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3 luglio 2007
Vita "artificiale"

La fantascienza è dietro l'angolo

Batteri riprogrammati geneticamente in modo da diventare spazzini capaci di decontaminare terreni invasi da rifiuti tossici, oppure trasformati in fabbriche di farmaci; ma anche nuove tecniche per ottenere cellule staminali senza passare per l'embrione; e scenari completamente nuovi nella clonazione animale: potra' portare a tutto questo il primo passo verso la vita artificiale, annunciato oggi su Science. La prima forma di vita artificiale e' un batterio. E' il primo essere vivente ad avere ricevuto un Dna completamente nuovo. Autore dell'esperimento e' il gruppo di Craig Venter, uno degli artefici del sequenziamento del genoma umano e, soprattutto, il ricercatore che da oltre 20 anni insegue il sogno di manipolare il Dna per creare un genoma artificiale. Ci e' riuscito, insieme a sette ricercatori del laboratorio che egli stesso ha fondato e presiede, e che porta il suo nome, il Craig Venter Institute di Rockville, vicino Washington. O almeno ha realizzato una tappa cruciale del suo programma che, assicura lo stesso Venter in una teleconferenza organizzata da Science, prosegue verso la realizzazione di un cromosoma artificiale. Il prossimo passo ancora sara' riuscire a trasferirlo in un organismo e ad attivarlo, come si fa con il programma di un computer. ''Il sogno di Venter si e' realizzato'', dice commentando la ricerca il genetista Giuseppe Novelli, dell'universita' di Roma Tor Vergata. ''E' un risultato molto importante perche' puo' aiutarci a capire i meccanismi del dialogo complesso che avviene tra l'ambiente interno alla cellula (il citoplasma) e il nucleo''. Basti pensare grazie a questo dialogo e' stata clonata la pecora Dolly: il Dna della cellula adulta da cui e' nata Dolly e' stato inserito in un ovulo privo di nucleo e le sostanze presenti nel citoplasma ne hanno azzerato il programma genetico e lo hanno fatto ripartire. Sono almeno tre, secondo Novelli, le possibili ricadute a lungo termine: ''in futuro si possono immaginare batteri capaci di produrre farmaci e vaccini. Sarebbe un'innovazione di portata straordinaria, se pensiamo che oggi, manipolando un solo gene, si hanno a disposizione batteri produttori di insulina''. Inoltre la conoscenza del dialogo fra citoplasma e genoma potra' portare a nuovi sviluppi della ricerca sulle staminali e aprire nuovi scenari sulla clonazione animale. E' un punto di partenza, quindi, l'esperimento descritto oggi on line su Sciencexpress. I ricercatori hanno prelevato il Dna del batterio Mycoplasma mycoides, lo hanno privato delle proteine (ottenendo il cosiddetto 'Dna nudo') e lo hanno trapiantato, attraverso la parete cellulare, nel batterio di una specie molto vicina, chiamata Mycoplasma capricolum. In pochi giorni il batterio che ha ricevuto il trapianto ha cambiato identita', diventando identico al microrganismo donatore del Dna. ''Osservare questo cambiamento - dice Venter - e' stato davvero eccezionale''. Anche perche' il fenomeno e' assolutamente unic il fatto che alcune cellule batteriche abbiano cromosomi multipli di grandi dimensioni, rilevano i ricercatori dell'Istituto Venter, potrebbe suggerire l'esistenza di meccanismi tramite i quali i cromosomi possono essere trasferiti in modo naturale da una specie all'altra. ''Tuttavia - osservano - non abbiamo alcuna evidenza che avvenga in natura un trapianto di genoma analogo a quello che abbiamo ottenuto in laboratorio''. In altre parole ''il trapianto di genoma e' un fenomeno che puo' avvenire solo in un laboratorio'', aggiungono. ''Quello che abbiamo scoperto - proseguono i ricercatori - e' una forma di trasferimento del Dna batterico che permette alle cellule che lo ricevono di diventare la base per la produzione di nuove specie''.
 
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