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02 ottobre 2019
Dispensazione senza ricetta, farmacisti non titolari: mette a rischio salute e professione

Articolo tratto da Farmacista33

Mettere nelle mani del paziente un qualsiasi farmaco soggetto a prescrizione senza la ricetta significa esporre a un enorme rischio in primo luogo la salute e la vita del cittadino, oltre che produrre un danno a sé stessi e alla professione. Significa, di fatto, consegnare una terapia, senza che ci sia stata una presa in carico da parte del medico, una diagnosi e un controllo anche su eventuali interazioni. È questa la riflessione di Francesco Imperadrice, presidente del Sindacato nazionale farmacisti non titolari, Sinasfa, all'indomani della notizia, uscita sui quotidiani di ieri, dei due fratelli belgi trovati morti in una stanza di un hotel a Firenze. Secondo la ricostruzione delle agenzie (nel momento in cui questa testata chiude), nell'inchiesta risulterebbe indagato per omicidio colposo un farmacista che, sabato, avrebbe venduto, senza prescrizione medica, a uno dei due fratelli, due confezioni di un analgesico oppioide a base di ossicodone. L'ipotesi è che tra sabato e domenica i due giovani abbiano consumato 42 dosi del farmaco insieme ad alcol. Una vicenda comunque su cui sono in corso indagini ed esami tossicologici.

Appello ai farmacisti

«Saranno certamente gli inquirenti» commenta Imperadrice «a chiarire che cosa sia realmente successo, ma ritengo importante, al di là della specifica vicenda, rivolgere un appello a tutti i colleghi su un tema della massima importanza. Le conseguenze del cedere un farmaco senza ricetta possono essere tragiche e imprevedibili. Dietro alla prescrizione della terapia c'è un atto medico, una diagnosi e soprattutto una presa in carico del paziente, che ne garantisce, nei limiti del possibile, un controllo. Quando si mette nelle mani del paziente un farmaco senza che venga esibita la ricetta, non si può sapere che uso ne verrà fatto, non c'è un controllo su eventuali interazioni con altri farmaci, non sono prevedibili eventuali impatti. Mentre quello che è certo è che si espone il paziente a un rischio rispetto alla sua salute e alla vita stessa, con conseguenze che possono ricadere, appunto, in primo luogo sul paziente, ma anche sul farmacista che materialmente dispensa il farmaco e ne diventa responsabile, collaboratore o titolare che sia. Rispettare l'obbligo di ricetta è a garanzia della salute del paziente, del medico, perché in questo modo è al corrente di tutte le terapie in corso, e, di conseguenza, è anche a tutela del Ssn».
 
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