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07 dicembre 2017
Pensione e prestazioni integrative: dal Sinasfa un vademecum per orientarsi

Articolo tratto da Farmacista33

Quale potrà essere il tenore di vita dalle prestazioni pensionistiche obbligatorie al momento della pensione? Che cos'è la previdenza complementare e a chi conviene aderire? Quali prestazioni si prevedono? Sono queste alcune delle domande a cui cerca di fornire una indicazione il Vademecum sulla pensione complementare messo a disposizione sul proprio sito dal Sindacato nazionale dei farmacisti non titolari (Sinasfa). Il contesto previdenziale, è la premessa del documento, ha visto «un progressivo aumento della durata della vita media con un allungamento del periodo di pagamento delle pensioni e il forte rallentamento della crescita economica con una sensibile riduzione dei contributi versati». Le scelte che negli ultimi anni sono state messe in campo dalla politica sono state quelle, come si sa, di «innalzare l'età per andare in pensione e l'anzianità contributiva minima», legare «il calcolo dell'importo della pensione all'ammontare dei contributi versati alla crescita del Pil e alla cosiddetta "speranza di vita" al momento del pensionamento» e rivalutare «la pensione unicamente sulla base dell'inflazione, senza legarla in alcun modo all'aumento delle retribuzioni». Da qui l'allarme lanciato: «L'introduzione del metodo di calcolo contributivo fa sì che l'assegno pensionistico sarà sempre più basso» e per questo «fin dall'inizio dell'attività lavorativa diventa particolarmente opportuno stimare il proprio tasso di sostituzione della previdenza obbligatoria per valutare se, una volta raggiunta la pensione, potrà garantire un tenore di vita adeguato» e diventa poi importante avviare una «valutazione sulla previdenza complementare», cercando di farsi un quadro eventualmente su «quanto (e in che modo) si dovrà ottenere» da una integrazione. Sul mercato, si legge nel vademecum, «ci sono tre categorie di fondi pensione:

 

i fondi negoziali o contrattuali, istituiti dai contratti di lavoro, ai quali possono aderire i lavoratori dipendenti privati e pubblici di quella specifica categoria o comparto o base territoriale ed, eventualmente, i loro familiari.

i fondi aperti ai quali possono aderire tutti i lavoratori di tutte le tipologie contrattuali, dipendenti, autonomi o liberi professionisti e anche coloro che non hanno un lavoro (percettori di redditi diversi o persone a carico); si può aderire sia individualmente sia in modo collettivo (accordi aziendali, di studi professionali o servizi o tra lavoratori appartenenti ad una determinata categoria, come avviene per i fondi negoziali).

i PIP (piani individuali pensionistici), vale a dire piani pensionistici gestiti mediante contratti di assicurazione sulla vita; sono solo ad adesione individuale, sono acquistabili da chiunque».
Un approfondimento è dedicato in particolare ai «fondi pensione negoziali, detti anche chiusi o contrattuali o ad ambito definito». Per i farmacisti dipendenti il fondo di riferimento è il Fondo Fon.te (per i dipendenti da aziende del terziario, commercio, turismo e servizi). In generale, si tratta di «associazioni senza scopo di lucro, istituite nel rispetto dei criteri previsti dall'art.3 del Dlgs. 252/05: nascono a seguito di Contratti Collettivi di Lavoro anche aziendali, da accordi collettivi, da regolamenti di enti o aziende, dalle regioni e dalla casse professionali privatizzate. Sono detti "chiusi" perché possono aderirvi solo i lavoratori cui si applica uno specifico contratto collettivo nazionale o, in ogni caso, in possesso delle caratteristiche richieste». Unica eccezione «è costituta dai familiari a carico degli iscritti, qualora lo statuto/regolamento lo preveda». Caratteristica di questi Fondi è «la partecipazione attiva alla vita degli iscritti che, in quanto tali, ne diventano soci e possono partecipare all'elezione degli organi di amministrazione e controllo». Per quanto riguarda il funzionamento, «si prevede che il lavoratore versi il Tfr nella propria posizione individuale; se versa al Fondo la quota minima prevista dagli accordi, beneficerà anche del contributo aggiuntivo dell'azienda come previsto da tali accordi, che possono poi stabilire anche la percentuale minima di Tfr da versare al fondo. In assenza di indicazioni il conferimento è totale». Le prestazioni sono ottenibili «sia nel corso della propria attività lavorativa sia durante la vecchiaia». Innanzitutto, «al raggiungimento dei requisiti per la pensione obbligatoria, con almeno cinque anni di partecipazione alla previdenza complementare, è possibile trasformare la propria posizione individuale in una rendita che costituirà a tutti gli effetti la propria pensione integrativa. La pensione così ottenuta può essere anche reversibile, al coniuge o a qualsiasi altro beneficiario eventualmente designato. Al momento della pensione, è possibile ricevere la liquidazione della propria posizione individuale in un'unica soluzione fino a un massimo del 50% del capitale accumulato o il 100% se il 70% di tale capitale dà luogo ad una rendita vitalizia, non reversibile, inferiore al 50% dell'assegno sociale».

Aderendo alla previdenza complementare «si beneficia di una tassazione favorevole per tutte le fasi: contribuzione, accumulo e prestazioni». Il totale «dei contributi versati al Fondo sono deducibili alla fonte dal reddito complessivo dell'aderente per un importo annuo non superiore a 5.164,57 euro. Nel calcolo del limite, non si devono considerare le quote di Tfr conferite al Fondo. In pratica avendo un reddito di 25.164 euro l'anno e versando 5.164,57 euro al fondo, si pagheranno le tasse solo su 20.000 euro».

La prestazione pensionistica «può essere richiesta quando si maturano i requisiti di pensionamento per la pensione pubblica previsti dalla normativa vigente, purché si abbiano almeno cinque anni partecipazione a una o più forme pensionistiche complementari. Può essere erogata in forma di rendita (pensione complementare) o in capitale o mista, secondo i limiti fissati dalla legge. Quindi, è bene sottolineare che possedere i requisiti per il pensionamento non comporta obbligatoriamente andare in quiescenza: l'aderente può decidere se cominciare a percepire la pensione complementare o rimanere nel fondo, proseguendo o meno con contribuzioni. Perché compiere una scelta di questo tipo? L'ammontare della pensione viene calcolato trasformando il capitale in una rendita applicando dei 'coefficienti di conversione', che non tengono solo conto dell'andamento demografico della popolazione italiana, ma anche dell'età e del sesso: ne consegue che maggiori saranno il capitale accumulato e/o l'età al pensionamento, tanto maggiore sarà l'importo della rendita». Per informazioni e per il Vademecum: www.sinasfa.it

 
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