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Sanità ultime notizie

11 luglio 2005
Le ultime novità sul fronte della lotta ai tumori

Il paclitaxel ha avuto il via libera dell'Agenzia del farmaco (AIFA)

Il paclitaxel ha avuto il via libera dell'Agenzia del farmaco (Aifa), pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 2 luglio, per l'utilizzo dell'agente antitumorale dopo il trattamento chirurgico di donne a cui e' stato diagnosticato tumore della mammella con coinvolgimento dei linfonodi. In particolare il farmaco viene indicato in aggiunta al trattamento con antracicline e ciclofosfamide. La nuova indicazione e' basata sui risultati emersi da studi internazionali, quali il Calgb 9344 (Cancer and Leukemia Group B 9344 study) che ha dimostrato, nelle oltre 3.000 donne seguite per piu' di 5 anni, come l'aggiunta del paclitaxel alla chemioterapia standard riducesse del 18% il rischio di recidiva e del 19% quello di morte. Ogni anno in Italia sono 10.000 le donne che si ammalano di tumore alla mammella con coinvolgimento linfonodale. L'Aifa ha dato anche l'autorizzazione all'impiego del paclitaxel in associazione con antracicline nel trattamento iniziale del tumore della mammella metastatico e, in monochemioterapia, nel trattamento del sarcoma di Kaposi.

Oltre 8 casi su 10 (85%) di osteosarcoma, un tumore delle ossa che colpisce soprattutto durante l'infanzia, arrivano alla diagnosi in uno stadio di malattia gia' piuttosto avanzato, che richiede quindi cure lunghe a base di trattamenti chemioterapici e chirurgici. A riferirlo, nel corso di un incontro voluto, a pochi mesi dalla sua nascita, dall'Associazione italiana per lo studio dell'osteosarcoma (Aisos), Carlo Della Rocca, anatomo-patologo all'Universita' di Roma 'La Sapienza', esperto di diagnosi di questa patologia, che avverte di non sottovalutare quei dolori ossei o articolari senza causa apparente, spesso un campanello d'allarme del tumore. Al problema delle diagnosi, denuncia Della Rocca, si aggiunge purtroppo la mancanza di coordinamento delle strutture che offrono assistenza al paziente nelle varie fasi della malattia e dei centri specializzati (pochi in Italia per la rarita' della patologia), mancanza che talvolta contribuisce a ritardare l'accesso a cure efficaci. L'osteosarcoma e' un tumore del tessuto osseo che colpisce soprattutto in infanzia e adolescenza perche' durante questo periodo le cellule dell'apparato scheletrico, in crescita, sono in attiva moltiplicazione e dunque piu' a rischio di deviare verso la malignita'. La malattia, che in Italia ha un'incidenza di circa 60-70 nuovi casi ogni anno, soprattutto nella fascia d'eta' dai 10 ai 20 anni, si presenta con dolori aspecifici, talvolta tumefazione o fratture ossee. Ma gli adulti non ne sono esenti: vi e' un picco tra i 50 e i 60 anni e in media cinque persone colpite su 100 sono adulti, di frequente affetti da una malattia del metabolismo osseo che, causando eccessivo ricambio osseo, favorisce lo scatenarsi del tumore. L'osteosarcoma, che negli anni '70-80 era curabile nel 20% dei casi, oggi lo e' nell'80% se la malattia viene affrontata con le terapie e i tempi giusti. Nella maggior parte dei casi, spiega l'esperto, a complicare la prognosi del paziente e' soprattutto il fatto che la diagnosi arriva non prestissimo perche' la malattia si manifesta in modo subdolo, con dolori ossei o articolari aspecifici spesso sottovalutati, soprattutto quando si tratta di bambini, perche' si ha la tendenza a credere il dolore effetto di una caduta o di una pallonata. Inoltre il piccolo stesso non di rado, per non vedersi vietare i giochi, evita di dire a mamma e papa' che prova dolore. Ecco perche', consiglia Della Rocca, non si devono sottovalutare tutti quei dolori che non sono riconducibili a un trauma specifico, pur senza esagerare nella preoccupazione. E a ritardare la diagnosi sono talvolta anche le 'peregrinazioni' cui e' sottoposto il paziente prima di arrivare dallo specialista giusto che puo' fare questo tipo di diagnosi, per la quale, tra l'altro, basterebbe una semplicissima lastra. Tra i presenti all'incontro odierno anche Angelo Orlando, attore cabarettista testimonial dell'associazione e al fianco dei bimbi malati.

Un semplice test batteriologico del cavo orale potrebbe divenire un esame per screening precoce della forma piu' comune di cancro orale. Infatti, Donna Mager del Forsyth Institute a Boston ha trovato che i tre ceppi batterici C. gingivalis, P. melaninogenica and S. mitis sono spesso associati al carcinoma delle cellule squamose o altre forme di cancro del cavo orale e oro-faringeo. Questo studio mette in luce la possibilita' di screening precoci per prevenire la malattia basati su semplici test della saliva, e' spiegato sul Journal of Translational Medicine. Gli esperti hanno lasciato emergere questa possibilita' confrontando i risultati dei test della saliva di due gruppi di individui, malati e sani, e rilevando nei primi una frequenza significativamente piu' alta di infezioni batteriche. In base a stime della American Cancer Society, si pensa che alla fine del 2005 saranno 29.370 le nuove diagnosi di cancro orale e 7320 le vittime solo negli States. Una misura preventiva di cosi' facile accesso come il test della saliva, potrebbe abbassare l'incidenza di queste neoplasie, nonche' migliorare la sopravvivenza (del 59% a cinque anni dalla diagnosi) che spesso risente di diagnosi tardive. Sui motivi dello stretto rapporto evidenziato tra cancro e infezioni del cavo orale gli esperti non si pronunciano, pur osservando che alcune infezioni batteriche sono conosciute per favorire altri tipi di tumore e che il cancro orale potrebbe non fare eccezione. Ma e' presto, ammettono, per dire se le infezioni siano un fattore di rischio per il cancro stesso o se, invece, sia la malattia a favorirle modificando la chimica della bocca.
 
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