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28 febbraio 2007
Gravidanza e macchie

Il ruolo della melanina

Microscopici buchini nella pelle, 2000 per centimetro quadrato, fanno da 'ascensore' per la melanina, che sale così in superficie e viene eliminata, insieme alle macchie indesiderate. E' il meccanismo d'azione di un sistema laser utilizzato soprattutto per l'eliminazione del melasma, conosciuto anche come 'macchie da gravidanza'. Se ne è parlato oggi a Milano nel corso di una conferenza stampa cui hanno preso parte Santo Raffaele Mercuri, direttore del Centro di Dermatologia dell'Ospedale San Raffaele di Milano e Walter Chiara, del servizio di chirurgia plastica-estetica alla Clinica Sant'Anna Sorengo di Lugano. "Il melasma, o cloasma - spiega Mercuri - consiste in una iperpigmentazione acquisita che si sviluppa normalmente sul viso, bilateralmente e simmetricamente. Ha una frequenza nove volte maggiore nelle donne rispetto agli uomini ed è correlato all'esposizione solare, alla gravidanza e ai contraccettivi orali. Se ad esempio c'é predisposizione genetica - precisa il dermatologo - pillola ed esposizione al sole possono essere l' effetto scatenante". Queste macchie possono essere epidermiche, dermiche o miste, a seconda della profondità della pigmentazione, ma la natura di questo problema è sconosciuta. Finora vari tipi di terapia sono stati tentati, ma con scarsi risultati. Da oltre un anno, invece, un'azienda americana ha ottenuto l'approvazione della Fda per un sistema laser chiamato 'Fraxel', che in Italia viene già utilizzato in diversi Centri Laser. "La vera innovazione di questo laser, prezioso per le applicazioni dermo-cosmetiche - afferma Mercuri - sta nella capacità di rinnovare la pelle: opera a livello microscopico - spiega - e rilascia migliaia di impulsi per centimetro quadrato in maniera uniforme. Ogni impulso attraversa lo strato più superficiale della pelle senza arrecare danni e raggiunge la profondità impostata dall' operatore, dove si trasforma, a seconda delle esigenze, in un' 'ascensore per la melanina' (ovvero stimola l'espulsione della melanina in eccesso), oppure in una struttura a palafitta che sostiene i tessuti che hanno perso tono, interagendo con l' organismo per rinnovarli". Secondo il dermatologo del San Raffaele, questo procedimento "é analogo al minuzioso restauro di un quadro, dove si procede punto per punto, rinnovandone una frazione per volta e consentendo così ai pazienti di non incorrere in problematiche legate a una eccessiva lesività". "Ma l'utilizzo di questo laser - afferma Walter Chiara - ha esiti positivi non solo per il trattamento delle discromie più resistenti (oltre al melasma, le macchie dell'età), ma anche per ridurre le cicatrici: da acne, da trauma o dall'uso del bisturi. Per far ciò - spiega - il laser deve essere di potenza sufficiente a poter penetrare nel derma, al fine di stimolare i 'bottoni' dermici limitrofi al tessuto cicatriziale che vengono così messi in grado di produrre nuovo tessuto. Quest'ultimo sale lentamente alla superficie e modifica quindi quello cicatriziale, anche se non sempre al 100%".
 
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