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23 dicembre 2020
Ccnl, crisi farmacie è freno a trattative. Per titolari necessarie nuove risorse

Articolo tratto da Farmacista33

La crisi sanitaria ha accentuato le difficoltà delle farmacie, che hanno visto un calo delle prescrizioni e una ulteriore riduzione del fatturato. In questo contesto, la necessità è quella di una iniezione di nuove risorse, che diano respiro alle farmacie e consentano di portare a compimento il percorso di riforma della remunerazione. Un fronte, questo, da cui dipende anche l'iter di un altro confronto aperto, quello sul rinnovo del Contratto nazionale dei dipendenti di farmacia privata: «Solo in condizioni di maggiore sostenibilità economica sarà possibile dare impulso al Tavolo e portare a conclusione le trattative». A fare il punto Marco Cossolo, presidente di Federfarma, che in una intervista a Farmacista33, ha ripercorso i nodi aperti, dall'organizzazione del lavoro alla questione della sicurezza sul lavoro posta dalla emergenza sanitaria.

Quale è la situazione relativa al tavolo sul rinnovo del Contratto nazionale di farmacia?

Il nodo principale riguarda le risorse. Lo scenario in cui opera la farmacia, oggi, è più complesso rispetto a quando era stato stipulato il precedente contratto ed è caratterizzato da grosse difficoltà economiche, accentuate, peraltro, dalla crisi sanitaria. Da tempo, viviamo una flessione del valore unitario della ricetta rimborsata dal Servizio sanitario, che sta rendendo sempre meno sostenibile quella che è l'attività principale della farmacia. Le misure di contenimento della spesa sanitaria hanno portato, oltretutto, a prevedere trattenute che hanno ulteriormente gravato su un margine Ssn già ridotto. E ancora di più in questi mesi si è posto un problema di sostenibilità: le farmacie, per quanto siano state tra gli esercizi rimasti attivi anche durante il lockdown, hanno registrato una notevole diminuzione delle prescrizioni e una contrazione del fatturato.

In che modo si potrebbe dare respiro alla farmacia e sbloccare le trattative?

Solo la revisione della remunerazione potrebbe mettere la farmacia in una condizione di maggiore stabilità economica. Più volte abbiamo ribadito alla parte pubblica la necessità di passare a un sistema misto, con una quota percentuale sul costo del farmaco e un onorario che remuneri l'atto professionale. Stiamo lavorando in questa direzione ormai da tempo e da parte del ministro della Salute, Roberto Speranza, è stata espressa, in diverse occasioni, disponibilità. Quello che ci auguriamo è che, attraverso uno dei quadri normativi in discussione in Parlamento, vengano allocate le risorse indispensabili per portare a compimento il percorso. È chiaro, però, che in questo contesto l'iter di rinnovo del Ccnl non possa che essere subordinato alla realizzazione di queste condizioni di sostenibilità della componente Ssn per la farmacia. In questo senso, ribadisco la mia disponibilità a riconoscere una quota parte delle maggiori risorse che dovessero arrivare alla farmacia, a conclusione del percorso sulla remunerazione, come giusto riconoscimento dell'attività quotidiana del collaboratore.

Il tavolo sulla nuova remunerazione è in corso da tempo. Che cosa fa pensare che possa sbloccarsi a breve?

Credo che proprio la crisi sanitaria abbia messo ancora di più in luce il valore e il ruolo della farmacia, attorno cui, da parte dei decisori politici, c'è sempre più consapevolezza. Questo è, senz'altro, un elemento che sta contando e lo stesso Ministro della Salute lo ha ribadito in più occasioni. Certo, non possiamo non essere consapevoli che il Paese sta attraversando enormi difficoltà, a livello complessivo.

Tra i punti su cui ci sono maggiori divergenze con le rappresentanze dei lavoratori c'è anche l'organizzazione del lavoro

Confido che una volta che verranno sbloccate le risorse per la farmacia, si riuscirà ad arrivare in tempi rapidi a una risoluzione di tutti i temi sul tappeto, anche di quelli relativi alla organizzazione del lavoro. Lo ripeto: tutto passa attraverso un riconoscimento economico per la farmacia che langue da anni. Credo che ci troviamo tutti insieme sulla stessa barca, a cui occorre dare nuovo impulso perché mantenga la rotta. Ma resto convinto che si riuscirà a sciogliere tutti nodi tecnici che oggi sono in capo alle Delegazioni trattanti.

E su orari, turni e permessi?

Ci troviamo in una situazione che si è creata alla luce di una liberalizzazione normativa, che non abbiamo chiesto e da cui, anzi, abbiamo avuto oneri economici. Il nodo, lo ripeto, è comunque sempre economico, più che organizzativo.

Di recente, all'interno della categoria si è tornati a discutere di Contratto Sanità vs Contratto Commercio. Quale è la vostra posizione?

Su un eventuale passaggio al contratto della Sanità da parte nostra c'è apertura, anche perché è nell'interesse di tutti i colleghi farmacisti che operano sotto forma di titolari, direttori, collaboratori, essere riconosciuti come operatori sanitari. È chiaro, però, che il contratto di sanità pubblico è talmente oneroso che, preso così come è, non è sostenibile per la farmacia. Bisognerà capire come intervenire sulla scala reddituale per riconoscere tale status e per renderlo compatibile con gli aspetti economici.

Con le sigle sindacali è aperto anche un altro fronte, quello relativo alla sicurezza.

Fin dall'inizio di questa emergenza sanitaria abbiamo dato la massima disponibilità a lavorare per la messa in sicurezza di tutto il personale che opera in farmacia e, da subito, abbiamo cercato di dare indicazioni chiare alle farmacie. A parte le eccezioni, che ci sono sempre e in ogni settore, la stragrande maggioranza delle farmacie ha attuato le misure necessarie. A livello nazionale e locale ci siamo mossi per mettere a disposizione gratuitamente gel, mascherine, dispositivi di protezione e abbiamo spinto perché le farmacie si dotassero di plexiglas. Il tema, d'altra parte, è in continuo divenire. Se nella prima fase dell'emergenza sanitaria c'era il problema di evitare eventuali contagi in farmacia, oggi si parla anche di test sierologici e tamponi antigenici rapidi, che pongono certamente esigenze diverse. Le esperienze che si stanno avviando sul territorio sono, come si sa, locali, ma da parte nostra stiamo dando tutto il nostro supporto per l'elaborazione di protocolli di sicurezza condivisi, che abbiano valenza nazionale e che siano trasferibili alle varie articolazioni provinciali.
 
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