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20 luglio 2007
Morbo di Crohn

Gli anticorpi monoclonali potrebbero limitarne gli effetti

Gli anticorpi monoclonali potrebbero limitare uno degli effetti piu' gravi del morbo di Crohn, evitando gli interventi chirurgici associati alle occlusioni intestinali. Lo confermano due studi, di cui uno italiano, apparsi sulle riviste New England Journal of Medicine (Nejm) e Gastroenterology. Il morbo di Crohn e' una patologia cronica infiammatoria dell'apparato digerente. Non c'e' ancora una cura specifica per questa malattia, di cui si possono solo ridurre i sintomi. Gli ultimi ritrovati farmaceutici a questo scopo sono gli anticorpi monoclonali, che bloccano il processo di necrosi nell'intestino. Uno di questi e' oggetto dell'articolo sul Nejm: i ricercatori della Mayo Clinic hanno testato gli effetti del certolizumab, un anticorpo monoclonale ancora in fase di studio, su 662 pazienti. Il risultato e' stato che dopo 6 settimane il 35% dei pazienti ha avuto un miglioramento dei sintomi, che nella maggior parte e' stato confermato dopo sei mesi. ''Questo tipo di farmaci e' in uso da pochi anni - spiega Antonio Di Sabatino, ricercatore dell'universita' di Pavia - ma se utilizzato prima che si manifestino i danni piu' gravi della malattia riescono a limitarla, ad esempio evitando le operazioni di rimozione di tratti dell'intestino ormai occlusi''. Proprio Di Sabatino, in un articolo sulla rivista Gastroenterology, ha descritto il meccanismo di azione di un altro anticorpo monoclonale, l'infliximab. ''Anche se sono usati gia' da qualche anno - spiega il ricercatore - il meccanismo di azione degli anticopri monoclonali non e' stato molto studiato. Noi abbiamo dimostrato che questi farmaci aumentano la produzione di un inibitore delle metalloproteinasi. Il risultato e' che la guarigione delle lesioni provocate dal morbo e' facilitata, e non si forma il tessuto cicatriziale che causa le occlusioni''.
 
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