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2 febbraio 2005
Minori: pericolo spot prodotti alimentari

In Italia viene trasmessa in TV il doppio della pubblicità rispetto agli USA

E' allarme infanzia in Italia per gli spot che propongono prodotti alimentari: sono troppi, sono il doppio (il 40% del numero totale) di quelli trasmessi negli Usa. Lo afferma una ricerca dell'Osservatorio sull'immagine dei minori, presentata oggi in Campidoglio, che segnala ''la pericolosita' dei messaggi, diretti ai bambini ma non solo, in quanto fornendo troppi stimoli sul cibo - ha detto la responsabile della ricerca, Maria D'Alessio dell' Universita' La Sapienza di Roma - mina il rapporto naturale con l' alimentazione. Nei prossimi anni avremo sicuramente da ragionare su anoressia e bulimia''. L'indagine, che ha analizzato due settimane di programmazione delle reti Rai e Mediaset nello scorso marzo, ha inoltre rilevato che i bambini si fidano della pubblicita' (di piu' le femmine, il 19% contro il 17,1% dei maschi); che i genitori sovrastimano la credibilita' e il gradimento degli spot; che si confermano alcuni stereotipi (se compaiono i maschi con le mamme stanno mangiando, se compaiono le femmine con le mamme puliscono). Su tre spot pubblicitari, uno ha per protagonista un bambino. Inoltre, in un terzo dei messaggi i bambini compaiono ma non per prodotti a loro diretti. Rispetto alle differenze di rete, ad esempio, su Canale 5 la meta' degli spot sono dedicati a cibi; su Rete 4 si equivalgono cibi e vestiari. Su Rai spiccano i messaggi sulla mascolinita' della pubblicita'. Italia uno privilegia la presenza del bambino nel gioco e i messaggi pubblicitari prevalgono i giocattoli. Alla presentazione dell'indagine, in cui si sono confrontati specialisti dell'infanzia e pubblicitari, ed e' intervenuto il premio Nobel Rita Levi Montalcini, e' giunto un messaggio di Franca Ciampi in cui ha espresso ''l'apprezzamento per gli obiettivi di tutela dell'infanzia'' voluti dall'iniziativa.
''Se in un'ora - ha aggiunto D'Alessio, docente di psicologia - ci sono 40 spot sul cibo vuol dire enfatizzare un messaggio e vuol dire che non c'e' nessuno che pensa alla programmazione. Alla lunga e' molto dannoso per i bambini''. A suo avviso, ''la pubblicita' e' fatta bene e i bambini reagiscono positivamente''. Dalla ricerca e' anche emerso che ''tutti i bambini'' sanno quali marche indossano (''si basano dalla tv'') e che raramente i bambini negli spot fanno attivita' diverse dal mangiare, come fare attivita' sportiva o attivita' scolastica. Negli spot in onda dalle 7 alle 9 del mattino, su Canale 5 quasi la meta' sono dedicati a cibi e bevande (48%), il 28% a servizi, il 12% a detersivi e solo il 4% ai giochi; su Rete 4 si equivalgono cibi, bevande e vestiario (27,2%) cosi' come i prodotti farmaceutici e detersivi (18,1%), assenti i giochi. Solo su Italia 1 i giocattoli la fanno da padroni (65%). Analizzando l'attivita' svolta dai bambini: su Canale 5 il bambino mangia e beve (28%), gioca con amici (24%); su Rete 4 le attivita' familiari e il gioco si equivalgono (36,3%) cosi' come le attivita' sportive e il mangiare (9%); su Italia 1 la prevalenza e' nettissima per il gioco (78,1%). Nella fascia protetta 16-19, l'indagine evidenzia che la pubblicita' in cui si usa l'immagine del bambino non promuove esclusivamente prodotti per l'infanzia ma e' rivolta oltre il 30% a prodotti per adulti. L'unica eccezione e' Italia 1, la cui percentuale di prodotti non destinata ai bambini e' del 5%. Al mattino (fascia 7-9) su Rai2 e Rai3 non sono stati rilevati spot con la partecipazione di bambini. Su Rai 1 invece ce ne sono stati 7. Nella fascia protetta pomeridiana su tutte e tre le reti Rai si sono trovati spot con bambini (intorno al 50%): c'e' una netta prevalenza del genere maschile e dei prodotti dedicati ai bambini. L'indagine dell'osservatorio rileva poi che le bambine sono piu' attratte dei coetanei maschi dal linguaggio pubblicitario, credono di piu' agli spot: ''le bambine vedono riprodotti nelle pubblicita' ruoli tipicamente femminili''. Nei messaggi sono poi piu' presenti le mamme che i padri, in aumento i nonni. La presenza delle famiglia negli spot e' triplicata dal 1994 al 2000. Nel 2004 la novita' sono i bambini: 81 presenze nel 2004, piu' di 30 rispetto al 2000 ed oltre 50 rispetto al 1994. Maria Burani Procaccini, presidente della Commissione bicamerale per l'infanzia ha definito ''inquitanti'' i dati dell'indagine. In particolare - ha detto - ''mi indigna profondamente'' il messaggio che vede le bambine pulire accanto alle madri: ''la pubblicita' non va demonizzata, anzi , oggi puo' essere addirittura educativa. Puo' essere integrata intelligentemente allo spetacolo ed insegnare ai bambini milioni di cose che, forse, genitori distratti tacciono o disconoscono''. Mariapia Garavaglia, vicesindaco di Roma, ha tenuto a sottolineare l'importante del ruolo del Comitato Minori e tv (di cui fa parte), anche se ''di fatto le sanzioni non fanno ne' caldo ne' freddo''. Il presidente del comitato, Emilio Rossi, ha affermato che ''e' difficilissimo inquadrare la questione pubblicita' in una normativa specifica''. Ritiene tuttavia importante l'educazione che puo' dare sia la scuola sia la famiglia. Giorgio Malassino, direttore marketing della Ferrero Spa, ha ricordato che le grandi aziende hanno in materia un codice di autoregolamentazione mentre Emanuele Pirella, presidente di Lowe Pirella, ha detto di ''non credere che nella pubblicita' ci sia un abuso dell'infanzia''. Ha anche tenuto a precisare che esiste una differenza fra ''vendere il prodotto e farsi comprare''.
 
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