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19 settembre 2019
Farmaceutica italiana leader in Europa, ecco le priorità per mantenerla

Articolo tratto da Farmacista33

L'industria farmaceutica con una produzione di 32,2 miliardi di euro e una crescita dell'export costante (+117% in 10 anni, a 26 mld nel 2018) vanta un ruolo di leadership che va mantenuto puntando su competenze innovative, incentivi a investimenti stabili per digitalizzazione e per ricerca e sviluppo, e su una burocrazia più a misura di impresa. Queste le indicazioni emerse dallo studio Pharma Manufacturing 2030, realizzato da The European House - Ambrosetti insieme a Sanofi, Dompé e Altran e presentato questa mattina a Roma in occasione del Forum 'L'industria manifatturiera farmaceutica italiana: scenario di riferimento e prospettive di sviluppo al 2030'. L'Italia detiene anche il primato europeo nella produzione farmaceutica Cdmo (Contract Development and Manufacturing Organization), con una quota pari al 25% del totale.
Posizioni non semplici da mantenere in un contesto che muta con fenomeni emergenti a livello globale, come lo sviluppo di nuovi poli industriali, la rivoluzione tecnologica basata su digitale e genomica, il costo di sviluppo dell'innovazione terapeutica e la necessità di garantire la sostenibilità ed equità dei sistemi sanitari.

Le indicazioni dell'indagine Ambrosetti: obiettivi e strategie

Tre gli obiettivi individuati dall'indagine, a cui puntare:
1) Diventare un centro di ricerca e sviluppo d'eccellenza per le biotecnologie e le terapie avanzate;
2) Strutturare un hub industriale rifocalizzato su convergenza fra Life sciences e digitale;
3) Sviluppare un ecosistema in grado di fornire servizi farmaceutici e sanitari integrati e personalizzati.

Quattro le aree prioritarie di interventi per mantenere la leadership: persone e competenze, ambiente favorevole alla ricerca e innovazione, digitalizzazione, partnership. E dall'indagine nasce un vero e proprio Manifesto linee d'azione per la leadership dell'Italia nell'industria farmaceutica le cui linee di azione indicano, in primis, lo sviluppo competenze innovative, digitali e interdisciplinari così da rispondere alle esigenze del mercato del lavoro. Occorre poi un ambiente pro-ricerca e innovazione attraverso incentivi agli investimenti stabili nel tempo, soprattutto per la digitalizzazione e per la ricerca e sviluppo. Una burocrazia più a misura di impresa con criterio del silenzio-assenso e meccanismi di fast-track. Un'accelerazione della digitalizzazione dell'industria con strumenti per monitorare il proprio stato di innovazione e digitalizzazione. Rafforzare l'ecosistema attraverso l'open innovation, favorendo la collaborazione anche tra player di settori diversi: dialogo e collaborazione tra tutti gli stakeholders è condizione indispensabile e imprescindibile. Istituire presso la presidenza del Consiglio dei ministri un referente unico per il settore, che possa coordinare la collaborazione tra i player industriali e i diversi ministeri coinvolti.

Scaccabarozzi: leadership italiana invidiata e attaccata

«L'Italia è un paese guardato, invidiato e sotto attacco da chi vuole ciò che abbiamo noi, la leadership in questo settore - ha commentato il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, intervenendo al convegno - L'Italia è leader nella produzione dei farmaci, ma vediamo i primi segni di flessione, legati alle incertezze politiche ma anche ai nuovi scenari economici e alla concorrenza di mercati emergenti. Abbiamo una produzione industriale che continua a crescere, ma non più a due cifre». Una flessione segnalata anche dai dati Istat di fatturato industriale: -10,9%, il calo maggiore nell'ambito del comparto manifatturiero. Sulla flessione, secondo Scaccabarozzi, pesa anche la politica dei dazi portata avanti negli Usa e la crescente concorrenza mercati emergenti e chiede al nuovo governo attenzione: «Ciò di cui abbiamo bisogno è un periodo di stabilità e anche dialogo, perché con il dialogo possono essere offerti a chi governa tutti gli elementi per fare le scelte più adeguate. Se potremo dire la nostra sui temi che ci riguardano, sarà sicuramente positivo. Un'industria che è cresciuta del 20% negli ultimi anni è un asset invidiabile da tutelare».
 
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