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1 luglio 2006
Farmaci da banco al supermercato.

Siri: così si paga con la salute dei cittadini il profitto di grandi gruppi economici.

 

ROMA - Il governo ''preferisce stare dalla parte dei piu' forti''. E' il primo commento del presidente della Federfarma Giorgio Siri al via libera alla vendita dei farmaci nei supermercati. Da Siri anche un duro giudizio rispetto al metodo utilizzato dal governo: ''Il metodo - ha detto - smentisce di fatto la volonta' piu' volte ribadita in queste settimane dal ministro della salute Turco di voler operare all'insegna della massima condivisione degli obiettivi da parte delle istituzioni e degli operatori''.
Federfarma denuncia, inoltre, che la decisione ''e' stata presa senza tener conto che era stato preannunciato un tavolo di concertazione con gli operatori''.
 Secondo Siri, dunque, ''le prime decisioni del governo in materia di farmaci sembrano orientate piu' a pagare una cambiale a grandi gruppi economici che a tutelare la salute dei cittadini, dimenticando che in ballo non ci sono tanto prerogative delle farmacie quanto un importante tassello dello stato sociale, rappresentato dal servizio farmaceutico''.
Le decisioni prese oggi, infatti, ha aggiunto, ''accolgono le richieste della Coop di poter vendere i farmaci nei propri supermercati e delle multinazionali che operano nel settore farmaceutico di creare catene commerciali di farmacie''.
La Turco, che aveva piu’ volte dichiarato di essere ideologicamente contraria alla vendita dei farmaci al di fuori del canale farmacia, si difende così: ''Il provvedimento esaminato oggi dal Consiglio dei ministri e' di grande rilievo e da me pienamente condiviso perche' favorisce la concorrenza, la competitivita' e la liberalizzazione di alcuni importanti settori produttivi e di servizi''.
''Tutto cio' portera' - ha aggiunto Turco - a una maggiore tutela dei consumatori, a nuove opportunita' per i giovani e all'inserimento anche in Italia di quegli elementi di concorrenza e liberta' imprenditoriale mai realizzati, nonostante i ripetuti richiami dell'UE e dell'Antitrust''. In questo contesto, spiega il ministro, e' stata inserita anche la previsione della vendita al di fuori delle farmacie dei medicinali non soggetti a prescrizione medica.
 ''Come e' noto - ricorda - il tema era stato gia' oggetto di confronto tra i diversi attori del sistema (medici, aziende, farmacie, distributori e cittadini) che hanno espresso posizioni e opinioni diverse. Personalmente ritengo che, al di la' del provvedimento odierno, sia importante ed essenziale continuare il dialogo e il confronto su tutta la materia dell assistenza farmaceutica con l obiettivo, da me sempre dichiarato, di offrire un servizio migliore ai cittadini sia in termini economici che, soprattutto, di appropriatezza terapeutica. In particolare proseguira' il dialogo con le farmacie per il quale sono certa di trovare la massima attenzione da parte dell'intero Governo''.
Giorgio Siri, presidente di federfarma,  sottolinea in maniera molto incisiva ii rischi di tale decisione: ''Queste scelte - ha affermato in una nota - faranno prevalere nella vendita dei farmaci un approccio prettamente commerciale a scapito della salute.
A orientare la scelta dei farmaci, ancora piu' di oggi, saranno infatti la pubblicita', nelle sue varie forme, e le politiche di marketing di grandi gruppi''.
 Ed ancora: ''A pagarne le conseguenze - ha proseguito - saranno i cittadini, che avranno meno garanzie sul fronte della salute, anche perché le farmacie, in particolare quelle dei piccoli centri, rischiano di essere stritolate dalle politiche commerciali aggressive di operatori orientati solo al profitto''. Cosi', ''alcune aree del Paese rimarranno senza farmacie: non si vedra' mai una Coop aprire un supermercato in un paesino con 200 abitanti - rileva Siri - dove fino a oggi la farmacia c e' e, oltre a fornire i farmaci, e' anche l unico presidio sanitario sempre accessibile''.
Per queste ragioni, ribadisce Federfarma, ''la decisione di consentire la vendita dei medicinali senza obbligo di ricetta medica (farmaci da banco) in esercizi diversi dalla farmacia e' estremamente grave, sia per le conseguenze negative sulla salute della popolazione sia per il metodo con cui questa decisione e' stata presa: La presenza dei farmaci in esercizi commerciali determinera' inevitabilmente una banalizzazione dei medicinali, che nell'ottica dei cittadini verranno assimilati sempre piu' a beni di consumo.
Tale approccio, favorito dalle politiche commerciali della grande distribuzione, determinera' un aumento dei consumi, rischi di consumi impropri e danni per la salute della collettivita'''. Quanto al prezzo troppo alto dei medicinali a carico dei cittadini, si tratta di un ''problema reale che Federfarma denuncia da tempo. Portare i farmaci al supermercato - commenta Siri - e' una risposta demagogica e non e' la soluzione'' poiche' ''per dare certezze ci vogliono piu' regole e non pericolose forme di deregolamentazione''.
L'unica soluzione efficace, secondo Siri, ''e' quella di intervenire a monte, introducendo strumenti per controllare e calmierare i prezzi che sono liberamente decisi dai produttori''. Federfarma, ha concluso, ''rimane in attesa di conoscere i dettagli del provvedimento per darne una valutazione completa e decidere quali azioni intraprendere per difendere il servizio farmaceutico pubblico e il diritto alla salute dei cittadini''.

FONTE: ANSA NEWS. 

 
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