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Sanità ultime notizie

26 marzo 2021
Un passo importante verso la nuova remunerazione

Articolo tratto da Federfarma.it

Nella relazione illustrativa del testo del decreto Sostegni ci sono due passaggi molto importanti che fanno comprendere quanto il legislatore non soltanto abbia voluto coinvolgere la categoria nella campagna di vaccinazione ma abbia anche ritenuto opportuno sottolineare le peculiarità del sistema farmacia e i rischi che esso sta correndo. Parole come resilienza, prossimità e tempestività di risposta caratterizzano in modo molto chiaro la rete italiana delle farmacie e questo viene riconosciuto nel provvedimento normativo: “i commi da 4 a 6 mirano a ottimizzare il servizio reso dalle farmacie, valorizzando il loro ruolo di presidi di prossimità. Nel corso degli ultimi anni, anche in ragione del calo della spesa ‘convenzionata’, molte farmacie (soprattutto nelle aree dove più servirebbero) potrebbero essere esposte al rischio di chiusura. Si ritiene, pertanto, indispensabile, al fine di rafforzare strutturalmente la resilienza, la prossimità e la tempestività di risposta del Servizio sanitario nazionale alle patologie infettive emergenti e ad altre emergenze sanitarie, nonché per l’attività di somministrazione di vaccini da Sars-CoV-2, di cui all’articolo 1, comma 471, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, prevedere l’introduzione, in via sperimentale per gli anni 2021 e 2022, di una remunerazione aggiuntiva in favore delle farmacie.
 
Quindici centesimi a confezione
 
Sono di due tipologie i fondi che finanzieranno la nuova attività: la “nuova” remunerazione di 50 milioni per il 2021 (la sperimentazione inizierà presumibilmente a settembre) e di 150 per il 2022, e poi le risorse non utilizzate per la sperimentazione della farmacia dei servizi. «La remunerazione aggiuntiva è un primo passo per giungere alla nuova remunerazione sui medicinali Ssn che potrà essere varata dopo il periodo sperimentale 2021-2022», ci dice il presidente del Sunifar Gianni Petrosillo. «Al momento, i fondi stanziati consentono di quantificare in 15 centesimi in media a confezione erogata in regime di Ssn, che in una farmacia da 2.000 ricette al mese significa 600 euro di margine».
Che si tratti di un primo passo, lo si legge chiaramente nella relazione illustrativa al decreto Sostegni:
“Tali disposizioni hanno lo scopo di passare da un sistema di remunerazione fondato sulla scontistica sul prezzo a una remunerazione che valorizzi la funzione.
E inoltre:
“Le disposizioni di cui ai commi 4, 5 e 6 sono dirette a introdurre in via sperimentale una remunerazione aggiuntiva delle farmacie basata sulle seguenti componenti:
  1. una percentuale fissa a valere sul prezzo al pubblico al netto dell’Iva per singola confezione, uniforme per tutte le tipologie di farmacia e di farmaco;
  2. una quota variabile per confezione, che varia per scaglioni di prezzo al pubblico al lordo dell’Iva;
  3. una quota premiale, applicata a ogni confezione di farmaci generici ed originator con prezzo pari a quello di riferimento, non soggetto a sconto da parte del Ssn;
  4. una quota “tipologica” destinata solo ad alcune categorie di farmacie individuate sulla base di tipologia (rurale, urbana etc..) e fatturato. Tale quota è destinata a valorizzare il servizio reso dalle farmacie periferiche e a minor fatturato con il Ssn”.
Tutto questo, si specifica, senza modificare le quote di grossisti e aziende farmaceutiche. E questa è la proposta che Federfarma sta sostenendo già dal 2018.
 
I fondi per la farmacia dei servizi
 
Una delle preoccupazioni principali dei farmacisti rurali riguarda spazi e tempi da dedicare alla vaccinazione, oltre che – naturalmente – la remunerazione. Per quel che riguarda i primi attendiamo l’accordo nazionale tra Federfarma e il ministero della Salute, con il parere della Fofi, che definirà in modo chiaro gli aspetti operativi che il sindacato auspica siano uniformi su tutto il territorio nazionale, a differenza di quello che è accaduto per i tamponi. «Quello che possiamo anticipare è che tutte le farmacie saranno messe in condizioni di poter vaccinare con il massimo livello di sicurezza per i farmacisti e per i cittadini», spiega Petrosillo. «Spazi e orari indicati nel protocollo daranno la possibilità anche alle farmacie rurali più piccole di poter somministrare vaccini, se vorranno farlo». E la questione dell’invarianza di spesa, subito messa in evidenza sui social, deve destare preoccupazioni? «Si è parlato di sei euro a vaccino e i fondi (circa 86 milioni di euro) sono quelli stanziati per la sperimentazione della farmacia dei servizi che, se non utilizzati, rischierebbero di andare perduti – spiega il presidente del Sunifar – dal momento che a causa del Covid-19 molte sperimentazioni non sono partite. Del resto anche questa è una sperimentazione e, vista l’importanza della campagna vaccinale, di ben più ampia rilevanza per i cittadini e anche per la nostra categoria».
 
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