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15 luglio 2005
Indagine sulla denatalità: primo figlio a 30 anni

Poche nascite e troppi cesarei

Un tasso di denatalità sempre più preoccupante con un indice di fecondità per le donne in età fertile pari a 1,26 figli. Un "aumento indiscriminato" del ricorso al taglio cesareo (il 30% del totale) che fa conquistare all'Italia il primato europeo. Pochi servizi per l'infanzia e poco accessibili soprattutto al Sud. Difficoltà di conciliare vita familiare e vita lavorativa. E, in prospettiva, il rischio concreto, entro il 2015, di un saldo demografico negativo per il nostro Paese.

Sono questi alcuni dei dati più rilevanti che emergono dall'indagine conoscitiva 'Fenomeni di denatalità, gravidanza, parto e puerperio in Italia' effettuata dalla commissione Igiene e Sanità del Senato e presentata questa mattina nel corso di una conferenza stampa dal presidente Antonio Tommasini (Fi) e dalla senatrice della Margherita, Emanuela Baio Dossi.

Età, sterlità, stress, pochi servizi per l'infanzia. Sono questi alcuni dei fattori determinanti del calo delle nascite in Italia. Secondo quanto evidenzia l'indagine, infatti, "l'età media della nascita del primo figlio è stimabile intorno ai trent'anni". Quanto, invece, alle difficoltà riproduttive, "le cause di sterilità e di infertilità di coppia sono adducibili per il 35% all'uomo". Allo stesso tempo, però, il rapporto evidenzia l'incidenza del fattore psico-sessuale e dipinge le donne divise a metà tra il desiderio di maternità e la realizzazione professionale. Ma anche affette da una 'sindrome da stress cronico', specie se vivono in contesti urbani . Quanto agli uomini, si evidenzia "una perdita del valore della paternità e la paura di affrontarla".

A influenzare la denatalità, spiega il rapporto, c'è anche la carenza di servizi per l'infanzia. "Il nostro Paese - si legge - garantisce i servizi per la prima infanzia a sei casi su 100. I servizi deputati al sostegno della maternità e delle famiglie risultano, quindi, insufficienti, non accessibili a tutte le fasce e non equamente distribuiti, così da creare una risposta solo ai casi di precarietà e necessità, aprendo un divario geografico tra Nord e Sud d'Italia, penalizzando soprattutto la famiglia media e le madri single".

Secondo quanto si legge nell'indagine, "il sistema socio-sanitario del nostro Paese è tra i migliori al mondo" ma negli ultimi decenni si è assistito "a un aumento di procedure diagnostiche e terapeutiche complesse e invasive, estese alla totalità delle gravidanze". "Oggi si riscontra un aumento indiscriminato di tagli cesarei" al punto che, viene spiegato "il nostro Paese, considerate le nazioni con dati disponibili, è al secondo posto nel mondo, preceduta solo dal Brasile, nonostante l'indicazione da parte dell'Organizzazione mondiale della Sanità di una soglia massima pari al 15% di tagli cesarei, giustificati da indicazioni mediche per problemi materni o fetali".

Secondo quanto si legge ancora nell'indagine, esistono due possibili aree di intervent rigenerare il valore della famiglia ma anche elaborare politiche del welfare in favore delle famiglie e delle coppie e politiche per la salute della donna e per la riproduzione. Tra le soluzioni prospettate a conclusione dell'indagine: l'attuazione di una politica fiscale che favorisca la nascita di nuove famiglie e la procreazione, rafforzamento del sostegno alla maternità per le giovani con lavori flessibili, adozione di politiche di reingresso nel mercato del lavoro dopo la mascita del figlio, rafforzamento delle misure che consentano di conciliare vita familiare e lavorativa.

 
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