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8 aprile 2005
L'ultimo saluto a Papa Woytila. Oggi a Roma i funerali di Giovanni Paolo II°

L'Ordine lo ricorda puntando l'attenzione sul suo Testamento

Ha iniziato a scriverlo il 6 marzo 1979, il suo secondo anno di pontificato. Per 27 anni lo ha riletto aggiungendovi pensieri e riflessioni indotte dai cambiamenti della storia. Ha accennato le meditazioni sulla morte dopo l'attentato in Piazza San Pietro del 1981. Ha chiesto perdono a Dio e lo ha ringraziato per il Giubileo e la fine della Guerra fredda. Negli ultimi anni ha esortato la Chiesa a seguire la via tracciata dal Concilio Vaticano II. Ha ripensato alla sua terra e alla sua famiglia, non si è curato dei suoi beni materiali, ha tenuto fermo come esempio in vita e in morte il predecessore Paolo VI. Ha ordinato di bruciare i suoi appunti personali. Il testamento di Papa Giovanni Paolo II è, oltre che una riflessione umana e spirituale universale, un documento storico di un'importanza straordinaria.

Aperto dal famoso "Totus tuus" rivolto alla Madonna e chiuso con l'affidarsi a Dio in punto di morte: "In manus Tuas, Domine, commendo spiritum meum".

La prima stesura
Il documento è datato 6.3.1979 e inizia così. "'Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà' (cf. Mt 24, 42) queste parole mi ricordano l'ultima chiamata, che avverrà nel momento in cui il Signore vorrà. Desidero seguirLo e desidero che tutto ciò che fa parte della mia vita terrena mi prepari a questo momento. Non so quando esso verrà, ma come tutto, anche questo momento depongo nelle mani della Madre del mio Maestr Totus Tuus.

L'eredità di Paolo VI
Papa Montini, definito "grande predecessore", è sempre presente nel testamento. "Durante gli esercizi spirituali ho riletto il testamento del Santo Padre Paolo VI. Questa lettura mi ha spinto a scrivere il presente testamento". Anche la sepoltura scelta da Wojtyla è la stessa con una nota a margine del 1992: "Il sepolcro nella terra, non in un sarcofago".

Proprietà materiali e appunti
"Non lascio dietro di me alcuna proprietà di cui sia necessario disporre. Quanto alle cose di uso quotidiano che mi servivano, chiedo di distribuirle come apparirà opportuno. Gli appunti personali siano bruciati".

Don Stanislao
Il segretario particolare del Papa, monsignor Dziwisz, che gli è stato accanto tutta la vita è l'unica persona che compare con nome e cognome e ringraziato "per la collaborazione e l'aiuto così prolungato negli anni e così comprensivo".

Il futuro della Chiesa
"I tempi, nei quali viviamo, sono indicibilmente difficili e inquieti. Difficile e tesa è diventata anche la via della Chiesa, prova caratteristica di questi tempi - tanto per i Fedeli, quanto per i Pastori", scrive il Pontefice. E mostra preoccupazione per la persecuzione che investe ancora la Chiesa in misura ancora maggiore che nei primi secoli.

Il Concilio Vaticano II
Il Papa si dice debitore "allo Spirito Santo per il grande dono del Concilio Vaticano II, al quale insieme con l'intera Chiesa - e soprattutto con l'intero episcopato - mi sento debitore. Sono convinto che ancora a lungo sarà dato alle nuove generazioni di attingere alle ricchezze che questo Concilio del XX secolo ci ha elargito. Come vescovo che ha partecipato all'evento conciliare dal primo all'ultimo giorno, desidero affidare questo grande patrimonio a tutti coloro che sono e saranno in futuro chiamati a realizzarlo".

La missione di Papa Wojtyla
Il Papa definisce in poche righe gli obiettivi che ha perseguito per un quarto di secolo e lascia anche questi in eredità nelle mani di Crist "La salvezza degli uomini, la salvaguardia della famiglia umana, e in essa di tutte le nazioni e dei popoli (tra essi mi rivolgo anche in modo particolare alla mia Patria terrena)".

L'attentato
L'attentato del 1981, scrive il Papa, ha rafforzato la sua idea di essere nelle mani di Dio e della "Sua Immacolata Madre (Totus Tuus)". Nel giorno del 13 maggio 1981 - dice - il giorno dell'attentato al Papa durante l'udienza generale in Piazza San Pietro, la Divina Provvidenza mi ha salvato in modo miracoloso dalla morte. Colui che è unico Signore della vita e della morte Lui stesso mi ha prolungato questa vita, in un certo modo me l'ha donata di nuovo. Da questo momento essa ancora di più appartiene a Lui.

L'elezione al Soglio
Giovanni Paolo ricorda le parole del cardinale Wyszizki quando fu elett "Il compito del nuovo papa sarà di introdurre la Chiesa nel Terzo Millennio". Parole che lo preparano, dice, al compito.

"Nunc dimittis"
C'è un passaggio controverso nel testamento. Dice il Papa: "A misura che l'Anno Giubilare 2000 va avanti di giorno in giorno si chiude dietro di noi il secolo ventesimo e si apre il secolo ventunesimo. Secondo i disegni della Provvidenza mi è stato dato di vivere nel difficile secolo che se ne sta andando nel passato, e ora nell'anno in cui l'età della mia vita giunge agli anni ottanta ("octogesima adveniens"), bisogna domandarsi se non sia il tempo di ripetere con il biblico Simeone "Nunc dimittis", una frase che è sempre stata interpretata dalla Chiesa in un contesto di lode e di ringraziamento. Il Papa ringrazierebbe Dio e si direbbe pronto a morire. In una prima interpretazione quel "nunc dimittis" (ora lascia andare) è diventato un'allusione a possibili dimissioni. Interpretazione non del tutto fuori strada specie se inserita nel contesto della frase che segue e soprattuto nel verbo "riconoscere": "Spero che Egli mi aiuterà a riconoscere fino a quando devo continuare questo servizio, al quale mi ha chiamato nel giorno 16 ottobre 1978. Gli chiedo di volermi richiamare quando Egli stesso vorrà".

La fine del secolo e la guerra nucleare.
Giovanni Paolo II lascia anche un'analisi della situazione politica internazionale e parla della "difficile e tesa situazione generale, che ha marcato gli anni ottanta. Dall'autunno dell'anno 1989 questa situazione è cambiata. L'ultimo decennio del secolo passato è stato libero dalle precedenti tensioni; ciò non significa che non abbia portato con sè nuovi problemi e difficoltà. In modo particolare sia lode alla Provvidenza Divina per questo, che il periodo della così detta 'guerra fredda' è finito senza il violento conflitto nucleare, di cui pesava sul mondo il pericolo nel periodo precedente.

Gratitudine
"Quante persone dovrei qui elencare!", scrive il Papa ripensando a tutte le persone che gli sono state vicine in tutti questi anni. Cardinali, Arcivescovi e Vescovi, tanti sacerdoti, tante persone consacrate, ma anche laici, non cattolici, il rabbino di Roma e i rappresentanti delle religioni non cristiane, rappresentanti del mondo della cultura, della scienza, della politica, dei mezzi di comunicazione.

La famiglia
Non manca un pensiero alle origini al "ritorno con la memoria all'inizio, ai miei genitori, al fratello e alla sorella (che non ho conosciuto, perché morì prima della mia nascita), alla parrocchia di Wadowice, dove sono stato battezzato, a quella città del mio amore, ai coetanei, compagne e compagni della scuola elementare, del ginnasio, dell'università, fino ai tempi dell'occupazione, quando lavorai come operaio e alla Polonia.

La parte mancante
Una frase del testamento del Papa, redatto in originale in polacco, non c'è nella traduzione in italiano. La frase mancante è alla fine della prima parte del documento, quella del 1979, nella parte che parla del suo funerale e dice: "Per quanto riguarda il luogo. Che decidano il Collegio cardinalizio e i miei connazionali". L'inclusione di tali parole rende comprensibile una frase del 1982, "in connessione con l'ultima frase del mio testamento del 6.III 1979 ('Sul luogo /il luogo cioe' del funerale/ decida il Collegio Cardinalizio e i Connazionalì) - chiarisco che ho in mente: il metropolita di Cracovia o il Consiglio Generale dell'Episcopato della Polonia - al Collegio Cardinalizio chiedo intanto di soddisfare in quanto possibile le eventuali domande dei su elencati". Ma il primo marzo del 1985 aggiunge: "Ancora - per quanto riguarda l'espressione 'Collegio Cardinalizio e i Connazionali': il 'Collegio Cardinalizio' non ha nessun obbligo di interpellare su questo argomento 'i Connazionali'; può tuttavia farlo, se per qualche motivo lo riterrà giusto".

(Fonte "La Repubblica")

 
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