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29 marzo 2006
ObesitÓ e sovrappeso

Non si misura pi¨ in chili ma... in centimetri

Non si misura piu' in chili, ma in centimetri, l'obesita', per evidenziare il rischio di avere un problema cardiaco. Lo dimostrano i risultati dello Studio Idea, presentati oggi nel corso di una conferenza stampa a Milano, secondo cui 14 centimetri di girovita (leggi: grasso addominale) in piu', comportano il raddoppio (portandolo dal 21 al 40%) del rischio cardiovascolare. La correlazione fra girovita fuori controllo e rischio cardiometabolico era gia' stata fatta in base alle osservazioni cliniche e lo scorso anno era stato proprio il ministero della Salute a proporre agli italiani il ricorso al metro da sarta per misurare ciascuno il proprio rischio cardiovascolare. Ed erano stati indicati i valori soglia della circonferenza alla vita entro cui mantenersi, stabiliti a livello internazionale: 102 cm per gli uomini e 88 per le donne. Oggi queste considerazioni trovano conferma nei numeri dello studio internazionale Idea, condotto su quasi 177.000 adulti di entrambi i sessi in 10 aree del mondo (dal Canada all'Africa subsahariana, dall' Australia all'Asia dell' est, all' America del sud). Una ricerca realizzata dai medici di medicina generale di tutto il mondo su un campione di loro assistiti, con l' obiettivo di definire la prevalenza dell'obesita' addominale nei diversi continenti. A questo studio hanno partecipato anche 600 medici italiani, che hanno esaminato nelle giornate del 25 e 26 maggio scorsi oltre 7500 persone. ''In particolare - ha affermato Michele Carruba, presidente della Societa' Italiana dell'Obesita' e coordinatore di Idea in Italia - emerge che se una persona ingrassa, un aumento della sua circonferenza addominale di 14 centimetri per i maschi e di 14,9 centimetri per le femmine, accresce il suo rischio di contrarre malattie cardiovascolari dal 21 al 40%, in pratica il rischio raddoppia''. E tale aumento di rischio diviene clinicamente rilevante quando si raggiungono e si superano i valori soglia (102 e 88). In particolare, il ricercatore ha spiegato che il punto giusto per misurare il girovita e' a meta' strada fra l'ultima costola e la testa iliaca del bacino. E per essere chiari fino in fondo, ha detto che l' obesita' localizzata a livello addominale ''rappresenta da sola un fattore in grado di incrementare il rischio cardiovascolare, indipendentemente dall'eta' e dall' indice di massa corporea'' (algoritmo che definisce lo stato di sovrappeso o di obesita' come rapporto fra altezza e peso). Carruba pero', al di la' dei dati che sono incontrovertibili, ha cercato di non drammatizzare eccessivamente, avvertendo che ''modesti cali di peso del 5-10% possono essere gia' sufficienti a migliorare patologie come il diabete e l'ipertensione (in molti casi correlate all'obesita', ndr.); e per fare un parallelo con i 'centimetri', si puo' dire che perdere un chilo equivale a perdere circa un centimetro di girovita e che una perdita di peso del 10% corrisponde a una perdita di grasso addominale di circa il 30%''. Dallo Studio Idea emerge anche che l'obesita' addominale rappresenta un problema di salute pubblica in gran parte del pianeta. Infatti, considerando il superamento degli ormai canonici valori soglia (102 e 88), si osserva su scala mondiale una prevalenza dell'obesita' addominale pari al 40% di tutte le persone considerate dallo studio (46% per il sud Europa, in cui e' inserita l'Italia). Purtroppo Idea non ha estrapolato dati riguardanti solo l'Italia, ma secondo una recente indagine Eurisko (che non ha pero' valore di indagine epidemiologica), su 5000 soggetti invitati a misurare il proprio girovita, il 28% degli italiani supera i 102-88 cm. Inoltre, il 25% di questi soggetti e' giovane, con eta' fra 25 e 44 anni. Infine, emerge una connotazione al femminile del problema: e' donna il 65% del campione sopra i valori soglia. Vive negli Stati Uniti, invece, secondo un'indagine apparsa sulla rivista Obesity Research, la percentuale maggiore di individui con obesita' addominale, pari al 46% (55% delle donne e 36,9% dei maschi). Analizzando comparativamente i diversi studi epidemiologici nazionali, la Spagna e' al 2/o posto con il 34,7% in entrambi i sessi; al 3/o posto viene l'Italia, dove secondo l'Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare, e' sovrappeso il 33,4% della popolazione adulta (mentre il 9% e' obesa). Piu' sotto si trovano il Regno Unito (27,5%), la Francia (26,3%), la Germania (20,3) e l'Olanda (18,2%).
 
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