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21 luglio 2021
Pensioni, preoccupa il post-Quota 100. Ipotesi e novità al vaglio del Governo

Articolo tratto da Farmacista33

Ormai mancano cinque mesi allo stop di Quota 100 e il dibattito tra governo e parti sociali sta entrando nel vivo per trovare soluzioni al cosiddetto scalone, definire nuovi meccanismi di flessibilità in uscita e, in generale, affrontare il tema della sostenibilità delle pensioni Inps. Il 27 luglio dovrebbe partire un primo confronto. Ma quali sono le possibilità e le ipotesi sul tavolo?

Stop a quota 100 tra 5 mesi. In studio misure per evitare effetto scalone

Al centro della discussione c'è, in primo luogo, il tema del dopo quota 100, che non è stata prorogata con la legge di bilancio 2020 e scadrà a fine anno. Come si ricorderà, Quota 100, che riguarda le contribuzioni versate all'Inps, consente di anticipare la pensione a 62 anni di età con 38 di contributi. La criticità da risolvere nell'immediato riguarda il cosiddetto effetto scalone in quanto lo stop di quota 100 prevederebbe l'applicazione dei meccanismi della legge Fornero, con il ritiro dal lavoro a 67 anni e un'anzianità contributiva minima di anni 20, oppure con 63 anni e 42 e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.

Le criticità del tavolo di confronto

Il confronto, a ogni modo, parte già da alcune criticità, legate in primo luogo al fatto che l'attenzione dell'Europa, proprio su questo capitolo, è particolarmente elevata e che ogni ipotesi di uscita anticipata prevede costi da sostenere. Non sembra un caso che tra i consulenti del comitato di indirizzo per la politica economica guidato da Bruno Tabacci e istituito presso la presidenza del consiglio faccia ritorno l'ex ministra del lavoro del Governo Monti, promotrice della riforma pensionistica ricordata come "lacrime e sangue", Elsa Fornero. Dal ministro del Lavoro Andrea Orlando comunque è partita la convocazione del tavolo con anche le parti sociali per il 27. Un punto di partenza che sembra meno in bilico, in quanto vede la convergenza di diverse posizioni, riguarda una maggiore attenzione ai lavoratori impegnati in attività usuranti e gravose. Per il resto le distanze sono forti. Da parte del ministro Orlando, a ogni modo, è stato ribadito che la priorità sono i giovani, già in difficoltà e su cui non possono essere scaricati eventuali costi di ulteriori interventi in campo pensionistico.

Tra le ipotesi sul tappeto il doppio binario. Inps: costi non vanno scaricati sui giovani

Dalle parti sociali è stata, invece, rimarcata la necessità di una flessibilità di uscita dopo i 62 anni di età e della possibilità di un pensionamento con 41 anni di contribuzione, in maniera svincolata dall'età. Ipotesi che hanno trovato l'appoggio del M5S, mentre nella Lega si parla di quota 41 che potrebbe consentire pensionamenti dal 62esimo anno di età. Sul piatto c'è anche la proposta del presidente dell'Inps, Pasquale Tridico, di permettere, al compimento dei 63 anni di età, con almeno 20 anni di contributi, di fruire della quota contributiva dell'assegno e di iniziare a ricevere anche l'eventuale quota retributiva al raggiungimento dei 67 anni. In questo modo, l'impatto sui conti pubblici sarebbe più basso. Proprio in nome dei conti pubblici, invece, dall'Inps viene bocciata Quota 41: si partirebbe da un costo di oltre 4,3 miliardi il primo anno, per superare i 9,2 miliardi il decimo anno. Per Inps infatti, occorrerà prendere in considerazione gli effetti della pandemia e soprattutto della revisione delle stime del Pil, su cui gravano gli scenari economici. Tra gli altri punti sottolineati dall'Inps, a cui occorrerà trovare una risposta, c'è anche l'equità intergenerazionale, sia guardando al futuro pensionistico dei giovani, sia, come già sottolineato, per evitare che siano le attuali generazioni di lavoratori a pagare gli interventi. Infine, a fine anno scadono anche Opzione donna e l'Ape sociale, ma entrambi dovrebbero essere rinnovati per i prossimi anni.
 
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