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23 marzo 2005
L'AIFA interviene sulla Spesa Farmaceutica

Farmaci Generici: "cambiamogli il nome"

Per la prima volta la spesa per i farmaci di fascia C, quelli a carico del cittadino, si e' ridotta. Lo scorso anno e' passata da 3.108 milioni di euro a 3.033 milioni di euro, una riduzione del 2,4%. Ad aver contribuito di piu' a far risparmiare i cittadini e' stata una riduzione dell' acquisto diretto di farmaci del sistema nervoso, in particolare gli ansiolitici. In termini percentuali, ha spiegato Nello Martini, direttore dell' Agenzia italiana del farmaco (Aifa), sono stati i farmaci per il sistema respiratorio, che hanno segnato una riduzione di spesa pari al 36,8% e in questa categoria la parte del leone l'hanno fatta i farmaci antistaminici divenuti gratuiti lo scorso anno per il trattamento delle allergie. Subito dopo questi prodotti, ha contribuito a far risparmiare i cittadini la riduzione della spesa per farmaci antineoplastici (-15,8%) e per prodotti antimicrobici generali per uso sistemico (-10,8%).
Nei primi due mesi del 2005 l'andamento della spesa farmaceutica ha mostrato una riduzione significativa rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, stimata attorno al 4%-5%. Per la prima volta la spesa farmaceutica dovrebbe rispettare il livello programmato, cioe' il 13% della spesa sanitaria nazionale. Si tratta, ha spiegato Nello Martini, direttore dell' Agenzia italiana del farmaco, di una sorta di ''exit poll molto prudente'', una stima che gli esperti sperano di non veder smentita nei prossimi mesi, come era successo nel corso del 2004. I dati sull' andamento della spesa sono stati presentati oggi nella sede dell' Agenzia italiana del farmaco. Gli interventi di ripiano della spesa 2004 rispetto al tetto programmato, ha spiegato Martini, non hanno privato alcun farmaco dal regime di rimborsabilita'. Al contrario, sono state approvate 207 nuove autorizzazioni all' immissione in commercio di medicinali rimborsati dal Servizio sanitario nazionale. A contribuire al contenimento della spesa ci sono stati anche 109 farmaci generici, che con un costo inferiore di almeno il 20% rispetto alle corrispondenti specialita' medicinali, hanno permesso di liberare risorse per rendere gratuiti per i cittadini alcuni farmaci innovativi. Dal 2001, anno dell' introduzione in Italia dei generici, si e' arrivati ad un mercato che ha raggiunto il 10,1% e le prescrizioni oggi sono il 22% del totale. L'obiettivo che l'Aifa si propone e' di portare nei prossimi tre anni il mercato dei generici al 20%. I dati sulla spesa sono stati forniti dall' Osservatorio nazionale sull' impiego dei medicinali (Osmed), sulla base delle informazioni contenute nel 2004 in 469 milioni di ricette, trasmesse mensilmente all' Aifa dalle oltre 18 mila farmacie presenti sul territorio nazionale e riferite a tutte le prescrizioni di medicinali rimborsati dal Servizio sanitario.
Generico, che brutto nome, in italiano ha una connotazione negativa che non aiuta i farmaci cosi' denominati: la vendita di questi prodotti e' infatti cresciuta (sono il 20% delle prescrizioni) ma forse, ipotizza il direttore dell'Aifa, Nello Martini, la parola generico, puo' aver contribuito a frenarne lo sviluppo. L'Agenzia per il farmaco ha quindi messo a punto un pacchetto di provvedimenti sperando di riuscire a portare nei prossimi tre anni il mercato dei generici dall'attuale 10,1% al 20%. L'ambizioso obiettivo di triplicarne l'utilizzo prevede una campagna informativa per medici e cittadini, incentivi, ma anche, ipotizza, un cambio di nome. La scelta ruota attorno a due ozioni: 'pari', come ipotizza Martini, o 'equivalenti', come auspicato dal presidente della Federfarma, Giorgio Siri, durante la presentazione degli ultimi dati dell'Aifa sulla spesa in farmaci, che per quest'anno dovrebbe restare entro i limiti previsti. Il cambio di nome resterebbe pero' solo nel linguaggio comune e non verrebbero quindi cambiate le denominazioni regolatorie. In tutto il mondo infatti i farmaci a brevetto scaduto si chiamano generici, espressione che pero' nelle sfumature della nostra lingua significa anche, ha spiegato Siri, ''buono per ogni cosa'' e quindi, forse, meno buono rispetto ad altri farmaci. Il tentativo ha un obiettiv liberare risorse che potrebbero essere utilizzate per inserire della lista dei farmaci gratuiti prodotti innovativi.
 
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