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6 giugno 2006
Parti cesarei: troppi quelli non necessari.

Il Ministro contro un'eccessiva medicalizzazione della gravidanza.

 

ROMA - Con il 35,2% di nascite con parto cesareo nel 2004-2005, l'Italia conferma il titolo di primo paese europeo per ricorso a tale intervent una scelta non sempre motivata dalle condizioni di salute di madre e feto, ma piuttosto indice di una eccessiva medicalizzazione dell'evento 'nascita'.
Il 'boom' di cesarei, soprattutto nelle regioni meridionali, e' confermato dall'ultima indagine multiscopo dell'Istat, ma contro tale trend il ministro della salute, Livia Turco, ha gia' annunciato delle contro-misure.
Contrastare il ''ricorso eccessivo'' al parto cesareo, ha infatti di recente rilevato il ministro, e' uno degli obiettivi del disegno di legge annunciato dal presidente del Consiglio, Romano Prodi, per il sostegno al parto sicuro, senza dolore e naturale. Lo stesso provvedimento, ha sottolineato Turco, ''dettera' indicazioni precise per lavorare insieme alle Regioni per contrastare il ricorso eccessivo al parto cesareo'', poiche' ''ridurre l'inappropriatezza vuol dire anche eliminare spese sbagliate che tolgono risorse alla buona sanita'''.
Stop ai cesarei non necessari e alla eccessiva medicalizzazione della gravidanza, dunque, e' la linea del dicastero della salute, mentre dall'indagine dell'Istituto nazionale di statistica arrivano anche altri indicatori, fortunatamente positivi: migliora l'assistenza alle gestanti, e' forte la presenza dei padri in sala parto (pur con un notevole divario tra nord e sud del paese) e cresce la durata dell'allattamento al seno.

SEMPRE PIU' CESAREI, MA DONNE PREFERIREBBERO PARTO NATURALE.
La media nazionale degli interventi di parto cesareo passa dal 29,9% nel 1999-2000 al 35,2% nel 2004-2005 e raggiunge livelli particolarmente elevati al sud (dal 34,8% al 45,4%) e nelle isole (dal 35,8% al 40,8%).
Tenendo conto della ''bassa diffusione'' di particolari patologie tra le gestanti, commenta l'Istat, ''l'alto livello di parti cesarei rimane comunque un segnale di eccessiva medicalizzazione''.
L'incidenza dei cesarei, rileva inoltre l'indagine, ''e' particolarmente alta nelle strutture private, dove si raggiunge una percentuale del 56,9%, superiore di oltre 23 punti percentuali a quella, anch'essa elevata, che si rileva nelle strutture pubbliche (33,3%)''. I corsi di preparazione al parto rappresentano pero' uno dei ''fattori di protezione'' rispetto alla possibilita' di di avere un cesare vi ha fatto infatti ricorso solo il 27,6% delle donne che hanno frequentato un corso, contro il 41,5% di quante non vi hanno partecipato. Nonostante l'impennata di cesarei, pero', le donne affermano di preferire il parto spontaneo (87,7%) e solo il 5% di quelle che hanno partorito naturalmente avrebbe optato per un cesareo potendo scegliere.

GRAVIDANZA IPER MEDICALIZZATA, VISITE E TEST IN ECCESSO.
Troppi controlli, non sempre necessari, in gravidanza: mentre il protocollo nazionale raccomanda infatti al massimo 3 ecografie in caso di gravidanze fisiologiche, ben il 78,8% delle donne ha fatto oltre 3 ecografie (erano il 75,3% nel 1999-2000) ed aumenta anche la percentuale di gestanti che ha fatto oltre 7 ecografie (29% contro il 23,8%).
Anche la percentuale di donne che ha effettuato 7 o piu' visite aumenta dal 52,7% (2000) al 56,5% (2005).
Una eccessiva medicalizzazione si riscontra soprattutto tra le gestanti seguite da ginecologi privati (81,7%) e tra quelle del sud e isole (32,4% e 34,4%).

ALLATTAMENTO AL SENO, CRESCE LA DURATA.
Mentr
e si mantiene stabile rispetto al 2000 la quota di donne che ha allattato al seno il proprio bambino (81,1%), cresce la durata media del periodo di allattamento (da 6,2 a 7,3 mesi). L'Italia insulare si distingue per la piu' bassa percentuale di donne che allatta (74,2%), mentre nel nord-est e' la quota piu' elevata (86,1%).
Allattano di piu' le donne con un titolo di studio piu' alto (86,4%) rispetto alle meno istruite (76,1%).
 
MIGLIORA ASSISTENZA E SEMPRE PIU' PAPA' IN SALA PARTO.
Le donne in Italia, afferma l'Istat, godono di un ''buon livello'' di assistenza in gravidanza: infatti, come raccomandato dai protocolli, la maggior parte si sottopone a visite e test nei primi mesi di gestazione ed e' stata informata sulle tecniche di diagnosi prenatale.
Cosi', rispetto al 2000 le donne che hanno effettuato la prima ecografia entro il terzo mese aumentano dall'84,5% all'87%, anche se il sud resta svantaggiato (si sottopone a ecografia entro il terzo mese l'83,6% delle gestanti residenti al sud contro il 90% del nord).
Inoltre, e' costante rispetto al 2000 la presenza dei papa' in sala parto (66,1%), anche se minore al sud (31,1%) per una ''minore disponibilita' da parte delle strutture del territorio''.

FONTE: ANSA NEWS.

 

 
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