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6 marzo 2005
Psoriasi: una malattia "scomoda"

Puo' non trattarsi di una patologia grave, ma con conseguenze psicologiche molte volte devastanti

Rappresentano il 3% della popolazione mondiale e in Italia costituiscono un esercito di circa 2,5 milioni di persone, ma il piu' delle volte non vengono visti perche' si nascondono, vergognandosi del proprio male: sono i pazienti affetti da psoriasi, una malattia della pelle non contagiosa ma cronica e incurabile. Puo' non trattarsi di una patologia grave, ma le conseguenze psicologiche, avvertono gli esperti, sono molte volte devastanti, tanto che il 10% di tali pazienti pensa o ha pensato al suicidio. A puntare i riflettori su una patologia che determina un ''dramma personale e sociale troppo spesso sottovalutato'' sono stati oggi il presidente dell'Associazione dermatologi ospedalieri italiani (Adoi), Fabio Arcangeli, e il presidente della Societa' italiana di dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle malattie sessualmente trasmesse (Sidemast), Alberto Giannetti, presentando il convegno 'Nuove frontiere per il controllo della psoriasi' in programma oggi e domani a Roma. La psoriasi e' una malattia dovuta a un'alterazione del sistema immunitario, in particolare di alcuni linfociti che, attivandosi in modo anomalo, inducono lo sviluppo di processi infiammatori che provocano la formazione sulla pelle di placche squamose e infiammate. Puo' avere vari livelli di gravita', ma e' comunque una malattia cronica che richiede trattamenti a lungo termine. Ma il piu' delle volte, e' il messaggio degli esperti, anche a fronte di forme non estese, e dunque meno gravi, sono le devastanti conseguenze psicologiche sui pazienti a preoccupare maggiormente: il malato di psoriasi e' una persona spesso depressa e timida, si vergogna di mostrarsi agli altri, evita di fare sport e frequentare luoghi pubblici. Le relazioni sociali diventano per molti di questi pazienti un vero incubo, cosi' come proseguire una normale attivita' lavorativa. E il problema, ha sottolineato Arcangeli, si aggrava per i piu' giovani: ''Il disagio che si viene a creare e' profondo ed estrema e' la difficolta' dei rapporti interpersonali, tanto che i ragazzi scelgono spesso l'autoesclusione, anche abbandonando la scuola''. Un malessere che emerge da una recente indagine: il 75% degli psoriaci dichiara una riduzione dell'autostima e della fiducia in se stessi; il 54% si dice depresso; il 35% ha difficili relazioni sessuali; il 20% ha subito gravi episodi di rifiuto sociale quali la perdita del lavoro e il 10% pensa al suicidio. Da qui la necessita' di una maggiore attenzione verso tale patologia che, ha detto Arcangeli, ''non e' un semplice disturbo della pelle o un problema estetico ma una malattia che puo' condizionare pesantemente la qualita' della vita delle persone che ne soffrono''. Ma per curare la psoriasi - che colpisce uomini e donne e puo' svilupparsi a qualsiasi eta' e le cui cause sono ancora sconosciute, anche se si ritiene abbia una componente genetica - oggi una speranza arriva da una nuova categoria di farmaci. Questi pazienti, ha spiegato Giannetti, ''richiedono cure che possano essere condotte per lunghi periodi, ma ad oggi esistono solo farmaci capaci di controllare la sintomatologia con pesanti effetti collaterali. Una nova promettente via - ha proseguito - e' rappresentata dalle nuove molecole biologiche, ottenute attraverso le tecniche del Dna ricombinante, che daranno luogo a farmaci piu' efficaci e sicuri''. Piu' attenzione e' stata richiesta anche dalla presidente dell'Associazione per la difesa degli psoriaci (Adipso) Mara Maccarone, che ha anche affermato che l'Agenzia per il farmaco (Aifa) avrebbe assicurato la pubblicazione in gazzetta, entro aprile, di un decreto per l'autorizzazione alle nuove terapie biologiche. Un ulteriore passo avanti, ha annunciato Maccarone, e' anche ''il via libera al Centro di riferimento per la psoriasi nel Lazio, presso l'Universita' Tor Vergata; L'obiettivo - ha concluso - e' avere un centro di questo tipo in ogni regione''.
 
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