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12 aprile 2007
Morbo di Parkinson

Non è una malattia legata all'età. Le nuove frontiere terapeutiche

Il Parkinson, contrariamente a quello che si crede, non e' una malattia legata all'eta'. In questi ultimi anni si e' assistito infatti ad una comparsa sempre piu' precoce di questa patologia, tanto che la meta' dei casi insorge tra i 40 e i 58 anni. Ad esserne colpita e' il 3 per mille della popolazione generale, e circa l'1% degli over 65 anni. Si calcola che in Italia ci siano 500mila malati, colpiti da Parkinson e demenza dei corpi di Levi, patologia affine. Sono questi alcuni dei dati emersi oggi in occasione della Giornata mondiale del Parkinson, celebrata con un convegno organizzato dall'Associazione italiana parkinsoniani (Aip) presso il Campidoglio. ''Stiamo assistendo ad uno spostamento della malattia - spiega Fabrizio Stocchi, direttore del Centro Parkinson dell'irccs San Raffaele di Roma - verso un range d'eta' sempre piu' giovane. Nella meta' dei casi insorge tra i 40 e 58 anni, nel 25% dei casi tra i 20 e 40 anni, e solo nel restante 25% i primi sintomi si manifestano dopo i 60 anni''. Il motivo di quest'aumento non e' ancora chiaro, come del resto perche' la malattia si sviluppi. ''Questa precoce comparsa - aggiunge Gianni Pezzoli, presidente dell'Aip - in parte si puo' spiegare anche con la possibilita' di diagnosticare prima con esami strumentali la malattia, cosa impossibile fino a cinque anni fa. Ora con il dat-scan, una scintigrafia con tracciante, e' possibile individuare la malattia con meno dell'1% di errore''. Tra i fattori scatenanti di questa patologia, ci sono sia quelli genetico-familiari, nel 20% dei casi, che quelli ambientali. ''Vi sono alcuni erbicidi e pesticidi e altre sostanze inquinanti - prosegue Pezzoli - che possono giocare un ruolo importante, cosi' come alcuni farmaci antidepressivi, antipsicotici e antinausea ad effetto centrale. In generale e' bene evitare di assumere farmaci cronicamente senza chiedersi quali possano essere gli effetti collaterali''. Tra le altre misure da adottare per evitare di ammalarsi di Parkinson, i medici suggeriscono di camminare tanto, 5-10mila passi al giorno almeno, e mangiare in modo equilibrato, prediligendo la dieta mediterranea.
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Le novita' farmacologiche e terapeutiche per il trattamento del Parkinson in uscita nel triennio compreso tra il 2006 e 2009 sono moltissime, ma le maggiori speranze arrivano non tanto dalle cellule staminali, quanto dalla terapia genica. A fare il punto sulla situazione e' Fabrizio Stocchi, direttore del Centro Parkinson e disturbi del movimento del San Raffaele di Roma, nel corso della Giornata mondiale del Parkinson, celebrata oggi a Roma in un convegno organizzato dall'Associazione italiana parkinsoniani (Aip). ''A San Francisco a dicembre - spiega Stocchi - e' partita la sperimentazione sull'uomo della terapia genica, che sembra essere molto promettente. Si usa un virus della famiglia dell'hiv, che modifica l'rna dell'organismo ospite, ma rendendolo 'buono', in quanto riesce a indurre l'rna a far crescere le cellule dopaminergiche. Alla fine del 2008 dovremmo avere, credo, i primi risultati''. Maggiori problemi, di carattere politico e terapeutico, presentano invece le cellule staminali. ''In Italia - prosegue Stocchi - la legge proibisce di usare le cellule staminali embrionali, che sono proprio quelle che noi possiamo usare sul sistema nervoso centrale. Quelle adulte danno grossi problemi di differenziazione''. Senza contare che c'e' il rischio di crescita incontrollata della staminale, sia adulta che embrionale, che puo' trasformarsi in tumore. ''Una strada percorribile - prosegue il medico - puo' essere quella di usare le staminali come serbatoio da cui prelevare gli elementi utili, come fattori di accrescimento, rna e dopamina. Quel che e' sicuro e' che finora non mai stata impiantata alcuna cellula staminale nel cervello, ma che se si dovesse arrivare alla possibilita' di un trapianto del genere, si fara' col Parkinson, perche' e' un gruppo limitato di cellule cerebrali ad essere danneggiato dalla malattia''. Quanto ai farmaci, e' arrivato un nuovo inibitore in grado di rallentare la malattia, mentre ''a fine 2007 dovrebbe arrivare un cerotto a base di dopaminoagonisti in grado di sostituire la terapia orale che ora si assume 3-4 volte al giorno - conclude Stocchi - e nel 2008-2009 altri due farmaci non dopaminergici che allungano l'effetto della levodopa, agendo sui movimenti involontari''. In generale comunque grazie ai farmaci si riesce a garantire una buona qualita' di vita ai malati, ''arrivando ad una sopravvivenza di circa 15 anni almeno - dice Gianni Pezzoli, presidente dell'Aip - in cui si riesce a far camminare il malato per larga parte della giornata. Nei casi di parkinsonismi, cioe' di non risposta ai farmaci, la sopravvivenza invece e' piu' bassa e scende a 5-6 anni''.
 
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