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5 marzo 2005
Operatori sanitari: in sei anni la conquista di qualificazione e status


Tutto è accaduto negli ultimi sei anni: lauree triennali, specialistiche, dirigenza e servizi su misura nelle aziende sanitarie. E ora barra a dritta a caccia di Ordini professionali per i 128mila operatori sanitari concentrati in 17 professioni che ancora non ce l'hanno (gli altri 356mila sono già in regola).

L'esercito degli oltre 550mila "profili" del Ssn è partito all'attacco nel 1999, con la legge 42 che ha cancellato l'obbligo di attenersi a rigidi compiti preordinati dando spazio per circa 485mila di loro (gli altri sono infermieri generici, operatori sociosanitari, avvocati, analisti, assistenti sociali, amministrativi e così via) ai cosiddetti profili professionali (22 in tutto), che hanno indicato le peculiarità delle singole professioni. Poi la legge 251/2000, ha previsto l'istituzione di servizi specifici in quattro macro-aree: infermieristico-ostetrica, della riabilitazione, tecnico-sanitaria, della prevenzione, quelle delle lauree triennali e specialistiche.

E ora guai a chiamarli "paramedici", soprattutto dopo che l'ultimo contratto integrativo in vigore dal 2004 ha dato la possibilità a 500-600 di loro, uno o due per ogni azienda sanitaria, di passare dal contratto dei "livelli" - quello del personale non dirigente - a quello della dirigenza amministrativa del Ssn. Unica differenza con i dirigenti sanitari l'indennità di esclusività di lavor a loro non spetta, ma i sindacati si stanno attrezzando.

Ora, la tappa successiva è la conquisita degli Ordini professionali, con buona pace degli altolà dell'Antitrust. E intanto fioriscono i codici deontologici: è l'etica la chiave dei nuovi Albi.

I rapporti con gli altri. Ma non è tutto oro quello che luccica e non a tutte le specialità mediche piacciono gli spazi concessi ad alcuni profili. Se il rapporto medico-infermiere vive un periodo di tacito amore-odio, infatti, i fisioterapisti sono sempre in prima linea. La loro è la professione più gettonata dai giovani, ma anche la più ostacolata dai medici fisiatri, che temono sconfinamenti, nonostante le indicazioni rigide sulle competenze mediche per diagnosi e terapia. Battaglia analoga tra tecnici di laboratorio e biologi, mentre per altri il gentleman agreement con i medici è ormai acquisito.

Carenze ed esuberi. Per tutti, una volta ottenuto il diploma, il posto di lavoro - nel pubblico o privato che sia - è pressoché assicurato in sei mesi. Ma se per alcune professioni il turnover nelle file del Ssn è pesato con il bilancino del rapporto domanda-offerta, per altre i posti nelle università sono pochi rispetto alle esigenze degli ospedali. È il caso di infermieri e tecnici di radiologia medica, che registrano ogni anno un costante -12% di bandi rispetto alla richiesta delle categorie. E di infermieri ne mancano oltre 40mila, tanto che il legislatore proroga dal 2002 le misure anti-carenza: libera professione aziendale e richiamo in servizio dei pensionati. Mentre cresce la richiesta di infermieri extracomunitari.

Per altri profili, invece, posti in esuber 171% in più per gli ortottisti, 85% per i dietisti, 70% per gli audiometristi, secondo i dati raccolti per la Conferenza delle lauree delle professioni da Angelo Mastrillo.

I rischi professionali. Gli incidenti non mancano tra gli operatori: sono loro, infatti, la maggioranza dei soggetti colpiti dagli "infortuni meccanici", legati allo spostamento di pazienti e macchinari e che rappresentano la maggior causa di infortuni sanitari sul lavoro. E sono loro, con i medici, a correre i maggiori pericoli di danno biologic tra il 10 e il 14% degli infermieri a seconda dei reparti, sconta gli effetti di tagli e punture con materiali a rischio. Un capitolo nuovo, su cui le professioni non sono ancora scese in camp una battaglia aperta per il prossimo futuro.

 
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