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25 novembre 2019
Pensioni, a rischio la sostenibilità. Enpaf: casse private sotto torchio

Articolo tratto da Farmacista33

In una società in cui l'età media è sempre più alta e in cui è in atto un processo di contrazione demografica, la sostenibilità finanziaria dei sistemi previdenziali assume particolare urgenza. Ma accanto a questo, c'è anche un tema di sostenibilità sociale, di adeguatezza ed equità intergenerazionale, che le casse pensionistiche, soprattutto quelle obbligatorie private, come l'Enpaf, devono porsi, pur con le difficoltà e le criticità legate a vincoli e obblighi imposti dalla normativa, che le sottopongono a maggiori stress.
Sono queste alcune delle riflessioni che emergono dal convegno organizzato nei giorni scorsi a Roma dall'Enpaf, con la presenza, tra gli altri, di Francesco Verbaro e Filippo Petroni dell'Adepp, l'Associazione degli enti previdenziali privati, di Walter Anedda, presidente della cassa dei commercialisti, e di Sergio Puglia (M5S), presidente della Commissione parlamentare per il controllo sull'attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale.
Tanti i temi proposti, ma da Emilio Croce, presidente Enpaf, è stata sottolineata la grande differenza di prospettiva tra il «comparto pubblico garantito dall'Inps e quello privato garantito dalle Casse di previdenza dei professionisti». Nel primo caso, infatti, vige un «sistema di finanziamento "a ripartizione assistita": il pagamento delle prestazioni avviene utilizzando i contributi introitati, che, se insufficienti, vengono integrati da trasferimenti statali per la copertura del saldo negativo». Quella obbligatoria privata, invece, per «future esigenze legate all'inversione della base demografica sul rapporto attivi/pensionati adotta, invece, il sistema "a ripartizione mista con riserva di garanzia"». Un sistema che lega la sua tenuta a «3 parametri, usati per misurarne lo stato di salute: la sostenibilità finanziaria di lungo periodo; l'adeguatezza delle prestazioni; l'equità intergenerazionale».


Le criticità per le future pensioni

Ma va detto che «alcuni interventi normativi» che ci sono stati in questi ultimi anni «sono risultati una invasione di campo da parte dello Stato per le Casse» e hanno determinato criticità. In particolare, «l'obbligo di redazione dei bilanci tecnici attuariali a 50 anni è un vincolo che impatta nella sostenibilità sociale, in termini di adeguatezza ed equità intergenerazionale». Come pure di grande impatto è «la spending review che ha obbligato le casse a contenere le spese, alla stregua degli Enti pubblici, effettuando un versamento in favore del bilancio dello Stato (di misura del 15% della spesa sostenuta per i consumi intermedi)».


Contributi degli iscritti tassati due volte

Come se non bastasse «le Casse soffrono un iniquo sistema fiscale, per cui i contributi previdenziali versati dagli iscritti vengono tassati due volte: nella prima, vengono sottoposti a tassazione i rendimenti ottenuti, ancorché finalizzati ad accrescere i singoli montanti contributivi; nella seconda, gli stessi rendimenti accumulati vengono tassati nel momento in cui sono convertiti in rendita pensionistica». Ma, obietta Croce, «se i rendimenti degli investimenti occorrono all'accrescimento del fondo per il pagamento delle future pensioni, non dovrebbero essere tassati alla stregua delle rendite finanziarie di un qualsiasi speculatore privato».
Da qui le proposte portate avanti da Adepp alla politica di un cambio di tassazione con il passaggio a un nuovo modello (Eet, esenzione da tassazione dei contributi, esenzione da tassazione dei rendimenti, tassazione delle prestazioni). «L'obiettivo degli enti di previdenza è quello di garantire sostenibilità e adeguatezza» è stato l'intervento di Anedda, come riportato da RifDay, la voce dell'Ordine di Roma, in un articolo del 20 novembre.
«Se davvero si vuole ragionare concretamente e correttamente in termini di sussidiarietà del settore privato rispetto al pubblico, la responsabilità e l'autonomia di chi gestisce gli enti non può che essere piena. Perché ciò sia possibile, è necessario preservare proprio la capacità di poter assumere decisioni che non siano in alcun modo condizionate o vincolate. E non sempre è quello che avviene».


La flessibilità in uscita è centrale

Infine, da Pier Paolo Baretta, sottosegretario del MEF, in un messaggio, è stato sottolineato come «la fine naturale di Quota 100 e i cambiamenti demografici in atto in Italia impongono a tutti, Governo e stakeholder, di avviare una riflessione seria sui meccanismi di uscita dal mondo del lavoro. Per me la risposta è una maggiore flessibilità, ma è fondamentale discuterne e cercare insieme percorsi premianti per la qualità della vita delle persone».
 
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