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SanitÓ ultime notizie

5 settembre 2006
Curarsi in Europa

Un diritto dei cittadini europei sancito dal Trattato Ue

Curarsi in Europa e' un diritto dei cittadini europei sancito dal Trattato Ue, ma al servizio sanitario di quale stato membro va inviata la fattura? Gli interrogativi su come regolamentare il movimento dei pazienti all'interno dell'Unione europea e i rimborsi per le cure o i trattamenti di cui hanno beneficiato, sono tra i temi centrali che affrontera' domani la Commissione europea nel corso di un dibattito dedicato alla cooperazione tra i servizi sanitari in Europa. L'obiettivo e' duplice: portare risposte concrete ai 450 milioni di cittadini che nell'Ue mettono le cure sanitarie al primo posto nelle loro preoccupazioni, ma anche fornire agli stati membri, e quindi agli enti previdenziali, un quadro giuridico chiaro da applicare a livello nazionale. Il commissario Ue alla sanita' e ai consumatori Markos Kyprianou prendera' l'iniziativa mettendo sul tappeto tutte le opzioni possibili per individuare l'approccio politicamente piu' accettabile, ma che tenga anche conto dei diritti dei pazienti dettati dalle sentenze che la Corte di giustizia europea ha pronunciato dal 1998 a oggi. I giudici europei hanno in primo luogo chiarito che i servizi sanitari sono un'attivita' economica ai sensi del Trattato Ue, indipendentemente da come sono organizzati e finanziati e che quindi il diritto comunitario si applica anche ai servizi sanitari. Quanto ai pazienti, la Corte Ue e' stata altrettanto esplicita spiegando che e' loro diritto - in certe circostanze e seguendo determinate modalita' - di essere rimborsati per cure sanitarie fornite in un altro stato membro. L'ultima sentenza in questo senso risale al maggio scorso quando una cittadina inglese si e' fatta operare in un ospedale francese per non attendere i tempi imposti dal proprio servizio sanitario nazionale, considerati troppo lunghi per le sue condizioni di salute. Anche in questo caso i giudici hanno precisato ''che l'obbligo di farsi carico delle cure ospedaliere ...si applica in egual misura ad un servizio sanitario nazionale che le dispensa gratuitamente''. Insomma, per Bruxelles e' giunto il momento di lanciare un'ampia consultazione, fissando tempi e scadenze per proporre soluzioni concrete al Parlamento europeo e agli stati membri. Il documento che servira' da base al confronto in sede di Commissione Ue, non prevede delle conclusioni, proprio per lasciare il dibattito aperto. Il collegio dovra' ad esempio pronunciarsi sul tipo di iniziativa da prendere e a quali strumenti ricorrere: da quelli legislativi alle linee guida, al coordinamento approfondito tra gli stati membri. La parola chiave resta comunque ''cooperazione'' in quanto, Bruxelles ne e' convinta: un suo rafforzamento permetterebbe un miglior utilizzo delle risorse e migliori prestazioni. La Commissione europea cogliera' l'occasione per rilanciare la creazione dei Centri di referenza europei, ossia gli istituti di eccellenza che potrebbero essere destinati a specifiche patologie, come le malattie rare. Questi centri potrebbero dettare agli altri istituti Ue le linee guida sulla diagnosi e le buone pratiche da seguire ed eventualmente garantire trattamenti specifici ai cittadini nell'Ue. Bruxelles affrontera' anche la questione del movimento degli operatori sanitari in Europa: lo loro formazione e lo scambio di esperienze vengono considerate fondamentale. Il tempo stringe. Nell'Ue, circa l'1% dei trattamenti sanitari avvengono fuori dai confini nazionali, ma il fenomeno e' destinato ad ampliarsi perche' ai cittadini piace l'idea di un'Europa della salute senza confini.
 
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