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13 dicembre 2006
Calorie e aspettative di vita

Meno sono meglio è

Li chiamano i fanatici delle 1800 calorie. Poche calorie per vivere meglio e più a lungo. Poche calorie per conquistarsi una lunga vecchiaia. Poche calorie per star bene, e combattere l'età che inesorabilmente avanza. La moda, tanto per cambiare, è statunitense, ha ovviamente un sito internet dedicato (www.calorierestriction.org), ovviamente un guru che la propugna e niente meno che una società, l'organizzazione non profit Calorie Restriction Society.
Ma si può vivere, e come, con 1800 calorie al giorno? In realtà, secondo la SINU (Società Italiana di Nutrizione Umana), per un adulto tra i 18 e i 60 anni, di calorie ne servirebbero ben di più: per chi svolge attività leggera tra 2140 e 2790 (le differenze sono legate al peso), per chi invece ha un'attività moderata tra 2575 e 3360 e, infine, per chi compie attività pesanti tra 3045 e 3975. Per le donne le calorie sono di gran lunga minori e, a seconda dell'attività svolta e del peso di partenza, variano da 1540 a 2165 (attività leggera), 1690-2380 (attività moderata) e 1875-2640 per chi svolge attività pesante.
Le 1800 calorie proposte dagli Stati Uniti, che stanno contagiando star di Holliwood e uomini d'affari, sono dunque abbastanza poche. In alcuni casi, come ha lamentato il governo Usa "pericolosamente insufficienti". Ma mangiare poco fa davvero vivere più a lungo? "Facciamo il ragionamento contrario", argomenta Augusta Albertini, responsabile dell'Unità di Nutrizione della Asl di Bologna, "e analizziamo le abitudini di vita della nostra popolazione anziana, che è una delle più longeve. Come vivevano, cosa mangiavano nel passato? Prima non c'era l'industria alimentare e quindi si nutrivano prevalentemente di alimenti molto freschi, al giusto grado di maturazione, non conservati. C'erano pochi momenti di gratificazione a tavola, si mangiava carne per le feste o le ricorrenze familiari. E, soprattutto, ci si muoveva molto di più: c'era una mobilità maggiore per gli spostamenti, si andava al lavoro a piedi o in bicicletta, e gli impegni lavorativi erano più fisici di oggi. Le persone facevano molta attività anche durante il tempo libero, si giocava a pallone, si ballava. E non dimentichiamo che gli ambienti erano poco riscaldati e che il vestiario era poco termico. Quindi per mantenere una temperatura corporea adeguata, si doveva utilizzare più di oggi l'energia dagli alimenti. Non è dunque solo un problema di calorie ma di stile di vita: tutte le calorie venivano indirizzate immediatamente sulle strade del dispendio. Noi quelle strade le abbiamo smarrite da tempo...".
Quindi non solo calorie ma anche movimento. "E infatti", conferma Andrea Ghiselli, medico e primo ricercatore dell'Inran, autore, con Lavinia Guffanti, di un libro su "La dieta mediterranea, anzi italiana", "le più grandi longevità sono nei luoghi dove si fa maggiore attività fisica, come in montagna. Anche se ovviamente cont anche lo stile di vita sano, senza fumo, privilegiando nella dieta quotidiana i vegetali. Però serve un distingu gli alimenti non vengono mai consumati come sono in natura. Spiego megli è vero che i cavoli hanno proprietà protettive nei confronti dei tumori ma se il cavolo lo mangio fritto allora è un'altra cosa. Come la pasta, in sé un piatto di spaghetti non fornisce chissà quante calorie, ma quanto olio, e altro, usiamo per condirlo? In Oriente avevano la mortalità cardiovascolare più bassa e la vita media più lunga, finché mangiavano prevalentemente verdure, riso o pesce. Poi, con la globalizzazione, è arrivato il modello occidentale americano e adesso si ammalano più o meno come gli altri...".
Alcune diete, però, intendendo con la parola i pasti di ogni giorno, sono decisamente migliori di altre. Come la mediterranea, che dovrebbe essere la nostra. Dovrebbe perché anche noi stiamo modificando le nostre abitudini, e non è solo una questione di calorie. Troppi grassi animali, tanta carne, poche fibre e diminuiscono anche i consumi di frutta e verdura. Secondo uno studio che è diventato un importante caposaldo nutrizionale, svolto da Antonia Trichopoulou, dell'università di Atene, mangiare "mediterraneo" rende longevi e fa star meglio. Per ogni due punti di aderenza alla dieta mediterranea c'è un 8 per cento di sopravvivenza in più. Anche se non vuol dire necessariamente essere magri. "I greci sono i più grassi nel Mediterraneo e tra i più grassi d'Europa", precisa Ghiselli, "perché il 40 per cento dell'energia della loro dieta proviene da grassi. Ma siccome il grasso prevalente è l'olio d'oliva e mangiano quasi il doppio di verdure, frutta e pesce, rispetto a noi hanno una mortalità cardiovascolare bassissima". Dunque calorie, ma non solo...

(Fonte "la Repubblica Salute")
 
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