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18 dicembre 2004
Le novità sui farmaci

La prima sfida è il monitoraggio della spesa

La prima sfida è il monitoraggio della spesa, addirittura con verifiche trimestrali. Poi ci sono le novità sui farmaci, dalle mini-confezioni alla promozione dei generici fino a una classe a parte per i farmaci da banco (Otc).

E ancora non potevano mancare le novità per il personale: dalla trasformazione dei contratti a tempo definito dei convenzionati con il Ssn ai contratti a tempo indeterminato, fino all'equiparazione della durata delle convenzioni di medici di famiglia e pediatri ai contratti della dipendenza Ssn.

Per non dire dell'utilizzo della leva fiscale delle addizionali Irpef e Irap per coprire i disavanzi dal 2004 in poi. Sparsi nel maxiemendamento del Governo, sono una trentina i commi della Finanziaria 2005 dedicati all'assistenza sanitaria. Ma con problemi di applicazione che rischiano di esplodere esponenzialmente.

Benché premiati da un maxi-Fondo che per il 2005 si attesta a 88,19 miliardi (con l'aggiunta di altri 2 miliardi per i ripiani 2001-2003), i governatori non sono affatto soddisfatti. Perché lamentano una nuova invadenza dello Stato nei propri "territori" definita dalla riforma del Titolo V della Costituzione del 2001: per il previsto regolamento governativo che individuerà gli standard quali-quantitativi per l'erogazione delle prestazioni, sui quali più realtà locali hanno già «adottato e applicato» specifiche discipline sull'accreditamento; per il rinvio a un decreto interministeriale che disciplinerà «le tariffe massime, e non di riferimento, per le prestazioni», strumento che viene giudicato «del tutto inefficace a controllare il livello complessivo di spesa ospedaliera»; infine, per le nuove regole sulla mobilità sanitaria, che rischierebbero di limitare «la possibilità di accordi fra Regioni» e che «favorisce una mobilità inappropriate e maggiori costi».

Fatta la Finanziaria, insomma, per la Sanità già si apre una nuova stagione di conflittualità tra Stato e Regioni. Anche perché, non proprio sullo sfondo, già si agitano altri problemi di non facilissima soluzione. Come il risultato che potrà arrivare - se ci si arriverà in tempo, entro giugno 2005 - sul federalismo fiscale, assegnata all'«Alta Commissione»: una misura cardine per dare compiutezza a quel che c'è, e soprattutto che potrà esserci, del federalismo sanitario, tanto più nella prospettiva di una più ampia devolution messa in campo dalle riforme istituzionali ora all'esame del Senato.

Intanto ieri la Stato-Regioni ha rinviato il Dpcm sull'applicazione per il 2003: il Governo ha promesso ieri di inserire un emendamento a un decreto legge per 226 milioni. Si vedrà.

Il secondo interrogativo riguarda il rinnovo di contratti e convenzioni per oltre 220mila medici e dirigenti, dipendenti e non del Servizio sanitario nazionale: scaduti ormai da ben tre anni, fin dall'inizio del 2005 torneranno prepotentemente alla ribalta. E ancora una volta, sia da parte del Governo che da parte delle Regioni - che fino al 2004 lamentano mancate assegnazioni per 4 miliardi solo per questa partita - è più che consistente la possibilità della riapertura del confronto-scontro. Tanto più che a primavera si vota e a nessuno, al centro come in periferia, conviene affrontare le urne senza aver chiuso la partita con i medici. Risorse e alchimie finanziarie permettendo.

Il pareggio di bilancio diventa, o meglio, si conferma, un punto fermo per le aziende sanitarie. E per i direttori generali in deficit, c'è il cartellino ross la rimozione. Con una cadenza di atti messi nero su bianco dalla Finanziaria in caso di disavanzi regionali a fine anno senza che siano state adottate misure «correttive»: dapprima la diffida alla Regione dal Presidente del Consiglio entro il 30 aprile dell'anno successivo; poi, in caso di inadempimento in 30 giorni, la nomina del governatore a commissario ad acta con l'obbligo di adottare tutte le misure per il ripiano e il rientro dal disavanzo. Compresa, appunto, la rinascita delle addizionali fiscali.
 
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