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24 novembre 2017
Black friday tra scioperi e proteste, Gdo contro colossi e-commerce: troppi privilegi fiscali

Articolo tratto da Farmacista33

Black friday tra scioperi e proteste, gdo contro colossi e-commerce: troppi privilegi fiscali
Un black friday all'italiana. Ben due proteste stanno rendendo nera la tradizione che arriva da Oltreoceano e che dà inizio agli acquisti natalizi con forti sconti sull'online: da un lato, la distribuzione moderna organizzata ha lanciato un'offensiva, con un Manifesto indirizzato a Governo e forze politiche (dal sapore elettorale) per il rilancio del settore, scagliandosi contro i "privilegi" dei player dell'e-commerce e invocando il rispetto delle regole fiscali e normative da parte di tutti. Dall'altro, nel più grande centro logistico italiano di Amazon, è in corso uno sciopero dei lavoratori di 24 ore. Ma intanto, sulla scena internazionale, ci si continua a interrogare sulle intenzioni del colosso di entrare nella distribuzione di farmaci con ricetta. Per quanto riguarda la Gdo, il Manifesto, strutturato in cinque richieste, è stato messo a punto dall'Associazione distribuzione moderna, realtà di cui fanno parte Federdistribuzione, Ancc-Coop e Ancd-Conad e che conta 900 imprese della distribuzione in Italia. A essere denunciata, nel primo punto dedicato alla concorrenza, è una asimmetria competitiva tra «chi è presente sul mercato con punti vendita fisici e chi opera solo via e-commerce», evidente soprattutto nel settore del non-food, che si traduce in una disparità di regole. In primo luogo, viene segnalato un gap di trattamento fiscale e, anche se il riferimento non è esplicito, nel corso della presentazione del Manifesto sono state ricordate le questioni fiscali che i big del web hanno aperte a livello europeo e quelle con il nostro paese. Un elemento che è stato indicato come primo «punto di discriminazione». Ma c'è anche un fatto normativo: le piattaforme dell'online sono attive 24 ore e 365 giorni all'anno, mentre, denuncia Adm, i retailer fisici hanno a che fare con limiti stabiliti da Regioni e Comuni, con una variabilità territoriale che impone di mettere in campo scelte differenziate a seconda dei territori. Deregulation per i retailer dell'e-commerce che riguarda anche sconti e promozioni, mentre per i player fisici la realtà è diversa. E questo stato di cose contribuisce a creare una situazione in cui a risentirne è la stessa concorrenza. Tra le altre richieste, come si apprende dai Tweet sul tema, c'è anche «eliminazione di monopoli e concorrenza nei nuovi settori (farmaci e carburanti)». E da Francesco Pugliese, Ad Conad, come riportano alcune agenzie, arriva anche una stoccata sul tema delle parafarmacie: «Vanno eliminati anche tutti i monopoli e le rendite per esempio nei settori dei farmaci e dei carburanti. C'è un deputato del Pd che vorrebbe bloccare le nuove licenze nelle parafarmacie: cioè equivale a salvaguardare vecchie posizione di rendita e penalizzare i consumatori». Tra le altre richieste del Manifesto, si trova anche la lotta a contraffazione, abusivismo e evasione; rilancio dei consumi, che tocca anche il superamento in via definitiva dell'ipotesi del aumento dell'Iva, incentivi per gli investimenti, anche per una modernizzazione dei punti vendita, e semplificazione del quadro normativo.
Intanto, sempre a proposito di e-commerce, nel Black Friday, i sindacati confederali del commercio hanno indetto uno sciopero di 24 ore tra i lavoratori del centro logistico più importante di Amazon in Italia, a Castel San Giovanni (Piacenza), per ritmi di lavoro e produttività, per i sindacati, troppo serrati, una migliore organizzazione di turni e mansioni, e per riavviare la trattativa aziendale che preveda premi di risultato.
Per quanto riguarda, invece, l'ingresso di Amazon nella vendita di farmaci con ricetta, dopo l'acquisizione, nell'arco di un anno, di licenze in 13 Stati Usa, le dichiarazioni rilasciate dall'azienda alle autorità regolatorie di Indiana e Tennessee, il 13 novembre, hanno lasciato intendere quanto meno un rallentamento. Come riportato dalla stampa internazionale, Amazon non userà le licenze ottenute nel Tennessee e in Indiana per vendere farmaci da prescrizione, ma per device e presidi sanitari, forniture mediche e chirurgiche. Secondo gli analisti, questo non significherebbe un passo indietro, ma un voler crearsi una competenza più specifica. A ogni modo, l'annuncio sulle intenzioni di Amazon, secondo quanto è trapelato, potrebbe essere atteso intorno al 26 novembre. Intanto, la Cbnc, in un articolo di martedì, riferisce che secondo gli analisti di Cowen Research, se Amazon sta pensando di entrare nel mercato dei farmaci da prescrizione, farebbe bene ad acquisire Rite Aid, catena di farmacie Usa: l'operazione accelererebbe il processo e aumenterebbe la quota di mercato che potrebbe raggiungere con 19 licenze, 6 centri di distribuzione e oltre 2500 punti approvati.
 
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