documento da inviare al ministero in cui si raccomanda di rivedere la nota 13 e di abbassare il cut-off dal 20 al 15%.
 
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