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21 giugno 2005
Il 40% dei pazienti con ipertensione presenta anche altri fattori di rischio

XV Congresso della Societa' Europea di Ipertensione

Il 40% dei pazienti con ipertensione presenta anche altri fattori di rischio come ipercolesterolemia e sindrome metabolica. E' emerso dal XV Congresso della Societa' Europea di Ipertensione, in corso a Milano e che ha richiamato 6.000 specialisti. Per gli specialisti si tratta di un vero ''allarme ipertensione'', un'epidemia silente che, secondo i dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanita', e' la prima causa di morte al mondo (17 milioni di persone, in Italia 240.000). Tra questi decessi sono incluse quelli per infarto, ictus e malattie cardiovascolari (tra le conseguenze di questa patologia). Nel Mondo, l'ipertensione colpisce il 20% della popolazione e in Italia ne soffrono 13 milioni di persone. Ma dal congresso e' emerso un ulteriore dat la condizione comune del 30-40% degli ipertesi e' l'associazione con fattori di rischio multipli, fra cui la sindrome metabolica. L'iperteso con sindrome metabolica spesso e' una persona con obesita' ventrale, con il colesterolo piu' alto della norma, talvolta anche con livelli piu' alti di glucosio nel sangue o resistenza insulinica. Squilibri questi, che sono connaturati nella sindrome e, associati tra di loro, innalzano il pericolo di aterosclerosi, infarto e ictus. Secondo i ricercatori il paziente con sindrome metabolica, nell'arco di dieci anni, ha una probabilita' del 20% di sviluppare una malattia cardiovascolare e del 50% di sviluppare diabete di tipo II, (fra le principali cause di malattie cardiache e cardiovascolari). Spesso la sindrome e' frutto di cattive abitudini alimentari e di uno stile di vita poco sano. Per questo motivo, la regola numero uno, secondo i medici, e' una dieta corretta e una regolare pratica di attivita' fisica: una riduzione di peso del 4% permette di ridurre la pressione arteriosa e di normalizzare i valori di lipidi nel sangue. Anche fumo, alcol e sedentarieta' contribuiscono alla sindrome. ''Oggi esiste la possibilita' di scegliere la migliore terapia tra le diverse classi di farmaci disponibli - continua Mancia - e i dati dimostrano benefici a lungo termine della riduzione della pressione: la riduzione dei valori pressori abbassa del 40% il rischio di sviluppare ictus e del 25% quello di sviluppare infarto. Il problema e' che non sempre i pazienti seguono le terapie''. Secondo i dati, nel Mondo solo il 30% degli ipertesi risulta ben controllato, dato che scende al 21% in Italia. Il problema della mancata aderenza alla terapia e', secondo il professore di Clinica Medica, ''tanto piu' attuale d'estate, quando cioe' il caldo puo' causare un calo dei livelli pressori che va a interferire con l'azione dei farmaci''. In questo periodo, ''i pazienti - prosegue - tendono ad abbandonare la terapia o a variare le dosi senza consultare il medico. I pazienti ai quali i medici hanno prescritto la terapia devono seguirla costantemente anche nella stagione calda. Risulta infatti rischioso decidere autonomamente quando e come cambiare la terapia: qualora si renda necessario una modifica delle dosi dei farmaci e' necessario consultare il medico per stabilire l'eventuale riduzione''.
 
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