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Sanità ultime notizie

3 luglio 2006
DDL competitività: logiche non ispirate alla tutela della Salute Pubblica.

I primi commenti di Leopardi, Siri, Visini.

 

Giacomo Leopardi, presidente della Fofi, l'ordine nazionale dei farmacisti italiani: ''Il ministro della Salute Livia Turco, intervenendo pochi giorni fa al Consiglio nazionale federale aveva confermato una volta di piu' che le misure sul nostro comparto, per il loro rilievo in termini di salute pubblica e di impatto sul sistema di sanita', sarebbero state assunte in un apposito tavolo tra gli attori del sistema.
Le decisioni di oggi sconfessano quelle rassicurazioni ma, soprattutto, appaiono ispirate a logiche e interessi commerciali che con la salute pubblica hanno molto poco a che vedere''.

Giorgio Siri, presidente di Federfarma: Le prime decisioni del Governo in materia di farmaci sembrano orientate più a pagare una cambiale a grandi gruppi economici che a tutelare la salute dei cittadini, dimenticando che in ballo non ci sono tanto prerogative delle farmacie quanto un importante tassello dello stato sociale, rappresentato dal servizio farmaceutico. Le decisioni prese oggi, infatti, accolgono le richieste della Coop di poter vendere i farmaci nei propri supermercati e delle multinazionali che operano nel settore farmaceutico di creare catene commerciali di farmacie.Tali scelte faranno prevalere nella vendita dei farmaci un approccio prettamente commerciale a scapito della salute. A orientare la scelta dei farmaci, ancora più di oggi, saranno la pubblicità, nelle sue varie forme, e le politiche di marketing di grandi gruppi.A pagarne le conseguenze saranno i cittadini che, in primo luogo, al contrario di quanto ci vogliono far pensare, spenderanno di più per una serie di motivi: marketing e pubblicità porteranno a termine con successo i loro compiti, ma soprattutto avranno meno garanzie sul fronte della salute, anche perché le farmacie, in particolare quelle dei piccoli centri, rischiano di essere stritolate dalle politiche commerciali aggressive di operatori orientati solo al profitto. Alcune aree del Paese rimarranno senza farmacie: non si vedrà mai una Coop aprire un supermercato in un paesino con 200 abitanti, dove fino a oggi la farmacia c’è e, oltre a fornire i farmaci, è anche l’unico presidio sanitario sempre accessibile.La decisione di consentire la vendita dei medicinali senza obbligo di ricetta medica/farmaci da banco in esercizi diversi dalla farmacia è estremamente grave, sia per le conseguenze negative sulla salute della popolazione sia per il metodo con cui questa decisione è stata presa.La presenza dei farmaci in esercizi commerciali determinerà inevitabilmente una banalizzazione dei medicinali, che nell’ottica dei cittadini verranno assimilati sempre più a beni di consumo. Tale approccio, favorito dalle politiche commerciali della grande distribuzione, determinerà un aumento dei consumi, rischi di consumi impropri e danni per la salute della collettività.

Il prezzo troppo alto dei medicinali a carico dei cittadini è un problema reale che Federfarma denuncia da tempo. Portare i farmaci al supermercato è una risposta demagogica e non è la soluzione. Il cittadino non vuole sconti su pochi farmaci, quelli più redditizi per la grande distribuzione organizzata, ma deve avere il diritto e la certezza di pagare un prezzo equo per tutti i farmaci, ovunque li compri. Per dare queste certezze ci vogliono più regole e non pericolose forme di deregolamentazione. L’unica soluzione efficace è quella di intervenire a monte, introducendo strumenti per controllare e calmierare i prezzi che sono liberamente decisi dai produttori. Produttori che spesso stabiliscono per il mercato italiano un prezzo molto più alto di quello praticato in altri Paesi per lo stesso medicinale, magari prodotto in Italia.Per quanto riguarda il metodo, Federfarma denuncia che la decisione è stata presa senza tener conto che era stato preannunciato un tavolo di concertazione con gli operatori. Il metodo smentisce di fatto la volontà più volte ribadita in queste settimane dal ministro della salute Turco, e prima di lei, durante la lunga campagna elettorale da molti altri, che avevano fatto proprio della parola “concertazione” il loro cavallo di battaglia,  di voler operare all’insegna della massima condivisione degli obiettivi da parte delle istituzioni e degli operatori.

Anche i produttori si schierano con i farmacisti: Farmindustria e Anifa (che produce i farmaci destinati anche alla grande distribuzione, quelli di autocura).

 

Preoccupati anche i 6000 titolari delle farmacie rurali. Temono, ha spiegato Giancarlo Visini, presidente della Federfarma Sunifar che li rappresenta, che il provvedimento metta in crisi i loro esercizi, ''unico presidio della sanita' in alcune zone del paese''

FONTE: ANSA NEWS, FEDERFARMA.

 
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