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11 aprile 2006
Autismo

Le cause sono da ricercare in alterazioni delle connessioni tra differenti aree nervose

Le cause dell'autismo sono da ricercare non in un'area specifica del cervello, ma piuttosto in alterazioni delle connessioni tra differenti aree nervose e quindi della loro capacita' di comunicare: cio' e' forse alla base delle difficolta' dei pazienti nel relazionarsi con gli altri. E' quanto scoperto da un'equipe di neurologi dell'Istituto di Neuroscienze Cognitive della University College di Londra diretta da Geoff Bird. La ricerca e' stata pubblicata sulla rivista Neuroimage. L'autismo e' una complessa malattia neurologica che di certo dipende da un'insieme di cause, solo in parte ereditarie. I bambini con questo disturbo hanno difficolta' di socializzazione, problemi nel relazionarsi con gli altri, anche con le persone care. Purtroppo finora la ricerca di un'area cerebrale precisa che abbia un legame diretto con la malattia non ha portato a significativi risultati, anche se vari studi hanno evidenziato non poche anomalie dello sviluppo del sistema nervoso. Lo studio londinese sembra venire a capo almeno in parte della complessita' del problema addossando la malattia non tanto ad alterazioni di una particolare regione del sistema nervoso centrale, quanto al modo con cui diverse regioni del cervello possono comunicare tra loro. Il sospetto e' venuto ai neurologi osservando 32 individui, meta' dei quali con disturbi autistici e tutti con quoziente intellettivo nella media. I neurologi hanno chiesto al campione di osservare fotografie di case e di volti umani, concentrandosi su di esse e esprimendosi sull'identita' delle diverse facce e case presentate loro. Mentre i piccoli erano assorti in questo compito i neurologi hanno tenuto sotto osservazione il loro cervello con la risonanza magnetica funzionale. E' emerso un quadro preciso delle differenze tra i due gruppi di individui: il cervello dei soggetti con disturbo autistico non sembra essere stimolato dall'osservazione dei visi, come se queste persone non fossero veramente in grado di concentrarsi su di essi. Quando sotto lo sguardo dei partecipanti vi erano invece le foto di case non e' stato possibile riscontrare alcuna differenza nell'attivita' cerebrale dei due gruppi. Sono dunque i volti a segnalare una differenza nel funzionamento del cervello dei soggetti autistici e degli individui sani: il cervello dei primi non sembra per nulla interessato alle foto dei visi non aumentando il suo grado di attivita' come quello dei soggetti sani; inoltre nei pazienti le aree nervose per elaborare il riconoscimento dei visi non sembrano ben collegate alle regioni chiave per concentrazione e ragionamenti complessi come la corteccia parietale e quella frontale. Secondo Bird questi risultati dimostrerebbero che non sono le aree nervose per elaborare il riconoscimento dei visi in se' ad avere dei problemi, ma la loro possibilita' di comunicare con altre aree cerebrali. Questo potrebbe spiegare perche' i soggetti autistici hanno difficolta' a concentrarsi su un viso, ha concluso Bird, cosa che a sua volta potrebbe essere alla base dei problemi relazionali di questi pazienti.
 
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