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5 aprile 2006
Diabete

L'analisi delle complicanze e l'aumento del numero dei pazienti in Italia

Se ammonta a circa il 90% la percentuale di diabetici che in Italia si fa controllare l'emoglobina glicosilata, cioe' la quantita' di glicemia nel sangue, il parametro migliore per determinare il livello del diabete, risulta invece ancora insufficiente l'analisi delle complicanze piu' gravi, quali il piede diabetico e la nefropatia. A denunciarlo e' il primo rapporto nazionale sugli 'indicatori di qualita' dell'assistenza diabetologica in Italia', presentato oggi dall'Associazione Medici Diabetologici (Amd) all'Istituto superiore di sanita'. La ricerca, la prima del genere in Italia, da' una fotografia dell'assistenza sanitaria e del tipo di pazienti che soffre di diabete in Italia. Sono stati raccolti i dati da 86 servizi di diabetologia, e analizzate le cartelle di 121.248 pazienti visitati nel 2004, di cui quasi 7 mila colpiti da diabete di tipo 1 (cioe' la forma che necessita di trattamento con insulina) e oltre 114 mila con diabete di tipo 2 (che colpisce in eta' adulta ed e' curato con farmaci orali). ''Questo documento rappresenta il primo spaccato reale dello stato dell'assistenza diabetologica nel nostro Paese - ha detto Giacomo Vespasiani, direttore del Centro studi e ricerche dell'Amd -. Dai dati in nostro possesso risulta che il monitoraggio dell'emoglobina glicosilata e' ormai parte integrante dell'assistenza per la quasi totalita' dei pazienti, pari al 90% per il diabete di tipo 1 e 88% per quello di tipo 2. Nel complesso quindi si puo' dire che la qualita' della cura fornita nel nostro Paese e' buona, anche se vi sono delle aree di intervento su cui e' necessario apportare dei correttivi. Si tratta dei principali fattori di rischio cardiovascolare, visto che ci sono ancora troppi diabetici - ha concluso l'esperto - con valori di colesterolo e pressione arteriosa elevati, che non sono trattati con i farmaci adeguati''.
Cresce il numero dei malati di diabete in Italia. Ogni anno nei servizi di diabetologia si registra, infatti, il 7-10% in piu' di malati di diabete di tipo 2, quello che colpisce cioe' in eta' adulta, e l' 1% in piu' di persone affette da diabete di tipo 1 o giovanile. A lanciare l'allarme e' l'Associazione Medici Diabetologici (Amd), che ha presentato oggi presso l'Istituto Superiore di Sanita' il primo rapporto nazionale sulla qualita' dell'assistenza diabetologica in Italia. ''Dalla nostra indagine - ha spiegato Giacomo Vespasiani, direttore del Centro Studi e ricerche dell' Amd - condotta in 86 servizi di diabetologia, utilizzando i dati relativi a 121 mila pazienti visitati nel 2004, abbiamo visto che in un anno sono arrivati ai nostri centri sempre piu' pazienti, in particolare il 13% in piu' di diabetici di tipo 2, e il 7% in piu' di diabetici di tipo 1. Nell'arco di 10 anni, tra gli anni '90 e quelli attuali, il numero di persone colpite da questa malattia e' praticamente raddoppiato, passando dal 2 - 3,5% della popolazione al 4,5%. Cio' significa che ogni 100 abitanti, circa 4 o 5 soffrono di diabete''. Un aumento che, come rileva Carlo Bruno Giorda, curatore della ricerca, ''e' stato registrato maggiormente nel diabete adulto rispetto al diabete giovanile, la cui crescita e' sostanzialmente costante con un 1% in piu' ogni anno. Il diffondersi della malattia in eta' adulta e' dovuto sia al maggior numero di persone obese e che conducono una vita sedentaria, ma anche alla maggiore disponibilita' dei medici di famiglia, che inviano sempre piu' pazienti ai nostri centri. Tuttavia e' necessario rafforzare ancora di piu' la collaborazione con i medici di famiglia, soprattutto intervenendo sulla prevenzione dei fattori di rischio cardiovascolare, altrimenti il nostro sistema - ha concluso - rischia il collasso''.
 
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