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1 febbraio 2005
Influenza: è piena epidemia

A letto un italiano su 100

Nell'ultima settimana, il numero dei casi di influenza tra la popolazione e' aumentato consistentemente: Siamo, dunque, ''in piena fase epidemica''. La conferma, sulla base di dati preliminari, arriva dal coordinatore del comitato scientifico della task force sull'influenza del Centro per il controllo per le malattie del ministero della Salute, Pietro Crovari. L'epidemia influenzale, nell'ultima settimana, ha infatti costretto a letto 10 italiani su 1000, contro i 7 per 1000 della settimana precedente. I piu' colpiti sono i bambini, mentre l'epidemia e' meno sentita tra gli ultra-sessantacinquenni tra i quali maggiore e' la copertura vaccinale. Per l'influenza e' scattata l'ora 'X': Siamo infatti in piena fase epidemica ed il numero di casi dovrebbe ancora aumentare nel corso della prossima settimana. Il picco dell'epidemia e' dunque alle porte: nell'ultima settimana, infatti, 1 italiano su 100 e' stato messo 'ko' dai virus, contro i 7 su 1.000 dei giorni precedenti. A confermare che siamo ormai entrati nella fase 'clou' della stagione influenzale 2005 e' l'esperto Pietro Crovari, coordinatore del comitato scientifico della task force sull'influenza del Centro per il controllo delle malattie del ministero della Salute. ''Negli ultimi giorni, sulla base di dati parziali - ha affermato Crovari - si e' registrato un netto aumento del numero dei casi di influenza nella popolazione: Siamo infatti passati da 7 casi per 1000 abitanti a 10 per 1000 dell'ultima settimana, il che vuol dire che 1 italiano su 100 e' costretto a letto con l'influenza''. Dunque, ha rilevato l'esperto, ''si sta configurando un picco epidemico abbastanza significativo ed e' probabile che nel corso della prossima settimana il numero dei casi aumenti ancora, prima che la curva inizi la fase discendente''. I piu' colpiti dai virus restano i bambini tra 0 e 14 anni: 25 su 1000 (pari al 2-4%) sono gia' a letto, mentre la percentuale scende leggermente per la fascia 15-64 anni (8 per 1000). I piu' resistenti ai virus si dimostrano, invece, gli over-sessantacinquenni: solo 3 su 1000 sono stati infatti colpiti dall'influenza, perche' piu' alta e' la copertura vaccinale in questa fascia di popolazione. Tutto merito del vaccino dunque che, sottolinea Crovari, ''ha dimostrato di tener testa all'epidemia''. Ma c'e' di piu': ''Un recente studio olandese pubblicato sulla rivista Jama - ha affermato la responsabile del laboratorio di Epidemiologia Reparto Malattie infettive dell'Istituto Superiore di Sanita', Stefania Salmaso - ha dimostrato che la rivaccinazione annuale contro l'influenza abbassa il rischio di mortalita', per tutte le cause, nella popolazione anziana. Questa - ha aggiunto - puo' essere una delle spiegazioni per la minore frequenza delle sindromi influenzali tra gil over-65''. Il picco, ad ogni modo, e' pressoche' raggiunto, se si considerano i dati delle scorse stagioni: nell'inverno 2001-2002, ad esempio, il numero massimo di casi si registro' a gennaio con un'incidenza pari a 7 per 1000; nel 2002-2003 il punto massimo segno' 11 casi su 1000 abitanti e nel 2003-2004 l'apice dell'epidemia fece registrare 4 casi su 1000. Questa, quindi, hanno commentato gli esperti, ''si sta dimostrando una stagione segnata da un significativo numero di casi''. E l'influenza ha messo oggi a letto anche il Papa: ''Penso che il Pontefice sia stato vaccinato - ha commentato Crovari - ma, evidentemente, rientra in quel 20% di soggetti sui quali il vaccino risulta avere un effetto parziale di protezione. E' pertanto probabile - ha aggiunto - che possa essere stato colpito da una forma lieve''. Va poi considerato il fattore eta': ''Piu' si e' anziani - ha rilevato Crovari - piu' crescono le possibilita' di una minore risposta dell'organismo al vaccino. E sopra gli 80 anni tale risposta diminuisce in modo piu' marcato e si riduce, cosi', il livello di protezione''. Quanto ai consigli, e' opportuno non sottovalutare le sintomatologie respiratorie e rivolgersi al medico ai primi accenni. Ed ancora: evitare gli ambienti affollati e, concludono gli esperti, non ricorrere agli antibiotici se non dietro stretto consiglio dei sanitari.
 
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