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11 agosto 2006
Ferie e stress

L'ansia del viaggiare

L'Ordine dei Farmacisti di Pesaro & Urbino augura a tutti i navigatori un buon Ferragosto. Arrivederci al 16 agosto.

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"Partire è un po' morire", si dice. È abbandonare, anche se per poco, le proprie certezze e abitudini. Circostanze che stimolano l'ansia, che nella sindrome da accumulo di stress gioca un ruolo da protagonista assoluto rispetto agli altri fattori collaterali. Un'ansia che può essere fisiologica - il timore di perdere l'aereo; di non arrivare in tempo all'imbarco del traghetto; di non trovare una sistemazione in hotel o altre strutture adeguate alle aspettative -, o superare i livelli di guardia. "Un classico campanello d'allarme delle forme patologiche è proprio il vivere con tensione anche i momenti di svago, l'incapacità di affrontare lucidamente situazioni comuni come un viaggio, un cambiamento dell'ambiente abituale, la vacanza", fa notare Mario Farnè, docente di Psicologia Medica a Bologna. In altre parole, è messo a dura prova chi soffre abitualmente di sindromi ansiose, in altri emerge con più chiarezza un'ansia latente, che in altre circostanze paserebbe inosservata.

"NON si dovrebbero considerare la sindrome da accumulo di stress o l'ansia da partenza solo in negativo", osserva Farnè, "ma come un segnale da cogliere in futuro, per valutare l'opportunità di approfittare del tempo libero in modo alternativo. Anche per "restare". Non nel senso di rinunciare a viaggi e vacanze, ma di liberarsi dai soliti impegni per fare ciò che più aggrada, senza vincoli. Anche nel solito ambiente". Per tutti la vacanza, con o senza spostamenti, rimane la giusta fuga dalla routine negativamente vincolante, ricarica psicofisica più o meno gestibile con flessibilità. Che può essere resa meno vulnerabile alla "Sindrome stromboliana" con semplici accorgimenti.

Preferenze
No alle destinazioni alla moda
Scegliere destinazioni e tipo di vacanza in sintonia con i propri gusti e desideri più profondi, senza lasciarsi condizionare dalle mode, oppure seguendole se questo rappresenta un'esigenza sentita.

Preparazione
Un po' di organizzazione
Se abitualmente si soffre di forme d'ansia anche lievi, meglio un viaggio organizzato in tutti i dettagli anziché una vacanza segnata dall'improvvisazione e, al contrario, meglio quest'ultima se si appartiene alla categoria degli inquieti e bisognosi di stimoli sempre nuovi e diversi.

Il trucco
Valigie pensate in anticipo
Valigie, la cartina al tornasole per gli ansiosi, perché solo l'atto di prepararle è fonte di piccole angosce (tipica la paura di scordarsi effetti personali essenziali, specie se la méta è esotica). Meglio prepararle con un adeguato anticipo e non ritrovarsi all'ultimo minuto con pinne e maschera da sistemare.

Durata
"Mordi e fuggi" solo se ti adatti
Chi, per natura, ha difficoltà d'adattamento, probabilmente si ritrova a suo agio - e ha minori effetti collaterali -, in una vacanza medio-lunga. Anche e soprattutto in ambienti già conosciuti: "stessa spiaggia, stesso mare".

"Staccare".
Iperattivi, non pensare al lavoro
A chi ha uno stile di vita che non concede soste, come i "dipendenti da lavoro", si addicono frequenti vacanze mordi e fuggi distribuite in tutto l'anno, o break di una settimana, che dirottino l'attenzione verso l'extra-lavorativo.

Italiani alle prese con un rito collettivo irrinunciabile - l'imminente partenza per le vacanze estive - e con inequivocabili sintomi di "Sindrome Stromboliana": sempre pronti a scoppiare per tutto, ad esplodere come l'omonimo vulcano siciliano di fronte a qualsiasi stimolo, anche blando. In pratica: costantemente sull'orlo di una crisi di nervi e in continua turbolenza interattiva. Una sindrome, questa, che altro non è se non stress da accumulo "pre-vacanze" e risultato di una serie di fattori: delle punte di caldo africano che richiedono un surplus d'adattamento fisico e nervoso e favoriscono le crisi d'insonnia, che a loro volta aumentano stanchezza diurna, mal di testa e altri fastidiosi sintomi.
"Ma su tutto campeggia l'affaticamento accumulato in lunghi mesi di lavoro senza soluzione di continuità, che si scontra con l'impellente desiderio di vacanza. Desiderio che si somma ad una sottile angoscia sull'incognita che il viaggio e la destinazione possono riservare", premette il professor Adolfo Pazzagli, direttore del Dipartimento di Scienze Neurologiche e Psichiatriche e professore ordinario di Psicologia Clinica dell'Università di Firenze. Nulla di patologico, in genere, ma semplice riflesso, più o meno accentuato, di un'ansia che accompagna tutti i momenti di passaggio da una situazione certa - il proprio ambiente, il lavoro, la routine - ad una incerta - la località scelta per la propria vacanza e l'imponderabile insito nella nozione stessa di viaggio -, che può acuire uno stato emotivo già segnato da angosce e insicurezze più o meno palesi. E non di sola ansia.
"Un'altra condizione che può favorire sintomi comunemente definibili come irritabilità, nervosismo, tensione, è la "dipendenza da lavoro" che colpisce, di preferenza ma non solo, i manager e i professionisti in genere, per i quali la vacanza rappresenta una sorta d'obbligo, di sosta forzata, che genera insofferenza", dice ancora Pazzagli.
In tutto questo, s'inserisce il disagio di chi soffre di forme ansioso-depressive più o meno accentuate, per i quali il pensiero della vacanza imminente, e i relativi preliminari, possono accentuare una caduta nel tono dell'umore per la temuta o percepita incapacità di provare piacere. In chi, invece, soffre di sensi di colpa (che possono insediarsi nell'inconscio e nel vissuto personale per i motivi più svariati), i momenti ludici, come la vacanza per l'appunto, possono scatenare reazioni psicosomatiche del tutto inaspettate, come un'improvvisa febbre senza cause apparenti o altre sintomatologie "inspiegabili", che compaiono poco prima o addirittura il giorno stesso della partenza, rischiando di sabotare la vacanza.

(Fonte "la REpubblica - Salute")

 
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