Ordine dei Farmacisti della Provincia di Pesaro e Urbino

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14 luglio 2005
Intervista al Presidente dell'Ordine dei Farmacisti di Pesaro e Urbino

Romeo Salvi a 360°

A proposito del DL 87 (vedi allegato), e di tutto ciò di cui si dibatte attorno, in particolare sugli sconti applicabili ai farmaci da automedicazione, abbiamo intervistato il Presidente dell’Ordine dei Farmacisti della provincia di Pesaro e Urbino dottor Romeo Salvi.

Siete nell’occhio del ciclone in questo periodo, vero dottor Salvi?

Sì, in effetti è vero, anche se il problema degli sconti, inteso come decisori, riguarda direttamente solo una piccola parte degli iscritti all’Ordine che io rappresento (i farmacisti della provincia sono 650, di cui oltre 100 sono titolari o direttori delle farmacie pubbliche, ndr). In questa piccola parte ma importante esistono poi realtà, situazioni umane, professionali, abitudini e mentalità diverse, a volte consolidate negli anni. Spesso, il rapporto fra farmacista e popolazione è basato su aspetti sociali e sanitari prevalenti rispetto a quelli commerciali. E’ diverso essere titolare, o gestore, di farmacia in un centro cittadino piuttosto che in periferia o in un ambiente rurale.

C’è chi sostiene però che esistono troppe differenze fra l’impostazione del sistema italiano e quello europeo.

Partiamo dall’esempio della mia storia personale. Sono nato nel Montefeltro, ho studiato tra Urbino e Bologna, ho vissuto e ho svolto la mia professione fra la Romagna e Pesaro e, ovviamente, i miei valori sono legati a questa realtà e a questo tessuto sociale, sicuramente diverso da quello conosciuto da un farmacista nato in Olanda, che si è laureato a Rotterdam e svolge la sua attività in un grande centro commerciale. Ma non per questo mi sento né non europeo né tantomeno inferiore a livello culturale, anzi, e ciò credo che valga per tutti, e non solo per i farmacisti. Sono consapevole di poter dare al cittadino che si rivolge a me gli stessi servizi e la stessa disponibilità del collega tedesco, inglese o spagnolo che dir si voglia. Magari con metodologie differenti, io come tutti gli altri farmacisti.

Però, Presidente, come intendete applicare in pratica quanto previsto dal Decreto che Storace dice di aver fatto nell’interesse degli utenti?

Premesso che in ogni circostanza abbiamo sostenuto che sarebbe stato molto più utile per il cittadino un abbassamento generalizzato del prezzo dei farmaci da automedicazione su tutto il territorio nazionale, tesi sostenuta dal vice Presidente della Commissione Sanità del Senato, Giuseppe Mascioni, profondo conoscitore del nostro settore e spesso nostro interlocutore su questi argomenti, dico subito che il farmacista rispetterà le regole, come ha sempre fatto. La facoltà di abbassare i prezzi nell’arco della percentuale del 20% già avviene e verrà applicata. Trattandosi tuttavia di una facoltà, e non di un obbligo, ognuno ha il diritto di esercitarla come meglio crede secondo propria scienza e coscienza, cosa che dovrebbe valere per tutti sanitari che si rapportano con la gente. Forse, i "non addetti ai lavori", non riescono a comprendere che al di là degli aspetti commerciali questa è una autentica rivoluzione culturale, che mette in discussione il rapporto di fiducia professionista – cittadino. Per questo riteniamo legittime le perplessità dei farmacisti, che comunque si adegueranno con i tempi e le metodiche che riterranno più opportuni a seconda dei casi. E anche per questo sono sorpreso come in sede di Consiglio Comunale di Pesaro l’altra sera si sia dibattuto per ore su questi temi senza minimamente tenere in considerazione, per quello che risulta dei giornali che se ne sono occupati, tali aspetti, dando invece delle indicazioni solamente commerciali.

Ma la discussione è stata soprattutto incentrata sul quello che il Comune avrebbe dovuto fare con le farmacie comunali…

Alcuni anni fa, come senz’altro si ricorderà, affrontai apertamente la questione, quando si parlava della loro possibile vendita in blocco. I casi sono due: o non mi ero spiegato bene o si è finto di non capire che la gestione, da quando è subentrata l'Aspes, non appartiene più al Comune, e quindi direttamente ai cittadini, bensì ad una struttura diversa che agisce secondo le proprio logiche in primo luogo di… bilancio. E’ come chiedere, pretendendolo, alla Telecom, all’Enel o all’Aspes stessa, di abbassare le tariffe di alcuni servizi. Magari succedesse, e allora sì che il risparmio per le famiglie sarebbe ben diverso rispetto a quello dei pochi centesimi dell’aspirina…".

Lei ha parlato di servizi, e, con me, ha parlato di servizi a "costo zero" forniti dal farmacista. Cosa intende precisamente?

Molti dicono a "costo compensato": cambia poco. Mi riferisco al fatto che per esempio oggi, tredici luglio, ci sono 25 farmacie su 128 di guardia notturna che, assieme alle 3 di Pesaro, Fano e Urbino, coprono l’intero territorio provinciale in maniera capillare. E, a proposito, come Ordine abbiamo realizzato un sito Internet (www.ordfarmacistips.it , ndr) sul quale tutte queste farmacie di turno sono indicate quotidianamente e che si rivolge alla cittadinanza su molteplici argomenti di carattere sanitario, al punto che negli ultimi tre mesi siamo stati "visitati" da più di 2.000 navigatori. Per rispondere poi con ancora maggiore concretezza alla sua domanda, le porto il caso del nostro comportamento sui farmaci generici, oggi denominati "equivalenti": dove il farmacista ha la possibilità di agire fattivamente senza alcun tipo di condizionamento, egli, e basta chiederlo alle persone che entrano in farmacia, ha sempre sostituito il farmaco di marca con soddisfazione e risparmio da parte del cittadino.

Mi faccia qualche esempio, dato che sembra che proprio i farmaci generici in Italia fatichino ad affermarsi, essendo attestati intorno al 4%.

Sfatiamo una falsa convinzione, dato che laddove il farmacista è potuto intervenire liberamente i dati marchigiani, calcolati peraltro per difetto, parlano chiaro. Prendiamo tre molecole conosciutissime. Nel caso della nimesulide (Aulin) la percentuale dei generici rispetto al totale è intorno al 40%; il lorazepam (Tavor) registra invece un 30%, così come l’antibiotico (Rocefin) più venduto.

Quali sono i rapporti fra l’Ordine e le istituzioni che lei, qualche tempo fa, in occasione di una sua disavventura, aveva citato?

Un mese fa ho subito una rapina durante il mio servizio notturno e mi ero lamentato pubblicamente di come questa cosa fosse stata ignorata dalle istituzioni. Nonostante le nostre ripetute sollecitazioni, e anche sugli argomenti trattati, devo dire che noi non siamo mai stati considerati né interpellati dall’Amministrazione Pubblica. In antitesi, invece, abbiamo delle ottime relazioni con le Università regionali e con quella di Bologna che ha permesso a tutti i nostri iscritti di frequentare i corsi di formazione, di aggiornarsi a loro pese e di esaudire il loro obbligo di crediti ECM (Edcazione Continua in Medicina) richiesto dal Ministero. Credo sia questo il nostro punto di forza e garanzia nei confronti della collettività, del quale siamo orgogliosi e che ci dà sicurezza e consapevolezza del nostro ruolo nell’ambito del Sistema Sanitario Nazionale, e che per la verità ci viene ampiamente riconosciuto in primo luogo dalla cittadinanza al di là di tute le contingenze talvolta inderogabili ed al passo con i tempi che, in buona e cattiva fede, per vari motivi, ci ritroviamo a dover affrontare.

C'è un riferimento alla polemica farmacisti-Ministro Storace?

Francamente i toni usati ci infastidiscono più come cittadini che come farmacisti. Spesso ci si dimentica che ognuno di noi, indipendentemente dal ruolo che ricopre nella società, è un cittadino! Abbiamo la sensazione di essere, nostro malgrado, tra gli oggetti sacrificali della polemica politica in atto nel nostro paese, ad uso e consumo dei media e di chi, in qualche modo, ne può trarre vantaggi.


                                                                                     ALLEGATO

Sulla G.U. n.124 del 30.05.2005 è stato pubblicato il Decreto Legge n. 87 27.05.2005, recante "Disposizioni urgenti per il prezzo dei farmaci non rimborsabili dal SSN" entrato in vigore il 31 maggio.

Per esigenze di sintesi, si riporta l’estratto pubblicato a pagina 8 di FARMA7 n. 21 del 3 giugno 2005

  • Obbligo per il Farmacista di informare il cittadino dell’esistenza di medicinali di fascia C con ricetta medica equivalenti, ma meno costosi, e di consegnare un farmaco meno costoso, previo consenso del cittadino stesso e in assenza di indicazione di non sostituibilità sulla ricetta da parte del medico.

  • Realizzazione a cura dell’AIFA, entro 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto, delle liste di trasparenza dei medicinali di fascia C, sulla base delle quali il Farmacista può effettuare la sostituzione. Almeno una copia di tali elenchi dovrà essere messa a disposizione del pubblico in Farmacia.

  • Congelamento della possibilità per le aziende produttrici di aumentare i prezzi dei medicinali di fascia C fino al mese di gennaio 2007. Successivamente i produttori potranno aumentare i prezzi solo nel mese di gennaio degli anni dispari.

  • Il prezzo di tali medicinali, fissato dal produttore nei termini sopra riportati, rappresenta, per i medicinali di fascia C senza obbligo di ricetta medica (automedicazione e Sop) il "prezzo massimo di vendita al pubblico" e dovrà essere riportato, con tale dicitura, sulla confezione a cura del produttore stesso.

  • Su tale prezzo, viene lasciata al Farmacista la facoltà di praticare uno sconto massimo non obbligatorio del 20%. Lo sconto può essere diverso da farmaco a farmaco, ma deve essere praticato senza discriminazioni a tutti i clienti della Farmacia. Non è previsto alcun limite temporale all’applicazione di un determinato sconto.

    NOTA - QUESTA E' LA VERSIONE INTEGRALE DELL'INTERVISTA RILASCIATA IN DATA 13 LUGLIO ALLA GIORNALISTA SIMONA SPAGNOLI (IL MESSAGGERO)

 
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