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17 giugno 2020
Fuga da professione, crisi farmacisti dipendenti finisce in Parlamento. Enpaf: ecco i veri motivi

Articolo tratto da Farmacista33

«Quali iniziative, anche normative, il Governo intende assumere per tutelare il reddito dei farmacisti italiani e la loro contribuzione, anche prevedendo una revisione delle somme dovute a Enpaf e dell'obbligatorietà di tali versamenti per i lavoratori farmacisti dipendenti?» È questo al centro di una interrogazione parlamentare presentata dall'onorevole Chiara Gribaudo il 27 gennaio (n. 5/03430) e in discussione domani in Commissione lavoro della Camera, in cui viene riferita una fuga dall'Ente e criticità per chi è disoccupato da oltre cinque anni. Una tematica su cui, oggi, è intervenuto l'Enpaf che, sulla base dei dati relativi al 2018-2019, ha invece fatto emergere un fenomeno di uscita dall'Ente legato in particolare alla cosiddetta Legge concorrenza. Ma, al di là della questione di competenza previdenziale, a essere messa in luce è anche e soprattutto una condizione di fragilità dei farmacisti collaboratori, con «una paga base oraria lorda di un dipendente di farmacia privata pari a poco più di 10 euro (10,40 euro), un contratto nazionale scaduto da gennaio 2013 e un mancato rinnovo che ha inciso fortemente sui redditi».

Denunciati in Commissione Lavoro mancato rinnovo e stipendi bassi

«I farmacisti iscritti all'Enpaf a ottobre 2019 risultavano essere 99.883» è il testo della Interrogazione che verrà discussa domani in Commissione lavoro della Camera. «Di questi, circa i due terzi risultano essere dipendenti, un terzo invece è lavoratore autonomo. La paga base oraria lorda di un dipendente di farmacia privata è pari a poco più di 10 euro (10,40 euro); il contratto nazionale della categoria è scaduto a gennaio 2013 e il mancato rinnovo ha inciso fortemente sul reddito dei farmacisti dipendenti, nonché dei farmacisti liberi professionisti a basso reddito».

Gribaudo al Governo: contribuzione previdenziale "silente" causa cancellazioni da Albo

Una situazione, questa, che, secondo la deputata, «è resa ancor più difficile per l'obbligo di versare a Enpaf, a prescindere dall'inquadramento come dipendente o autonomo, una quota fissa annua di 4.500 euro, che colpisce soprattutto i farmacisti precari e disoccupati: dopo cinque anni di disoccupazione la quota passa a 2.300 euro all'anno. Tale problematica viene identificata come «contribuzione silente», in quanto non cumulabile e non totalizzabile da parte dei farmacisti, che, a partire dal 2003, non possono nemmeno più chiedere la restituzione dei contributi versati dopo quella data; tuttavia, la contribuzione rimane obbligatoria per rimanere iscritti all'albo, essere assunti nelle farmacie private o effettuare un concorso pubblico come farmacista. Per essere titolati a ricevere la pensione bisogna pagare minimo 30 anni di contributi avendo almeno 20 anni attività; la pensione poi sarà del 15% del totale dei contributi versati e tutto ciò non prima dei 68 anni di età; queste rigidità e l'alta quota dovuta dai farmacisti all'Enpaf, siano essi titolari o collaboratori di farmacia o parafarmacia, siano essi occupati o inoccupati, hanno portato alla cancellazione dall'Albo, solo nel 2018, di 2467 farmacisti entro i 60 anni di età, rappresentando un grave allontanamento da una professione ad elevata specializzazione e di grande valore per il Sistema sanitario nazionale». Da qui la domanda su «quali iniziative, anche normative, il Governo intenda assumere per tutelare il reddito dei farmacisti italiani e la loro contribuzione, anche prevedendo una revisione delle somme dovute a Enpaf e dell'obbligatorietà di tali versamenti per i lavoratori farmacisti dipendenti».

La replica di Enpaf: uscita da Ente dovuta a Legge concorrenza

Sul punto, in una lettera consegnata alla deputata il 6 febbraio, è intervenuto, come fa sapere in una nota di oggi, l'Enpaf, che ha chiarito alcuni aspetti e messo in luce un fenomeno di uscita dall'Ente correlato alla Legge concorrenza: «Non esiste alcuna fuga dall'Enpaf e dagli Ordini» spiega Emilio Croce, presidente dell'Ente, «tenuto conto che, dal confronto dei dati di bilancio, tra il 31.12.2018 e il 31.12.2019 emerge un saldo positivo del numero degli iscritti pari a 1.173 unità, che passano da 95.656 a 96.829. L'unica contrazione nella categoria dei contribuenti dell'Ente si registra tra coloro che hanno solo l'Enpaf quale previdenza obbligatoria, per i quali la riduzione è pari a 1.586 unità, e ciò per gli effetti prodotti dalla cosiddetta Legge Concorrenza (n. 124/2017) per la quale non vi è più l'obbligo dell'iscrizione all'Albo, e quindi all'Enpaf, per i soci di società di capitali che gestiscono farmacie private. La "fuga dall'Enpaf", se di fuga si può parlare, è quindi diretta conseguenza di una legge che ha profondamente alterato gli equilibri nel settore farmaceutico. Per tutte le altre categorie, che versano contribuzione ridotta in ragione della propria condizione di lavoratori subordinati o di non esercenti attività professionale, si registra, invece, un incremento nel numero delle posizioni. Da ultimo, si rileva, tra il 2018 e il 2019, una contrazione del numero dei disoccupati, pari a 1.180 unità».
 
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