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17 ottobre 2005
Osteoporosi

Sono 4,5 milioni gli italiani colpiti dalla malattia

Sono 4,5 milioni gli italiani, l'8% della popolazione, colpiti da osteoporosi, la malattia metabolica dello scheletro piu' frequente. L'osteoporosi provoca una perdita di massa ossea e un peggioramento della struttura dell'osso. Di conseguenza aumentano la fragilita' e il rischio di fratture. Una patologia per la quale si fa ancora troppo poca prevenzione, ad esempio attraverso lo sport: proprio l'attivita' fisica e' il tema della Giornata mondiale dell'osteoporosi - presentata oggi a Milano - che si celebra, come ogni anno, il 20 ottobre, per sensibilizzare i cittadini verso questo problema medico-sociale. Quest'anno lo slogan e' 'move it or lose it', se non lo muovi lo perdi, che ricalca un po' la classica massima della medicina 'l'uso crea l'organo, il non uso lo distrugge'. Le donne sono le piu' minacciate: in Italia sono 3.5 milioni quelle colpite. Dopo i 50 anni hanno il 30-40% di probabilita' di rompersi vertebre, femore o anca, anche solo scendendo dal letto o stendendo la biancheria fuori dal balcone. La malattia delle 'ossa fragili' causa ogni anno 250mila fratture, di cui molte non rilevate. ''Nel 20% dei casi - spiega il prof. Ranuccio Nuti, presidente della Societa' italiana dell'osteoporosi, metabolismo minerale e malattie dello scheletro (Siommms) - le fratture di vertebre non sono correttamente diagnosticate, a volte per negligenza dei medici che non prescrivono una radiografia, propendendo per una spiegazione piu' semplice, ad esempio un 'colpo della strega'''. Oltre ai costi umani, in termini di riduzione della qualita' della vita, la patologia - e' stato osservato - incide anche dal punto di vista economic soltanto le fratture di femore costano al Sistema sanitario italiano 5 miliardi di euro l'anno. L'osteoporosi e' una patologia piu' frequente del tumore del seno, pari alle malattie cardiovascolari. Provoca invalidita' e mortalita': dopo una frattura la meta' dei pazienti non e' autosufficiente e con la rottura del femore (tipica dell'eta' piu' avanzata) il rischio di morte e' del 15-30%. Con quella dell'anca del 3%. ''Eppure - sostiene il prof. Sergio Ortolani, presidente della Lega italiana osteoporosi (Lios) - nonostante la vastita' della dimensione epidemiologica e gli enormi costi, sussiste ancora la percezione che l'invecchiamento dello scheletro sia inevitabile e con esso le fratture''. ''Per arginare l'osteoporosi e' necessario prevenirla - aggiunge Ortolani - cioe' fare attivita' fisica, attraverso la quale i muscoli stimolano l'osso 'massaggiandolo', e assicurarsi fin da giovani un sufficiente apporto di calcio nella dieta''. Quando, pero', la prevenzione non basta, si deve ricorrere ai farmaci. Da qualche settimana, dopo anni di sperimentazione, e' in commercio una nuova molecola: il ranelato di stronzio. ''I farmaci finora disponibili - spiega Nuti - bloccano la distruzione del tessuto osseo o ne stimolano la formazione: il ranelato di stronzio ha entrambe le capacita' d'azione: ricostruisce l'osso e ne blocca l'erosione, riducendo il rischio di fratture''. Studi pubblicati su autorevoli riviste scientifiche indicano che la nuova molecola riduce del 49% il rischio di frattura delle vertebre e del 36% quello di fratture del femore. Il problema e' che il farmaco, oggi, e' utilizzato nella maggior parte dei casi dopo la prima frattura, un evento che spesso costituisce un punto di non ritorno nella salute del paziente. ''Adesso il ranelato di stronzio, come altre terapie farmacologiche, e' utilizzato per prevenire fratture ulteriori - e' l'opinione di Ortolani e Nuti - ma bisognerebbe introdurlo nella prevenzione primaria''. Prima, cioe', che una frattura possa ridurre l'autonomia del paziente o il suo equilibrio generale''. L'ostacolo e' il prezz una scatola costa 53 euro, per un mese di cura, e gli attuali regimi terapeutici sono rimborsati dal Sistema sanitario solo dopo la prima frattura. ''Certo si tratta di un costo molto alto - sostiene Nuti - ma e' sempre meno rispetto al costo, umano e non solo economico, di un ricovero, magari dell'assunzione di una badante o di una protesi d'anca''.
 
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