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2 novembre 2006
Cocaina

Sempre più "simile" all'influenza

Sempre piu' simile all'influenza: facile da prendere, veloce nel diffondersi e in grado di colpire tutti, indipendentemente da eta' o classe sociale. E' proprio al virus influenzale che gli esperti, riuniti oggi nella seconda giornata della Conferenza sulle tossicodipendenze, hanno paragonato la cocaina: una sostanza il cui uso e' in crescita, tanto che, secondo i dati piu' recenti riferiti al 2005, ben 7 italiani su 100 dichiarano di averne fatto uso. Nonostante i grandi numeri del consumo, che inducono gli specialisti del settore a rilanciare l'allarme sul fenomeno, la dipendenza da cocaina e' ancora oggi, affermano, ''sottovalutata''. Conseguenza: da un lato, il messaggio sociale che ancora passa e' quello di una minore pericolosita' di questa sostanza (cosa, e' il monito che arriva dalla conferenza promossa da ministero della Salute e Istituto superiore di sanita', assolutamente non vera), dall'altro, le stesse istituzioni tendono a trascurare il problema. ''Il numero dei consumatori di questa sostanza - sottolinea Pier Paolo Pani, presidente della Societa' italiana delle tossicodipendenze - e' in continua crescita e sempre di piu' sono i giovanissimi. Ciononostante, negli ultimi cinque anni abbiamo registrato un totale disinteresse da parte delle istituzioni, poiche' si tende a sottovalutare il problema''. Il punto, aggiunge, ''e' che la formula 'legge e ordine' non porta ad una soluzione, ma ci vuole un approccio piu' pragmatico, che parta dai bisogni reali''. Ed un bisogno reale, e' il richiamo degli specialisti, e' quello di ampliare la rete dei centri di pronta accoglienza con programmi specifici per la dipendenza da cocaina: ''E' necessario oggi - spiega Pani - che le comunita' terapeutiche inizino a differenziarsi. Il numero degli eroinomani tende infatti a diminuire, mentre quello dei cocainomani e' in crescita, ma ad una domanda di assistenza enorme non corrispondono servizi adeguati; un problema questo che va affrontato al piu' presto, anche attraverso una nuova attenzione da parte delle istituzioni''. Tabelle e numeri non lasciano dubbi sul fatto che quella da cocaina sia una dipendenza a tutti gli effetti, con conseguenze anche estremamente gravi per la salute: ''Le ultime stime - afferma Pani - ci dicono che 7 italiani su 100, tra i 14 e i 54 anni, ammettono di aver fatto uso di cocaina almeno una o piu' volte nella vita; solo per fare il paragone, afferma di aver usato eroina almeno una volta l'1,3%, mentre ben il 30% dichiara di aver fatto uso di cannabis''. Ma c'e' di piu': il 15% di coloro che si rivolgono ai Sert chiede di essere aiutato proprio per disintossicarsi dalla cocaina. Ed e' questo il punto cruciale: ''La percezione del rischio legato all'uso di tale sostanza - avverte Pani - e' estremamente bassa e la convinzione comune e' che sia difficile diventare realmente dipendenti''. Purtroppo, non e' cosi': ''E' vero che c'e' differenza tra uso e dipendenza - precisa l'esperto - ma i piu' recenti studi statunitensi evidenziano che ben il 40% dei cocainomani anche occasionali diventa dipendente dalla sostanza''. Insomma, insiste Pani, ''si tratta di un problema di sanita' e salute pubblica, sempre piu' generalizzato, e con conseguenze spesso gravi: tale dipendenza puo' portare, infatti, anche danni psichici seri, con forme acute di psicosi, paranoia, aggressivita' patologica''. In altre parole, rileva ancora Pani, ''la cocaina e' sempre piu' simile all'influenza, ha cioe' un utilizzo generalizzato e dilagante e questo anche perche' e' facile da usare: puo' essere masticata, sniffata e appare, quindi, meno 'invasiva' rispetto all'iniezione in vena''. Quanto alle possibili cure, ''ad oggi non esiste un farmaco attivo contro la cocaina ne' una terapia specifica, anche se vari studi sono in corso in tale direzione, ma esistono solo - spiega l'esperto - dei trattamenti sintomatici''. La strada migliore, al momento, appare dunque quella dei centri di cura dove il soggetto viene accolto per periodi medio-lunghi di disintossicazione: ''Il trattamento residenziale in strutture specializzate - conclude Pani - si e' dimostrato efficace pur in assenza di farmaci specifici; e' questa la via da seguire e chiediamo che le istituzioni ci aiutino a farlo''.
 
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