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22 marzo 2005
Medicine alternative

Prosegue il dibattito

Le medicine alternative, se scelte dal paziente, non devono pero' essere a carico del Sistema sanitario nazionale. Lo afferma il Comitato nazionale di bioetica (Cnb) nel documento 'Le medicine alternative e il problema del consenso informato' presentato oggi a palazzo Chigi. ''Il Cnb e' dell'opinione che - si precisa nel documento - se un paziente, adeguatamente informato, intende espressamente rinunciare alle terapie della medicina scientifica e ritiene piuttosto di avvalersi delle indicazioni terapeutiche di una medicina alternativa prescrittagli da un medico, i costi delle preparazioni e delle prestazioni fornite non debbano essere posti a carico del Servizio Sanitario Nazionale''. La posizione del Comitato e' dunque chiara: ''Fino a quando le medicine alternative non otterrano un riconoscimento istituzionale, dagli organi scientifici preposti - ha commentato il presidente del Cnb Francesco D'Agostino - non potranno rivendicare il ruolo pubblico che rivendica invece la medicina scientifica, cosi' come, ad esempio, il pellegrinaggio ad un monastero, con indubbi benefici psicologici su un paziente, non puo' pero' essere incluso nelle pratiche ritenute rimborsabili da parte del Servizio sanitario nazionale''. Infine, dal presidente del Cnb arriva anche un appello ''all'onesta' intellettuale'' rivolto ai medici che praticano le medicine alternative: ''La nostra richiesta a tali medici - ha affermato - e' che facciano un gesto di onesta' intellettuale: oltre a fornire al paziente tutte le notizie sui pregi delle medicine alternative, forniscano anche tutte le informazioni che contraddicono la loro utilita' in modo che il paziente, messo di fronte ad un'informazione davvero completa ed esauriente - ha concluso D'Agostino - possa fare la propria scelta nel modo piu' libero e consapevole possibile''.
E' comunque indubbio, secondo il Cnb, che ''in alcune circostanze, in particolare nel caso di forme morbose non gravi o di pazienti ipocondriaci o in fase di terapia palliativa - si sottolinea nel documento - appaia giustificato ricorrere alla somministrazione di sostanze o all'esecuzione di pratiche scientificamente non convalidate, a condizione che il paziente, competente e informato, lo richieda espressamente''. Il Comitato all'unanimita' ribadisce pero' che nel caso di situazioni ''sicuramente gravi, per le quali esistono rimedi conosciuti ed efficaci, non appare in alcun caso lecito, ne' giuridicamente ne' deontologicamente e bioeticamente, che il medico non effettui gli accertamenti richiesti dalla medicina scientifica e non ponga in essere ogni sforzo per chiarire al paziente le conseguenze di un suo eventuale rifiuto di quelle cure che tale medicina giudica utili o addirittura indispensabili''. In tali casi, e' dunque la posizione espressa dal Cnb, ''le pratiche mediche non fondate scientificamente non possono sostituire quelle della medicina scientifica''. MA i paletti posti dal documento non vogliono tuttavia rappresentare una posizione di chiusura aprioristica verso il mondo delle medicine alternative. A chiarirlo e' lo stesso D'Agostin ''E' infatti auspicabile che, nella loro autonomia - ha affermato - universita' ed enti di ricerca promuovano le condizioni per approfondire la conoscenza delle medicine alternative sotto tutti i punti di vista, anche se questo - ha concluso - non deve significare attivare ad esempio degli insegnamenti separati, poiche' la medicina e' unica e anche la formazione del medico deve essere unitaria''.
Circa undici milioni di italiani utilizzano l'omeopatia, anche se non sempre sono veramente informati sui suoi principi base. Il dato emerge da una recente indagine Doxa che ha registrato un grande aumento degli utilizzatori dei rimedi omeopatici: nel 1999 erano meno di sei milioni, in quasi cinque anni sono raddoppiati. Ma quali sono i disturbi per i quali si ricorre con maggiore frequenza all'omeopatia? Si tratta di mal di gola e raffreddore, problemi gastrointestinali, ansia, nervosismo, dolori ossei e muscolari, malattie della pelle, problemi di circolazione e ipertensione, disturbi della vie respiratorie. Secondo uno studio di Omeoindustria, l'associazione italiana delle aziende produttrici e distributrici di medicinali omeopatici, il paziente tipo e' una donna tra i 33 e i 44 anni, di cultura medio-alta e residente al nordest e al centro del Paese. In pratica, circa il 14% delle donne italiane e il 10% degli uomini (vale a dire il 13% della popolazione totale) scelgono preferibilmente di curarsi con la medicina omeopatica. Inoltre, risulta che il 9,6% dei bambini tra i 3 e i 5 anni vengono curati con l'omeopatia. Circa l'88% di chi l'ha utilizzata dichiara di averne avuto benefici; il 30% di poter curare in questo modo le sindromi dolorose; il 24% anche le patologie acute o croniche. Per il 28% e' comunque utile per migliorare la qualita' della vita. Sulla base di un altro recente sondaggio, inoltre, sei italiani su 10 considerano efficaci le medicine non convenzionali e il 45,6% ritiene giusto che vengano rimborsate dal Servizio sanitario nazionale.
 
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