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23 febbraio 2006
Influenza Aviaria

Le ultime novità dal corso ECM per farmacisti tenutosi a Pesaro

Il corso ECM "Influenza aviaria: epidemiologia, clinica e prevenzione" ha dato lunedì sera 20 febbraio l’avvio agli incontri di formazione continua in medicina per i farmacisti organizzati dall’Ordine. Relatore è stato il Dr. Enzo Petrelli, primario del reparto di malattie infettive del S. Salvatore di Pesaro, che ha catturato l’attenzione dei 120 intervenuti per la natura e l’attualità dell’argomento trattato.

Molti sono stati gli approfondimenti scientifici e sanitari emersi durante l’incontro.

L’influenza aviaria è una malattia infettiva che colpisce i volatili, causata da un virus dell’influenza di tipo A.

Può presentarsi in due forme:

  • a bassa patogenicità: è caratterizzata da sintomi lievi, come arruffamento delle piume e diminuzione della produzione di uova nelle galline ecc.
  • ad alta patogenicità: in questo caso la mortalità del pollame è elevata, raggiungendo anche il 100%.

I virus influenzali a bassa patogenicità in natura persistono e si mantengono nei volatili acquatici selvatici.

Attualmente in Asia è in corso un’epidemia particolarmente estesa tra i volatili, causata da un sottotipo di virus influenzale A denominato H5N1 ad alta patogenicità. Recentemente l’influenza aviaria da H5N1 si è presentata negli animali anche in Europa (Russia, Kazachistan, Turchia, Romania, Italia) probabilmente diffusa tramite uccelli migratori.

In Italia dall’inizio del ‘900 ad oggi si sono verificate varie epidemie di influenza aviaria ed hanno interessato sia gli uccelli selvatici che gli allevamenti di uccelli domestici.

Il virus dell’influenza aviaria infetta gli uccelli perché trova nelle cellule delle vie aeree e dell’apparato intestinale i recettori specifici. Nell’uomo i recettori specifici per i virus dell’influenza umana sono diversi, ma esistono, su pochissime cellule dell’epitelio tracheo-bronchiale, anche recettori specifici per i virus dell’aviaria.

La trasmissione diretta dagli uccelli selvatici all’uomo non è stata ancora osservata, ma quando il virus passa dagli uccelli selvatici a quelli domestici, come i polli, subisce dei cambiamenti che possono favorire la trasmissione tra polli e uomo, maiali e/o altri mammiferi.

Il contagio da volatili all’uomo avviene:

- in condizioni di promiscuità con pollame infetto

- maneggiando pollame o anatre infetti o morti (veterinari, macellai)

- consumando sangue d’anatra

- consumando pollame poco cotto

Ad oggi è stato dimostrato che il virus H5N1 è in grado di infettare occasionalmente l’uomo, mentre la trasmissione interumana non sembra essere possibile (fase 3 dell’allerta pandemico, secondo il piano OMS per la pandemia influenzale), in quanto la carica eliminata dall’uomo infetto (feci e secrezioni respiratorie) potrebbe essere insufficiente ad iniziare un processo d’infezione in un altro ospite umano a causa della bassa quantità di recettori specifici per il virus.

In teoria la trasmissione interumana potrebbe avvenire solo se il virus, mutando, acquistasse la capacità di legarsi ai recettori specifici dei virus influenzali umani, mantenendo anche un’alta patogenicità. Tale mutazione potrebbe avvenire qualora persone infette con questo virus si infettino contemporaneamente con virus dell’influenza umana ordinaria: lo scambio di geni (antigenic shift) potrebbe portare ad un nuovo sottotipo di virus influenzale nella popolazione umana con diffusione ubiquitaria (pandemia).

Il periodo d’incubazione tra esposizione al virus e comparsa dei sintomi è solitamente tra i 2 e 5 giorni, talvolta più prolungato. Le più comuni manifestazioni cliniche dell’influenza aviaria comprendon febbre, tosse, cefalea, polmonite.

E’ impossibile ad oggi prevedere o escludere una pandemia da H5N1, ma vista la diffusione estesa del virus e la possibilità di continue mutazioni, il rischio di tale evenienza è alto ed è importante preparare un’efficace strategia preventiva. Con il Decreto Legge del 01.10.2005 il Governo ha approvato un pacchetto di misure urgenti per fronteggiare l’influenza aviaria e le emergenze zoosanitarie e per assicurare anche idonee scorte di farmaci antivirali, oltre che il potenziamento delle strutture sanitarie.

Le armi a nostra disposizione per combattere un’eventuale influenza pandemica son

  • il vaccino influenza stagionale: non conferisce una protezione specifica verso il ceppo A (H5N1) ma è utile al fine di evitare la co-infezione (raccomandato soprattutto agli addetti ai lavori nelle fattorie o negli allevamenti avicoli, ai veterinari)
  • il vaccino pandemic verrà prodotto a partire dal momento in cui, dichiarata la pandemia, l’OMS distribuirà ai produttori il ceppo virale che l’ha causata (3-6 mesi)
  • farmaci antivirali: in attesa del vaccino, sono finalizzati al trattamento dei primi casi e al contenimento dei primi focolai, vanno assunti entro 2 giorni dall’inizio dei sintomi.

Va detto, inoltre, che il virus dell’aviaria, stabile e resistente alle basse temperature, a 100 ° C in acqua s’inattiva in circa 2 minuti ed è sensibile ai comuni disinfettanti, come etanolo al 70% e ipoclorito di sodio allo 0,01%.

Queste infine sono le indicazioni per una corretta prevenzione:

  • istituire idonee forme di controlli sanitari alle frontiere (i turisti che provengono dalle zone del sud - est asiatico dovrebbero essere controllati e già alcuni aeroporti si sono attrezzati allo scopo);
  • isolare un soggetto con sintomi sospetti (le persone interessate dovrebbero essere isolate per almeno 7 giorni e dovrebbero essere controllate tutte quelle che siano venute in qualche modo a contatto con esse; a livello ospedaliero, poi, si dovrebbe effettuare un isolamento delle persone infette in apposite aree con camere a pressione negativa e zona filtro, e con l’intervento di personale che utilizza tutti i possibili sistemi di protezione);
  • procedere alla registrazione delle aziende di volatili da cortile presso le ASL e all’obbligo di etichettatura delle carni avicole, oltre a intensificare i controlli tesi alla restrizione delle importazioni da Paesi terzi sui prodotti di origine animale sensibili alle infezioni.

L’OMS ha steso queste regole comportamentali valide per i viaggiatori usi a recarsi nelle aree geografiche interessate (alcune di esse sono riconducibili anche al quotidiano):

  • evitare i contatti con pollame vivo e uccelli selvatici;
  • evitare di visitare mercati dove si vendono animali vivi o fattorie;
  • evitare il contatto con superfici contaminate da feci di animali;
  • evitare di maneggiare animali trovati morti;
  • evitare di mangiare pollame, anatre o uova crudi poco cotti;
  • curare l’igiene personale e lavarsi spesso le mani

 

(l. c.)

 
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