Ordine dei Farmacisti della Provincia di Pesaro e Urbino

mercoledì 19 Settembre 2018

 

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11-12-13 febbraio
Assemblea 2006, la cronaca della serata

Tanti e tutti importanti i temi affrontati

 

Si è svolta venerdì 10 febbraio alle ore 21.00 l’annuale Assemblea degli iscritti all’Ordine della provincia di Pesaro e Urbino.

L’apertura di Romeo Salvi

In anticipo sui tempi tradizionali destinati a tale appuntamento, in modo di poter presentare con tempestività l’attività di aggiornamento obbligatoria ECM, dopo l'approvazione del bilancio guidata dal Tesoriere Massimiliano Marra, il Presidente riconfermato per il triennio 2006-2008 Romeo Salvi ha aperto la serata, partecipatissima (erano presenti almeno settanta farmacisti), con la lettura della Relazione Morale, pubblicata integralmente nel sito nel menù “Filo Diretto”, “Il Pensiero dell’Ordine”, e della quale è presente un brevissimo abstract nell’Editoriale.

Tanti i temi affrontati da Salvi: dal cambiamento alla messa in discussione della Professione, dai rapporti con gli altri sanitari e con le istituzioni pubbliche ai problemi dei giovani neo-lauerati passando attraverso un coinciso excursus delle tante attività a scopo sociale e culturale svolte dall’Ordine durante i dieci anni del suo mandato.

Particolare attenzione è stata posta dal presidente a tre missive giuntegli i giorni scorsi e lette in coda alla Relazione: una era di ringraziamento ad un farmacista per quanto da lui fatto durante il turno per un paziente in crisi ad una crisi infiammatoria alle vie urinarie, un’altra era una testimonianza a favore di Annibale Fusconi, l’anziano farmacista  preparatore per anni al vertice dell’Ordine, e l’ultima era una testimonianza delle difficoltà che hanno le piccole farmacie rurali ad affrontare la legge sugli sconti..

Farmacia e politica: la parola a Giuseppe Mascioni

Alla dissertazione del Presidente, hanno fatto seguito i tanti interventi degli intervenuti, primo fra tutti il Senatore Giuseppe Mascioni, Vicepresidente della Commissione Sanità del Senato. L’ex Assessore alla Sanità delle Marche, ha cominciato da una battuta: “Ultimamente, dopo un mio intervento al Senato in materia, mi hanno chiesto se ero farmacista… Ovviamente, scherzi a parte, sono consapevole dell’importanza del ruolo di questo professionista nell’ambito del Servizio Sanitario e della socialità in generale. Ma oggi – ha proseguito Mascioni – questo ruolo è in pericolo. Siamo infatti arrivati alla vigilia di un cambiamento strutturale del settore farmaceutico, dopo che per tanto tempo se ne è solo parlato. L’accelerazione voluta in modi e termini che non condivido dall’attuale (ancora per pochissimo, ndr) Ministro Francesco Storace, ha portato ad una destabilizzazione indirizzata verso un liberismo che non potrà più essere difeso dall’interno della categoria”. Non a caso, mercoledì scorso il Senatore ha incontrato i vertici di FOFI e Federfarma: “Nel faccia a faccia con Giacomo Leopardi e Giorgio Siri – ha puntualizzato il politico pesarese – sono emerse tutte le preoccupazioni dei farmacisti ma anche i loro errori legati ad una chiusura verso l’apertura deleteria, non più tollerabile da un mondo che muta a velocità impressionante. Al punto che Siri ha addirittura messo sul piatto della futura impostazione della farmacia la controversa questione dell’ereditarietà, elemento oggi più che mai equivoco quando pure l’Antitrust, e la notizia è di oggi, sentenzia che sarebbe un bene che titolari delle farmacie potessero essere anche non farmacisti. Per non parlare dello scarso potere sanzionatorio degli Ordini e che dovrebbe, come sostiene Leopardi, finalmente diventare effettivo”. Insomma, il quadro disegnato da Mascioni è apparso davvero fosco, ma, in tanto buio, sono emerse alcune possibili soluzioni per fronteggiare l’emergenza: “Bisogna cercare alleanze - ha concluso il Senatore - trovare nuove sinergie con i medici, con i consumatori e, perché no, anche con l’industria, non sempre allineata con le posizioni dei farmacisti. Bisogna offrire nuovi servizi, combattere, tutti insieme, la banalizzazione cui viene sottoposta la Professione quando si parla di farmaci nei supermercati. E, non in ultimo, informare i politici, dialogare con loro per fargli capire quanto è effettivamente insostituibile il farmacista sul territorio: non sempre, anzi, quasi mai, gli uomini di governo se ne rendono conto e se si riuscisse a fargli comprendere che l’equazione “farmacista uguale capitalista” appartiene ormai al passato, sarebbe già fatto un primo passo verso la distensione ed il riconoscimento del ruolo”.  

La tavola rotonda


L’intenso monologo di Mascioni, andato completamente a braccio nella sua dissertazione, ha acceso un vivace dibattito, durante il quale hanno preso la parola diversi partecipanti all’Assemblea. “Come Presidente dei Titolari della provincia – ha esordito Stefano Golinelli – mi rendo conto che i problemi che dobbiamo affrontare sono molti. Purtroppo, siamo stati colti di sorpresa dall’azione improvvisa e dirompente di Storace, che ha avuto l’effetto di provocare, in un primo momento, una spaccatura della categoria. Poi, piano piano, abbiamo ripreso in mano le redini del discorso ma siamo consapevoli che, nonostante tutte le cose buone fatte e messe a disposizione della gente e del Servizio Sanitario, dobbiamo fronteggiare attacchi da ogni parte. Nelle Marche – ha precisato Golinelli  - siamo riusciti a trovare le giuste sinergie fra di noi per dare vita ad iniziative e progetti che, come ad esempio il CODIN (il consorzio che permette la distribuzione diretta dei medicinali di fascia H attraverso le farmacie, ndr), ci invidiano in tutta Italia. Sono un po’ pessimista però sul conto delle possibili alleanze con i medici, che più volte abbiamo provato a sollecitare in questo senso, senza tuttavia riuscirci. Ma insisteremo, perché siamo convinti che ne trarrebbe vantaggio l’intero movimento sanitario. D’altronde, siamo più che mai nell’era della globalizzazione e non possiamo più tirarci indietro di fronte né al confronto né al cambiamento”. “Dobbiamo puntare tutto sulla nostra professionalità – ha ribadito con veemenza Alberto Ceccolini, il più giovane consigliere dell’Ordine – e se riusciremo a portare dalla nostra parte la gente, non ci sarà niente da temere. Certamente, la fine che non vogliamo fare è quella dei colleghi americani, costretti a contare le pillole nei loro angusti retrobottega e, magari, a curare le patologie iatrogene derivanti da una selvaggia automedicazione: lotteremo perché ciò non accada”. A prendere la parola è stato poi Toto Canalini, che ha spronato Romeo Salvi a reagire al possibile pericolo di depressione:”Credo che se da una parte è vero tutto ciò che è stato detto finora, serva una forte dimostrazione di capacità di reazione e se i media fino ad oggi ci hanno attaccato, è arrivato il momento di rispondere con gli stessi strumenti. Ed è determinante puntare sull’unica vera alleanza che ci può salvare, quella con la gente”.

Il ruggito del Presidente

Dopo aver ascoltato per circa mezz’ora coloro che hanno parlato, Romeo Salvi ha ripreso la parola regalando il momento forse più ricco di pathos dell’intera serata: “Forse mi sono spiegato male – ha attaccato il Presidente – ma ciò che volevo descrivere con la mia Relazione erano proprio le mie perplessità a riprendere in mano, per altri tre anni, il timone dell’Ordine ben sapendo che le mie energie sono minori rispetto a dieci anni fa e che i problemi sono spaventosamente più grandi. Ho dovuto combattere con me stesso, e, alla fine, ho deciso di dire di sì perché, nonostante la crisi, credo troppo in quello che faccio e ancora sento di poter dare qualcosa al nostro sistema. Quando si dice che è la gente il grande alleato dei farmacisti, da una parte può essere naturalmente logico, ma, dall’altra, quella stessa gente fa molto presto a passare sull'altro fronte della barricata e darci addosso, se opportunamente fomentata e disinformata, come avviene oggi. Quando il Senatore afferma che Storace ha seguito una strategia precisa per farsi pubblicità in senso politico – ha precisato Salvi – afferma il vero e ve lo posso dire per diretta esperienza, dato che una delle mie grosse più fatiche degli ultimi anni è stato confrontarmi con lui qualche mese fa nella sede della FOFI di Roma. Cercare alleanze è fondamentale, lo sappiamo, ma come facciamo a crederci davvero se per ben quattro volte l’Assessore alla Sanità regionale Mezzolani fa spostare quattro persone da Pesaro, Ancona, Macerata ed Ascoli e poi senza preavviso disdice le riunioni? Spesso, e lo dico anche per quanto mi riguarda, ci si ritrova soli e la tentazione di mollare tutto è altissima. Per fortuna che arrivano anche le soddisfazioni, le iniziative che ci coinvolgono a livello culturale con la gente, con le scuole, con le Università, con l'opinione pubblica.”. E anche sulla possibilità di fare davvero il farmacista-professionista, il Presidente ha le idee ben chiare: “Ovviamente condivido quanto ha detto il giovane collega Ceccolini ma vorrei anche farlo riflettere, fargli capire che non tutti hanno le sue possibilità, dato che la maggior parte dei farmacisti non è libero di fare davvero il professionista nelle farmacie che non gli appartengono. E dove può capitare che siano quasi costretti a subire pressioni e forzature nel nome del fatturato”.

Tocca ai giovani

Chiamati in causa dalle parole di Salvi, i tanti giovani presenti in sala sono stati rappresentati dalla voce, rotta dall’emozione, della neolaureata Roberta Lodi: “Dal mio punto di vista e dalla mia ancora minima esperienza in farmacia, non posso che dire che tutto quanto è stato detto fino ad ora corrisponde perfettamente alla realtà, e, quindi, un po' di preoccupazione per il futuro esiste. Ritrovarsi a contrattare sul prezzo ed esporre cartelli con gli sconti è avvilente anche per me, che sono al lavoro da pochissimo, figuriamoci per chi lo era da anni. Ma non si può non affrontare questo cambiamento e speriamo solo che la professionalità serva ad affermare il nostro ruolo di educatori nei confronti della gente che, il più delle volte, non ha chiara cognizione di causa”. E, anche se ormai più tanto giovane non è, Claudio Mari ha approfittato dell’occasione per portare avanti il suo cavallo di battaglia: “Come sostengo da sempre, noi farmacisti dovremmo fare di tutto per eseguire prestazioni prettamente sanitarie, come ad esempio le iniezioni o gli interventi con il defibrillatore, e per poster intervenire, come avviene anche all’estero, sulla possibilità di prescrivere direttamente farmaci sulla cui sicurezza non esistono dubbi”.

La chiusura del dibattito

A chiudere dibattito è stata la discussione sui farmacisti eventualmente al lavoro nelle Coop: “Come poter immaginare di studiare cinque anni per ritrovarsi fra gli scaffali di un supermercato a vendere solo l’aspirina? – si è chiesto Romeo Salvi – Ma, contemporaneamente, con i tanti problemi occupazionali di oggi, come pensare di prendersela con chi, per questioni e scelte personali, si ritroverà a dir di sì?”. Sapendo oltretutto che OTC e SOP potrebbero essere solo gli espedienti per arrivare ad aprire un domani vere e proprie nuove farmacie? “E in tutta questa variegata e complessa situazione, cosa può fare realmente l’Ordine? - questa la domanda di chiusura posta ancora una volta dal Presidente - Non possiamo che tentare di operare con grande valenza culturale e, impegnarci tutti insieme verso questa direzione, sapendo che è l’unica percorribile”.

La cerimonia e i saluti

L’ultima mezz’ora dell’Assemblea è stata dedicata alla consegna dei tesserini ai nuovi iscritti presenti alla cerimonia (Federica Bani, Chiara Bebi, Federica Bruscaglia, Laura Catena, Francesco Dini, Laura Emanuelli, Roberta Lodi, Giorgia Messina, Eugenia Pagnetti, Ines Penoia, Raffaella Polidori, Francesca Bubboli, Elena Sora e Gisberto Zanfini), tentando di stemperare i timori derivanti dai tanti temi discussi con uno spirito d'accoglienza comunque ottimistico e gioioso. Successivamente, sono stati premiati per il loro servizio riservato all’Ordine nel recente passato Piero Bolelli, Elisabetta Paglialunga e Paolo Venerucci.
Prima di dedicarsi al cocktail finale, dopo l'Assemblea durata ben due ore e mezza, è stato letto il programma ECM per il primo semestre del 2006, con le puntualizzazioni sui crediti da acquisire (quasi sicuramente dovranno essere 30, e quindi il totale del quinquennio si attesterà a 120. Chi, inoltre, dovesse aver già raggiunto tale quota, con ogni probabilità non avrà bisogno di raccogliere altri crediti. Ancora, però, non ci sono comunicati ufficiali anche se l’indirizzo della Commissione Nazionale sembra essere questo pur con tutte le incertezze derivanti sia dalla materia in continua evoluzione sia dai prossimi cambiamenti politici), e sono stati illustrate da Gaetano Judica, Revisore Supplente dell’Ordine, le quote dovute all’ONAOSI fino al 2010. La chiusura della serata è toccata ad Andrea Duranti, neo-revisore dell'Ordine oltre che professore ad Urbino, che ha ribadito l'importanza della fruttuosa collaborazione fra Università e Ordine.

(a. a.)

 
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