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12 febbraio 2007
La piaga dell'alcool giovanile

E' tra le maggiori cause di decesso nel nostro paese

La patologia alcol-correlata è tra le maggiori cause di decesso nel nostro paese, 30.000 morti l'anno, con danni sanitari e sociali stimati in circa 125 miliardi. Altro dato da sottolineare è come il 20% dei ricoveri ospedalieri sia da mettere in relazione all'alcol (patologie internistiche, neurologiche, psichiatriche, traumatologiche...). L'elemento più allarmante è il coinvolgimento dei giovani: un ragazzo europeo su 4, di età tra i 15 e i 29 anni, muore per cause in qualche modo da mettere in relazione all'uso di alcol. A livello nazionale si è assistito ad un preoccupante incremento dell'uso di alcol fra i 12 ed i 17 anni, soprattutto al femminile. Circa il 50% degli incidenti stradali e degli incidenti sul lavoro fra i giovani sono da attribuire all'alcol: la metà di questi sono mortali. Il primo approccio all'alcol avviene spesso in famiglia e in corso di incontri con gli amici soprattutto nel week-end: in tali occasioni tale abitudine si consolida in quanto moda o modo per meglio integrarsi nel gruppo. L'età di inizio si è abbassata alla preoccupante soglia dei 12 anni. È stato anche provato come i giovani che consumano alcol tendono più frequentemente a usare tabacco o altre droghe rispetto ai coetanei astinenti e comunque a seguire uno stile di vita alterato. Le patologie alcol-correlate sono da suddividere in due capitoli:
1) alcolisti o bevitori problematici, dove la componente di dipendenza psichica è predominante;
2) soggetti colpiti da problematiche indotte dall'alcol anche per un uso definito o percepito dal paziente o dai medici stessi come "moderato".
Per quanto concerne il primo capitolo è bene sottolineare come l'alcol utilizzato in modo cronico, per periodi prolungati e a dosi elevate provochi assuefazione e dipendenza con conseguente crisi da astinenza. Dev'essere, quindi, collocato nel settore delle droghe. In relazione al secondo capitolo è opportuno precisare come l'alcol sia da definire una sostanza tossica e come non vada considerato un nutriente. È noto come l'alcol danneggi tutti gli organi dell'organismo con particolare riferimento al settore epato-gastroenterologico, neurologico e cardiovascolare. Favorisce inoltre i meccanismi di cancerogenesi (soprattutto vie aeree, esofago, tratto digestivo inferiore, fegato, pancreas, mammella). I soggetti più a rischio sono le femmine in quanto i meccanismi di degradazione dell'etanolo hanno una funzionalità ridotta di circa il 50 per cento rispetto ai maschi, e gli "under 18", in quanto tali meccanismi non sono ancora completamente maturi. L'uso di sostanze alcoliche è dunque un comportamento a rischio, e infatti l'Organizzazione Mondiale della Sanità "consente" un uso giornaliero di circa 30-40 g per l'uomo e di circa 20 g per la donna. Tale dosaggio, infatti, aumenta il rischio di contrarre alcune patologie in modo modesto. L'argomento è controverso.
Un dosaggio superiore è certamente dannoso, riduce la performance psicofisica e aumenta il rischio in modo statisticamente significativo di contrarre gravi patologie come la cirrosi epatica in tempi variabili fra i 5 ed 30 anni in rapporto alla predisposizione genetica individuale. Sono stati, infatti, identificati polimorfismi genetici che favoriscono il danno da alcol, con una maggiore facilità a contrarre diverse patologie che sono state identificate, sempre dall'Oms, in circa 60. Ciò fa comprendere come in associazione ad un inizio precoce dell'assunzione di alcol possano svilupparsi gravi patologie anche a un'età relativamente precoce. Sono sempre maggiormente necessari, infatti, trapianti di fegato al di sotto dei 45 anni per cirrosi. I dosaggi minimi consigliati sono riferiti ai soggetti sani, mentre l'uso di alcol è da sconsigliare con forza in pazienti affetti da patologie croniche (diabete, epatite virali, dismetabolismi, patologie cardiovascolari), in soggetti in sovrappeso, in gravidanza, durante l'allattamento, in corso di terapie farmacologiche ed in soggetti al di sotto dei 18 anni.
Per quanto concerne l'attività assistenziale proposta per l'alcolista, è stata introdotta nel nostro centro un'attività integrata ospedale-territorio. Prevede un diretto coinvolgimento del paziente e della famiglia attraverso la definizione di un programma di cura personalizzato. Il programma contempla un periodo di terapia medica disintossicante in associazione ad un'attività di counseling psicologico di supporto gestito in sinergia con gli operatori del territorio, ad una di counseling di educazione sanitaria principalmente svolto dal personale infermieristico del servizio e da un insostituibile supporto delle associazioni (Aicat ed Alcolisti Anonimi) che, a seconda della preferenza del paziente, se ne prendono carico già durante il ricovero, conoscendolo personalmente e spiegando la filosofia d'azione dell'associazione.
(Fonte "la Repubblica Salute")
 
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